La porta dell'Inferno

Uno dei luoghi maggiormente attraenti è senz’altro il Laghetto di Terranera, forse soltanto un residuo della lavorazioni effettuate nell’omonima miniera ma senza dubbio caratteristico per quella sua vicinanza al mare e per la colorazione giallo verdastra delle sue acque opposta all’azzurro del mare.

Nonostante la difficoltà di raggiungerlo senza alcuna segnalazione salvo le informazioni di turisti di passaggio e per le asperità del terreno, ci arrivai anch’io dopo aver lasciata l’auto presso la spiaggia di Barbarossa.

Stanco per la camminata sotto il sole cocente e con le gambe straziate da erba secca pungente e invisibili cespugli spinosi, vi giunsi verso il tramonto quando i colori dell’Elba si fanno maggiormente caldi e il rosso del cielo tinge le rocce ed il mare assume un tono madreperlaceo.

Ammirato dalla bellezza circostante non lo vidi subito ma poi, scendendo sulla riva e superando una quinta di canne palustri, mi apparvero le su acque verde intenso contrastanti con il rosso bruno delle rocce e quasi annientanti il verde pallido dei cespugli di mirto lungo il sentiero, un meraviglioso silenzio era rotto, a tratti, dall’eco dei motori delle imbarcazioni rientranti a Porto Azzurro o nella Baia di Mola mentre, quasi indistinguibile, mi giungeva il ritmare lento della risacca sulla vicina riva del mare.

Sedetti a terra nella curva del sentiero e con gli occhi fissi nel verde delle acque, mi abbandonai alle mie fantasie fino a che mi fu impossibile distinguere la realtà dal sogno.

Fu così che vidi aprirsi una voragine al centro del lago e in essa defluire, poco a poco, le acque fino a che il catino fu completamente asciutto.

La voragine era là, stranamente invitante e la voglia di raggiungerne l’orlo era così tanta da dover combattere duramente con tutta la mia forza di volontà.

Ad un tratto, il silenzio fu rotto da un rumore sordo come quando un vulcano sta per eruttare la lava e, pur senza alcuna detonazione nè elevate colonne di fumo, dalla voragine prese ad uscire un fiume di magma incandescente sempre più grande e rosso fuoco fino a rivestire completamente il bacino vuoto.

Man mano che la lava andava raffreddandosi assumeva la forma di un anfiteatro con alcune serie di gradoni attornianti una zona piana al centro della quale stava svuotandosi la voragine.

Sparito il fumo e completato l’arengario, presero ad uscire dal sottosuolo frotte di demoni d’ogni forma e colore che andarono ad occupare le tribune poi uscirono due esseri umani pallidi e biondastri in costume da bagno, un uomo ed un ragazzo di aspetto nordico.

Dietro di loro, accolto da applausi e boati, apparve un grosso diavolone nero il quale volse lo sguardo tutto attorno ed io mi rattrappii maggiormente nell’incavo di roccia nel quale avevo trovato rifugio sperando che non si fosse accorto della mia presenza.

Compresi che stavo per assistere ad un processo e non avevo alcun dubbio che si sarebbe concluso con una condanna di quei due che dovevano essersi macchiati chissà di quale colpa.

Al termine dell’intervento di accusa da parte del diavolone, si scatenò un vero putiferio vociante che terminò con una alzata di mano del diavolone.

Improvvisamente ebbi la sensazione di non esser più solo ma, nonostante il primo pensiero fosse quello di essere stato scoperto da qualche guardiano infernale, non provai sensazioni paurose e volsi soltanto l’occhio scorgendo qualcosa di un candore incredibile muoversi leggermente senza produrre alcun rumore.

Qualcuno stava comunicando con me attraverso il mio cervello e mi diceva di non temere alcunché perché era il mio angelo custode e mi avrebbe protetto.

Col pensiero gli chiesi informazioni su quanto stava accadendo e così seppi che il lago era una porta all’inferno e che i due uomini venivano processati perché, credendo si trattasse di acque termali, vi si erano tuffati.

Entrambi erano annegati ed ora, le loro anime, erano state condannate a scendere con i demoni all’Inferno.

Sconvolto e indignato mi accorsi di stare imponendo al mio angelo custode di intervenire per salvare quei due ed ero talmente partecipe del pericolo che stavano correndo, che mi alzai per lanciarmi in loro soccorso.

Al mio apparire accanto al mio angelo, i demoni si coprirono gli occhi con le braccia cercando riparo ed io gridai ai prigionieri di fuggire; essi guardarono nella mia direzione poi presero a volare in alto, sempre più in alto fino a che sparirono nel cielo.

La voragine si era riaperta e lava e demoni stavano precipitandosi dentro ad essa, sulla sponda del lago, ben in vista, stava una figura enorme di angelo con le ali aperte che, pian piano, stava dileguandosi nell’ombra della sera ed io, perso in quella visione celestiale, non vidi l’acqua riempire il bacino ma rividi il lago compiuto, così come l’avevo trovato appena arrivato.

Mi alzai afferrando un ramo di mirto dal quale vidi cadere una piccola piuma bianca che si dissolse nell’aria ed io, ancora in balìa dell’incantesimo del lago, mi incamminai verso Barbarossa.

© Web Graphics Created By Evita


www.elbasun.com - il sito del SOLE