L'ADDIO

"Sandra non puoi andartene così! Ti prego amore non lasciarmi.."

<Certo che posso lasciarti> dice Sandra a se stessa <hai finito di farmi male, di strapparmi il cuore!>

Sono nella macchina di lui, entrambi disperati, ma Sandra non riesce a parlare neanche una parola, ha un nodo che le stringe la gola e che si scioglierebbe se dovesse uscire anche una sola sillaba dalle sue labbra.. e non vuole! Non vuole piangere per l'ennesima volta davanti a Stefano, davanti a quell'uomo che adora.

Piove.. il rumore dell'acqua sulla lamiera la fa impazzire, si sente in trappola: incomincia a raccogliere in fretta le sue cose e butta alla rinfusa nel suo zainetto blu, quello che le ha regalato Stefano, le sigarette, l'accendino e il cellulare, quell'oggetto a cui lei è particolarmente legata, quell'aggeggio infernale che l'ha fatta stare male milioni di volte per il suo non squillare, quell'oggetto che rappresenta il suo legame, quello che lei ora ha deciso di rompere, lo butta con incuria nella borsa. Non riesce a stare in quella macchina con lui un minuto di più "No Sandra che fai?" Stefano, disperato, cerca di trattenerla per un braccio, sente il calore della donna che ama attraverso la stoffa del giaccone e un brivido gli attraversa la schiena nonostante la paura gli stia stringendo la gola, lei ha già aperto la portiera, si volta a guardarlo, a guardare quegli occhi, quei capelli così neri, quella bocca dolcissima, quell'uomo bellissimo, immaturo, crudele che l'ha fatta impazzire e lui riesce a catturarle ancora una volta lo sguardo e finalmente vede tutto il dolore che c'è dentro, tutto il male che le ha fatto e la lascia, allenta la stretta sul suo braccio e la lascia andare, capisce che non può fare altro.

La vede andare via sotto la pioggia. Il dolore che prova in quel momento è così forte che gli toglie il fiato. Appoggia la testa sul volante, sulle braccia incrociate, per calmarsi, per riprendere il controllo, il freddo distacco che gli permetterà di tornare a casa.

Sandra non è mai stata la sua casa e lei lo sapeva.

Quello che gli faceva più male è che non l'aveva più sentita ridere…quella risata calda, solare che gli riempiva il cuore di calore.

Sandra è quasi arrivata, è fradicia, gelata, ma non se ne accorge. Cammina come un automa, le sue gambe la guidano e passo dopo passo la portano al suo rifugio. <Ci sono finalmente!> fruga nello zaino in cerca delle chiavi, non le trova, si ricorda di averle in tasca e le prende. Sceglie la chiave del portone,prova ad infilarla ma le mani le tremano e fatica un bel po' prima di riuscirci. Apre, sale in fretta le scale…<ora è la volta della porta di casa, speriamo di riuscirci prima>. Infila la chiavie e apre. Chiude in fretta la porta alle sue spalle, come se qualcuno la stesse inseguendo, e ci si appoggia contro, le spalle bagnate contro il legno freddo. Trema…chiude gli occhi e finalmente le lacrime sgorgano, calde, brucianti, liberatorie. Le scendono giù per la gola, si infilano nella scollatura della sua camicetta e si fermano fra i seni.

IL suo gatto le corre incontro, miagolando felice, le si strofina sulle gambe.

Sandra abbassa lo sguardo e riesce a vedere solo una forma indistinta, pelosa, caldissima, le lacrime la accecano. Pian piano si lascia scivolare lungo la porta fino a sedersi sul pavimento, afferra il gatto e lo stringe a se, affonda il naso gocciolante nel soffice pelo dell'animale che la guarda curioso, un po' intimorito, meravigliato da quelle eccessive manifestazioni d'affetto. E lei resta lì, accoccolata dietro la porta, come ad impedire al dolore di varcarne la soglia, per interminabili momenti.

Quando il gelo ha invaso ogni più piccola cellula del suo corpo, Sandra riesce a scuotersi un po', si rialza, col gatto in braccio, va in cucina, apre il mobile della dispensa e prende una scatoletta per il suo micio, la apre e la versa nella ciotola. Il gatto fa un balzo e, incurante dello stato d'animo della sua padrona, ci si tuffa beato. <Pfui, gli uomini!> sbuffa Sandra e lo lascia lì, disgustata dal suo disinteresse. Va verso la sua camera da letto, apre la porta del bagno, vuole farsi una doccia bollente, <forse tutto questo gelo se ne andrà via>. Apre i rubinetti dell'acqua e la fa scorrere, <caldissima deve essere> e aspetta.

Si guarda allo specchio, il vapore incomincia a velarlo e lei con una mano cerca di pulirlo. La condensa si trasforma in gocce d'acqua e lei le vede scorrere come lacrime sulla superficie di vetro. Guarda la sua faccia, congestionata, non sa per quanto tempo ha pianto, la sua bocca gonfia e turgida, i suoi occhi colmi di dolore. Non si riconosce, non si piace, si odia.

Incomincia a spogliarsi, lentamente. Sbottona la sua camicetta, si guarda e sgancia un bottone alla volta, lo sguardo fisso al suo corpo. Si intravede il reggiseno, nero, di pizzo, costosissimo, il tipo di biancheria che fa impazzire Stefano. Si toglie la camicetta e con rabbia si strappa via di dosso l'indumento intimo. Finisce di spogliarsi, via le scarpe, i jeans…rimane con le mutandine, nere anche quelle, mentre il vapore la avvolge e incomincia a riscaldarla.

Si guarda, è bella con solo quei minuscoli slip addosso. Se li toglie e rimane nuda davanti allo specchio. L'acqua continua a scorrere. Sandra si accarezza i seni, porta le braccia sopra la testa per ammirare il suo ventre piatto, le sue gambe lunghissime. Si volta a guardarsi la schiena, il bellissimo tatuaggio tribale che le adorna la spalla destra. In quel modo cerca di riappropriarsi del suo corpo <è mio, questo è mio, questo sono io!>. Distoglie a fatica lo sguardo da se stessa , apre la cabina della doccia, l'acqua è caldissima, quasi insopportabile, ma lei, senza indugi, ci si infila sotto di schiena. La sensazione è bellissima, l'acqua sul collo è come un massaggio che le scioglie la tensione dai muscoli. Fa fatica a muoversi per prendere il doccia schiuma. Se ne versa una dose abbondante nella mano, sa di vaniglia, e incomincia a massaggiarsi la pancia, sale ai seni, poi le braccia…ogni gesto è una carezza…Continua con le cosce, i glutei, la schiena…Allarga le gambe e si accarezza intimamente socchiudendo gli occhi. Poi è la volta dei capelli e anche a questi riserva un trattamento speciale, li massaggia a lungo, fino a quando non riesce più a sopportare quella dolce tortura. Si risciacqua accuratamente, chiude l'acqua, allunga una mano per prendere l'accappatoio e se lo infila. Ha freddo ora, si è dimenticata di accendere il riscaldabagno elettrico. Si strofina energicamente. Prende il phon dal mobile sotto il lavello, rivolge il getto di aria calda allo specchio per asciugare il vapore e poi si asciuga i capelli.

Ha finito, finalmente ha finito! Ora ha solo voglia di gettarsi sul letto, di infilarsi sotto il piumino <magari riesco a mandare via sto' freddo!>.

Il letto è gelato e lei resta immobile a sentire il calore che a poco a poco invade il suo corpo. Si sente meglio, si mette in posizione supina e guarda il soffitto. Sandra chiude gli occhi e fa scivolare una mano fra le sue gambe, è gelata e il suo sesso la riscalda. Incomincia a muoverla dolcemente, le sue dita sfiorano il clitoride e le sfugge un gemito, si morde le labbra, dietro le palpebre chiuse i ricordi si affollano, premono per uscire, urlano il loro dolore. Sandra seleziona le scene, le immagini che vuole vedere e continua ad accarezzarsi. Ha slacciato la cintura dell'accappatoio, l'ha aperto e si appoggia l'altra mano su un seno, gioca col suo capezzolo, che si inturgidisce, e immagina una bocca, "quella " bocca, che lo succhia, lo morde…La mano fra le gambe è bagnata dei suoi umori, le sue dita la frugano, muove i fianchi per andare incontro a un corpo che è solo nella sua mente, dietro le sue palpebre. L'orgasmo sale dentro di lei fino ad esplodere nella sua testa. Il corpo inarcato, la testa piegata all'indietro, le gambe strette intorno alla sua mano a raccogliere i suoi ultimi spasmi…

Dopo il suo corpo sembra perdere forza, si affloscia, si rilassa e Sandra si gira sul lato sinistro raccogliendo le gambe al suo petto, in posizione fetale, le braccia strette attorno a sé <Amore abbracciami, ti prego stringimi!>. Incomincia a tremare, dopo aver fatto l'amore le succede sempre, le battono perfino i denti, ma stavolta non riesce a calmarsi, non è riuscita ad esorcizzare i suoi fantasmi: è sola.

Si accende una sigaretta, lo può fare adesso, non c'è nessuno che protesta. Aspira a fondo il fumo, fino a sentirsi bruciare i polmoni, e lo emette in lunghe volute azzurre e acri. Le scende una lacrima dagli angoli degli occhi <E' il fumo, è solo il fumo che mi fa lacrimare!>

 

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Giu

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