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Qui è vietato fare all'amore
Dalla terrazza
della villetta annegata tra i pini marittimi del Capo della
Tavola abbracciavo, con gli occhi ancora assonnati dalla
siesta pomeridiana, l’ampia insenatura che racchiude Porto
Azzurro e la Baia di Mola con la Marina di Capoliveri.
Dopo le impossibili
giornate precedenti di quella fine luglio, il sole aveva
ripreso il sopravvento ed una leggera brezza aveva sostituito
la bufera che aveva squassato il mare per giorni.
Parecchie
imbarcazioni dondolavano quasi impazienti di poter salpare le
ancore e riprendere il mare mentre gommoni e motoscafi
sfrecciavano sotto costa verso il largo.
Proprio sotto di
me, in prossimità del punto ove la scogliera può essere
raggiunta dal nostro sentiero, stava uno di quei natanti
completamente aperti coperti quasi completamente da un
tendalino, all’interno, distesi su ampi cuscini, erano
visibili due corpi dei quali, quello maschile, riconoscibile
da un paio di braghette azzurre e, quello femminile, da un
monochini nero.
Il giovane era
abbracciato ad una ragazza e, dai movimenti individuabili
della mia posizione, si comprendevano chiaramente le sue
intenzioni, che d’altra parte, la ragazza sembrava condividere
appieno.
Così, sotto i miei
sguardi curiosi ed indiscreti, stava per compiersi un normale
atto d’amore e già stavo per ritirarmi quando notai
l’improvvisa deriva dello scafo verso la scogliera come se si
fosse di colpo strappato il cavo dell’ancorotto.
Preoccupato dalla
possibilità che il natante andasse ad urtare violentemente
contro gli scogli, mi misi ad urlare e ad agitare le braccia
cercando di attirare l’attenzione dei due ragazzi, presi un
asciugamano e presi a sventolarlo e puntai anche il fascio di
luce potente della torcia elettrica nella loro direzione fini
a che la ragazza finalmente mi vide e si svincolò
dall’abbraccio del compagno indicandogli, stizzita, la mia
presenza.
“Ma che c...
vuoiiii ?!”, gridò lui al mio indirizzo, ma l’urlo gli si
smorzò in gola perchè comprese al volo e si gettò verso il
motore con l’evidente intenzione di allontanarsi ma,
nonostante vari tentativi, non gli riuscì di metterlo in moto;
ormai la chiglia era pericolosamente vicina ad uno scoglio
piatto semisommerso quando, di colpo, invertì il senso di
marcia facendo perdere l’equilibrio al ragazzo che cadde sui
cuscini.
Il motoscafo si
fermò nell’identica sua posizione iniziale e, lo stupefatto
nocchiero, saggiò la tensione del cavo d’ormeggio volgendosi
por verso di me con aria interrogativa.
Gli risposi
dapprima allargando le braccia poi salutando e riguadagnai la
mia poltrona e mi rimisi a leggere fino a che udii nuovi
tentativi di mettere in moto e, affacciatomi, rividi
l’imbarcazione nuovamente troppo vicina alla scogliera e
pregai che il motore partisse e che i ragazzi cercassero un
altro posto per le proprie effusioni.
La ragazza prese a
recuperare il cavo dell’ancora allontanando così lo scafo
dagli scogli mentre lui continuava a tentare di mettere in
moto e così si allontanarono dal pericolo; “Che strano, ”
pensai vedendo che il cavo recuperato andava formando un
rotolo di grande formato alle spalle della giovane, un rotolo
imprevedibile per una ancorotto ma le sorprese non erano
ancora finite infatti, in luogo dell’ancora, stava un cartello
nero con una scritta bianca che ella mostrò ridendo al
compagno.
Li guardai con aria
interrogativa ed essi me lo mostrarono e sul cartello lessi:
“Qui è vietato fare all’amore”, pensai all’ennesimo brutto
scherzo delle sirene e sorrisi, nello stesso istante il
fuoribordo si mise in loco.


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