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La grande paura
A chi non l’ha mai
fatto, consiglio vivamente di approfittare dell’offerta, da
parte del nocchiero del Gabbiano, di compiere il periplo del
Monte Calamita in barca a motore perchè, in nessun altro modo,
è dato vedere e apprezzare la bellezza della quale, la natura,
ha dotato quel tratto di costa dalla Baia di Naregno a Morcone.
A parte la simpatica descrizione dei luoghi da parte del
marinaio, è l’occhio il vero protagonista, l’occhio, che a
malapena, riesce a catturare il susseguirsi di piccole cale
con rena bianchissima, scogliere impervie imbiancate dallo
sbattere delle onde e colori che si accostano mirabilmente
all’azzurro del mare.
Anche, e soprattutto qui, è possibile
apprezzare appieno l’alternarsi delle tonalità calde delle
rocce ricche di minerali e l’incanto è tale che si vorrebbe
che non vi fossero altri natanti in mare neppure gommoni a
popolare le spiaggette.
E via via, la guida indica e spiega:
“Là è un punto pescoso dove i pescatori gettano le reti là,
invece, mettono i palamiti, in quell’altro punto si immergono
i subacquei” e, l’interesse cresce e, con esso, la voglia di
sapere di più...
In me, antico pescatore del Mar Ligure, quelle indicazioni,
fecero effetto e, lì per lì, decisi di approfittarne dotandomi
di bolentino, di esca adatta e di un gommone preso a nolo a
Porto Azzurro e alcuni giorni dopo, a pomeriggio inoltrato,
salpai da Naregno con l’amico Sergio.
Doppiammo in breve la punta del Forte Focardo e tagliammo al
largo di Capo Perla guardando da lontano Straccoligno e Cala
Nova e, doppiata le Punte Buzzacone e Nera, gettammo l’ancora
nei pressi di Capo Calvo.
Innescati i diversi ami, calammo le
lenze lungo i venticinque metri di acqua che ci separavano dal
fondo e, fummo fortunati perchè, ritirando le lenze del tanto
necessario a sentirle, ci annunciarono le prime prede.
Come ogni pescatore fortunato, dimenticammo in breve l’ora e
la promessa fatta alle mogli di tornare presto e, tra una
battuta di spirito e una pescata, facemmo notte.
Il buio incipiente e quel
po' di discernimento rimastoci in
zucca, ci decisero a rientrare e riordinati i bolentini e
insaccato il pescato, io allungai la mano verso la messa in
moto ma, al mio strappo, non rispose nulla; ripetei più volte
l’operazione mentre l’affanno andava prendendo ambedue tanto
da farci trattar male reciprocamente ad ogni osservazione,
anche giusta, che ci andavamo scambiando.
Sopraggiunse lo
scoramento invano contrastato da frasi assicurative quali “Se
raggiungiamo Cala Nova, possiamo telefonare che vengano a
prenderci….”
Frasi inutili dato che, come avevamo ormai
constatato, il gommone non era dotato che di una pagaia,
mancava totalmente di luci ed era talmente poco stabile che,
alando l’ancorotto che aveva fatto presa sul fondo,
Sergio
rischiò di cadere in acqua.
Cercammo di ricordare i
particolari della costa per decidere se restare in acqua o
prendere a terra poi, per non peggiorare la situazione, ci
ponemmo ambedue verso poppa ed io cominciai a pagaiare verso
riva.
La terra sotto i piedi ci ridonò un
po' di spirito tanto
da pensare di passare la notte sulla spiaggia e di rovesciare
il gommone sopra di noi come riparo, scoprimmo anche la totale
mancanza di fiammiferi e, per una volta, rimpiangemmo di aver
smesso di fumare por ci avviammo a piedi lungo la striscia di
sabbia comprendendo, assai presto, che essa era abbastanza
corta e terminava, manco a dirlo, nella scogliera
insormontabile di Punta Nera.
Tornammo al canotto decisi, a
riprendere il mare fino a Cala Nova e, mentre puntavamo i
piedi per aumentare la spinta, fummo colpiti da una gragnuola
di sassi anzi, per la verità, i sassi rimbalzavano tutto
intorno a noi senza colpirci.
Prendemmo ad urlare come pazzi e
la pioggia cessò di colpo però ricominciò immediatamente non
appena ci rimettemmo a spingere il gommone.
Urlammo ancora e,
ancora la tempesta si interruppe allora cercammo di scoprire
de dove potesse arrivare tutta quella grossa ghiaia e, quella
volta, una strana voce in falsetto rispose: “Avete invaso il
mio regno, avete pescato i miei pesci, avete fatto la pipì
sulla mia spiaggia dopo esservi sbarcati”.
Sergio ed io ci
guardammo perplessi, entrambi avevamo pensato ad un pazzo e
decidemmo di farcelo amico, “Ti chiediamo scusa”, disse
Sergio, “ma non sai quanto io non vorrei trovarmi qua in
questo momento !….” e aggiunse: “Noi siamo bloccati da questo
motore che non vuole partire e tu ci bersagli con le pietre,
aiutaci invece ad andarcene e noi ti lasciamo qui tutti i
pesci.”
“Non mi basta” gridò ancora la voce, “Voglio uno di
voi due per questa notte, devo fargli fare un lavoro poi, sarà
libero”.
Breve conciliabolo tra noi due, poi Sergio decise di
restare ed io ripresi il mare con l’intesa che giunto a Cala
Nova e tranquillizzate le mogli, sarei tornato con rinforzi
per toglierlo da quella situazione.
Superai con estrema difficoltà tutti gli ostacoli e giunsi a
destinazione esausto al punto di non riuscire, per un lungo
momento, ad emettere alcun suono per chiedere aiuto.
Finalmente riuscii a raccontare quanto era accaduto destando
l’attenzione di alcuni giovani clienti e ciò nonostante
intermissioni da parte dei gestori del ristorante i quali si
dimostravano abbastanza scettici in proposito e, d’altra
parte, come non dar loro ragione ascoltando farneticanti
racconti di voci misteriose che requisiscono una persona e
piogge di sassi invisibili dei quali si sente lo scroscio e
basta?
I giovani che avevano una pilotina alla fonda, si
offrirono di accompagnarmi a riprendere Sergio ed io, non
appena telefonato a Naregno, accettai con entusiasmo.
Col
moderno natante ci impiegammo pochi minuti a raggiungere la
spiaggia e un potente faro la illuminò mentre si accostava.
Alla luce improvvisa, Sergio si voltò; aveva il viso stanco
come non mai e trascinava dietro di sè un fagotto informe
lungo la riva.
Saltai a terra e mi ci volle poco a capire che
aveva dovuto raccogliere tutte le pietre che erano cadute
sulla spiaggia, egli le caricava su un grosso telo che poi
ripiegava a sacco e trascinava il tutto da un capo all’altro
dell’arenile dove le pietre sparivano misteriosamente.
Aiutammo Sergio fino a che la spiaggia fu completamente
liberata da pietre e ghiaia poi lo prendemmo di peso e lo
mettemmo a bordo; il motore partì e la pilotina, in pochi
minuti, arrivò a Cala Nova, prese a rimorchio il gommone e in
un momento, raggiunse la spiaggia di Naregno.
Molta gente ci attendeva e, tra essa, si fece strada Carlo il
quale ascoltò il racconto poi, prendendo in mano una delle
pietre che io avevo intascato e che ora gli stavo porgendo,
disse: “Siete stati scalognati perché vi ha visti il
“miniatore”.
Si tratta infatti, di un fantasma, quello di un
miniatore morto sul lavoro il quale era addetto al carico
delle navi che attraccavano all’estremità di un molo,
costruito in ferro, sotto la miniera dei Sassi Neri; egli
aveva precise disposizioni secondo le quali, nessuna pietra
doveva cadere sulla sabbia bianchissima, mai e per nessuna
ragione.
Voi ne avete
disturbato il sonno ed egli, adirato, vi ha tirato addosso
tutte quelle pietre, nere come questa, che hanno sporcato la
spiaggia e Sergio, è stato obbligato a ripulirla…”
Carlo accompagnò la
conclusione della storia con una risata ma fu interrotto da
Sergio il quale gli offrì il pescato che si doveva ancora
trovare nel gommone.
Carlo si gettò alla
ricerca poi si voltò con aria interrogativa verso di noi; la
sacca, completamente asciutta e pulita, stava ben piegata sul
coperchio del cassone situato a prora, insieme a due bolentini
nuovi di zecca, trattenuta da un sasso nero grosso come un
pugno.
Mentre rigirava il
sasso tra le mani, Carlo mi chiese: “Quanti pesci avete
preso?” “Sette, in totale”, risposi.
Carlo sorrise poi
disse: “Sette come i giorni della settimana, sette come i
sassi che avevate a bordo, sette come oggi 7 di luglio, sette
come settimo mese, sette come i carichi di pietre gettati
sulla spiaggia e sette i carichi che lei, Sergio, ha dovuto
recuperare……
Il fantasma si è
ancora divertito e, questa volta con voi. Dovreste andare, a
visitare la Miniera dei Sassi Neri ma, questa volta, evitando
la via del mare, mi raccomando.”


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