Non oso guardarmi in un
lucido volto di specchio. Un
sospiro. Un altro capello è
caduto.
Mi devo accontentare. A sessant'anni
le membra e il corpo mi servono
ancora bene.
Oddio, qualche acciacco mi
tormenta ma non mi impedisce di
mangiare di cuore e dormire
tranquillo.
Oggi è il primo giorno del nuovo
anno scolastico.
Ho aspettato per tanto tempo
di essere libero da ogni
obbligo, orario e riunioni bevo
un bicchiere di vino e brindo.
Dopo trentacinque anni di
insegnamento quest'anno sono a
casa, finalmente!
Finalmente?
In pigiama comincio ad andare
in su e giù per la casa come un
ossesso.
Sfoglio distrattamente le
pagine di un libro, apparecchio
la tavola ,pulisco un po' la
casa e poi...?
Da giovane non conoscevo il
gusto della malinconia.
Ora pensare al passato
suscita rimpianti.
Come dimenticare le lunghe e
affusolate gambe della Miriam
Cerro e l'andatura maliziosa e
invitante con cui percorreva i
corridoi o gli occhioni languidi
e imploranti di Adele Ferilla
quando chiedeva il piccolo
favore di sostituirla all'ultima
ora, ovviamente nella classe più
famigerata dell'istituto, perché
doveva andare al colloquio con
un prof. nella scuola della
figlia o la personalità
infantile nascosta sotto una
sofisticata superficie di
Marilena Luisotti, per la
quale(ora lo posso ammettere) mi
ero presa una mezza cotta?
Dove saranno in questo
momento gli ex colleghi?
Mi pare di vederlo il prof.
di diritto, canuto e
grassottello, che, sotto lo
sguardo severo del Preside,
varca il portone della scuola,
trafelato e regolarmente in
ritardo.
Lo accompagno fino alla sala
docenti dove incontra il prof
Antonio Scarpita, che al solito
si mette al centro
dell'attenzione e disinvolto
conduce l'immancabile
discussione sull'assegnazione
delle cattedre.
"Anche stavolta mi ha
assegnato le prime!"
Non devo spremermi le meningi
per immaginarmi la conversazione
tra lui e la prof. di ed fisica,
che agita la chioma bionda, e
lancia un accorato grido di
dolore, che trova immediata
solidarietà tra i maschi
presenti. Eva appartiene alla
categoria delle donne
affascinanti ben consapevoli,
che, anche se affermassero delle
enormi banalità, troverebbero
sempre un ammiratore pronto ad
assecondarle.
Il campanello di casa trilla
imperioso. Accidenti. Devo far
riparare il citofono.. Scendo di
corsa per tre piani e apro con
chissà quale aspettativa. E' il
postino che mi consegna: "
L'araldo di S. Antonio",
Tramonto sereno" e la reclame
dei magazzini Spam.
Che emozione! Risalgo
mestamente i gradini che mi
riportano dentro casa..
Mi muovo in equilibrio tra
sogno e realtà, sul filo della
memoria.
La più corteggiata della
scuola, che faceva girare al suo
passaggio le classiche
gattemorte, era con voto
plebiscitario Tatiana Ciffarelli.
Quante volte pur di poter
ammirare la sua splendida figura
ho finto di interessarmi alla
didattica delle lingue
straniere: "Com'è andata la
verifica di francese?" a cui
faceva seguito l'immancabile
risposta : "Un disastro!"
Momenti vuoti e perfetti.
E quel prof. nero e curvo,
inevitabilmente occhialuto come
si chiamava? Trovavo fastidioso
il tono solenne e cattedratico
con cui polemizzava nei consigli
di classe sui decimi di voto.
Era come se confessasse la sua
verità: " Io senza la scuola non
saprei dove andare "
Quante volte ho sorriso di
quella spilungona della prof.
Francesca Giletti sempre alle
prese con la correzione dei
compiti che riponeva insieme al
registro in un'enorme e logora
borsa marrone.
La mia decisione di diventare
insegnante maturò
nell'adolescenza, quando fui
preso dalla pericolosa e
magnifica fascinazione delle
parole dei prof: C. Pascariello
alle medie e M. Nardi al liceo
classico. A 22 anni mi laureai a
Pisa con una tesi sulla cultura
letteraria a Viareggio nel
dopoguerra. Di quegli anni
ricordo poche cose condannato
come supplente ad un destino di
esule senza una "patria" a cui
tornare.
Le classi erano rigidamente
divise in maschili e femminili.
Al professionale femminile a
Lucca. le alunne di 4^ e di 5^
erano ragazze di campagna piene
di vita e quasi mie coetanee; si
presentavano alle lezione in
minigonne e abiti succinti o
maglioni attillati che
mostravano la naturale bellezza
della gioventù, ma erano attente
e pronte a discutere di tutto.
Si erano trovate così bene con
me che alla loro assemblea d'
istituto ingenuamente
presentarono una mozione che
richiedeva il prolungamento
della mia supplenza. Una bella
soddisfazione!.
Come sono le studentesse di
oggi? Più disinibite, ma anche
disincantate e spesso scettiche.
Tornando ai prof. ho trovato
abbastanza ricorrenti negli anni
alcune tipologie.
Una è quella del prof che dà
voti dal sei in su suscitando
agli scrutini le legittime
proteste dei colleghi che
assistono inermi ad un
azzeramento dei criteri di
valutazione.
Inutile aggiungere che era il
più stimato dagli alunni che
intendono risparmiare l'energie
per altri e più nobili
obiettivi: calcio, discoteca,
cene ecc. Tale" scellerato"
comportamento trova nei soggetti
più incalliti una
giustificazione, diciamo
ideologica, accompagnata da un'
imperdonabile arroganza che li
spinge ad avventurarsi in
accanite discussioni per trovare
nuovi adepti , sfoderando
argomenti del tipo: "nella
scuola di oggi non si può più
insegnare" "molti casi di alunni
altamente problematici" "i
ragazzi si rifiutano di
lavorare" "il basso livello
della classe". In realtà, si
tratta di individui che non
hanno più voglia (o non l'hanno
mai avuta) e assegnando voti
alti e immeritati, credono di
assolvere la coscienza per lo
scarso impegno professionale.
Sul versante opposto, c'è
l'insegnante-chioccia. Ama i
"suoi" ragazzi e li incoraggia.
Prova a spiegare il valore
dell'arte, delle scienze e della
letteratura. Affronta estenuanti
battaglie con i colleghi restii
a capire. L'amarezza le entra
dentro quando i risultati non
sono pari alle speranze.
Coraggio, prof., anche se ormai,
come si dice in gergo calcistico
"ho attaccato le scarpe al
chiodo "sto dalla sua parte.
Bisogna distruggersi per
vedersi meglio dentro.
Il campionario umano della
categoria è vasto e variegato.
Alcuni riversano la loro
angoscia esistenziale sui
ragazzi che diventano testimoni
involontari di un gioco assurdo.
Le nevrosi entrano da
protagoniste nel rapporto con la
classe ed impediscono un normale
processo di comunicazione Sono
purtroppo gli individui
socialmente più instabili e
pericolosi .
Altri devono a tutti i costi
mostrarsi "simpatici" : il
piccolino a trenta anni già con
i capelli grigi sulla tempia,
poco atletico, maleodorante di
sigaretta, deve ritagliarsi uno
spazio. Allora diventa,
espertissimo in decreti e
circolari e pronto a rispondere
ad ogni tipo di quesito oppure
servizievole e umile, sia che si
tratti di fare un piacere sia
che si tratti di ascoltare il
collega palloso quando tutti gli
altri scappano.
Cambiano le forme, ma rimane
la stessa incapacità di essere
autentici con se stessi e con
gli altri.
E io che insegnante sono
stato?
Sicuramente non somiglio a
nessuno dei profili sopra
indicati.
La pentola a pressione
fischia e reclama la mia
attenzione .
Non vorrei deludere ancora
una volta la moglie, buttando
tutto nella pattumiera e
ordinando in rosticceria.
Racconterò di me un' altra
volta.
Ogni riferimento a fatti o
persone è puramente casuale.
Giovanni Ferreri