Cultura popolare all’insegna della genuinità non solo gastronomica.

Metti una sera a cena…

Ogni estate, dalla Magnifica Comunità di Fontechel…



Era una vita che non tornavo a Brentonico per le vacanze estive… Milano… La famiglia, il lavoro, il Camper…

A tenermi lontano per tanti lunghi anni una commistione di coinvolgenti e spesso imprescindibili impegni.

Milano certo. Ci sono nato e cresciuto. Lì ho compiuto tutto il mio percorso scolastico fino al diploma di Perito Elettrotecnico, conseguito alle serali. E’ il luogo dove ho formato la mia famiglia, dove ci siamo radicati. Fin dai quattordici anni, è stata il centro di ogni mio lavoro e, quindi, della mia vita.

Milano è stata madre esigente e generosa per molti. Anche per me.

Gli obblighi e le esigenze del lavoro si sono sempre fortemente intrecciati con la mia vita privata scandendone e condizionandone i tempi, i contenuti, gli incontri, i luoghi e persino le amicizie.

Ancor oggi quelle più care e durature sono germogliate e consolidate nelle aziende in cui ho lavorato.

Quasi sempre ho avuto la fortuna di fare lavori gratificanti (vai a sapere se lo erano per davvero o se me li son fatti piacere perché utili e funzionali ad una decente qualità della vita!) lavori che mi hanno portato in ogni angolo industriale d’Italia e, poi, del mondo… Tutta l’Europa, l’America, tutto il Medio Oriente, l’India, la Cina, il Giappone. Persino Taiwan, l’Indonesia e le Filippine…

Luoghi talvolta intravisti solo dall’aereo, dalla finestra di un albergo, tra i fumi delle industrie o dai finestrini di esotici taxi impantanati in ingorghi inestricabili. Paesi talvolta conosciuti meglio per via di viaggi prolungati e ripetuti, altre volte ancora vissuti un po’ più approfonditamente per esserci tornato per una vacanza con la famiglia. E’ il caso dell’Europa, esplorata in lungo e in largo in un quarto di secolo di viaggi in camper. E’ il caso della Cina e dell’India rivisitate con Mariateresa, mia moglie.

Per molto tempo Brentonico è stata la meta di un giorno, di un week-end o di un ponte per rivedere la mamma - la Lia, trapiantata per lunghi periodi dell’anno in quel di Prada, quella che, seppur risposata da molti anni col Salvatore, per i brentonicani rimaneva pur sempre la sposa del por Berto Perno da Fontechel - o per fare frettolosi lavori di manutenzione alla casa in veste di Imbianchino, Elettricista, Muratore, Idraulico, Falegname, Meccanico e Giardiniere. Tutte attività che da pensionato m’è toccato di affinare a livelli semi-professionali (quando si dice impara l’arte con quel che segue…),

Ma Brentonico, come tutte le cose belle che segnano i tempi felici della giovinezza (i giochi, i luoghi, i sapori, i profumi, gli affetti, i compagni… Ah ! Quanto tempo è passato!?) rimaneva come una meta sospesa nella memoria, un posto appartenuto al mio passato ma ancora tutto da scoprire, da assaporare, da vivere. Un posto dove tornarci, forse per cominciare a vivere davvero, forse per aggiungere il tassello che manca all’esistenza, forse per finirla in pace…

Ed alla fine il tempo per questi vaneggiamenti venne.

A cinquantasette anni, compiendo i quaranta di contributi versati, ho potuto ritirarmi in pensione.

Fortunatamente quella voragine di tempo-vuoto che un lavoratore, ancorché relativamente giovane, si immagina e teme, io non l’ho avvertita.

Così, gli impegni con parenti, amici e vicini di casa milanesi e brentonicani si sono moltiplicati a dismisura, quasi a dover recuperare tutte insieme le forzose trascuratezze dei decenni precedenti.

Più che un novello pensionato finalmente dedito a qualche suo hobby (diecine di libri mai letti, centinaia di CD mai ascoltati, migliaia di fotografie da riordinare per ripercorrere il tempo a ritroso, mille cose da scrivere, racconti forse, e… Molto altro… Tutte cose ancora da iniziare) si è materializzato in me un artigiano tuttofare pronto a soccorrere i bisogni estemporanei della varia umanità che mi circonda.

Anche l’idea di spendere gran parte del tempo nella casa di Prada è stata necessariamente ridimensionata… Non gran parte dell’anno ma, quando possibile, gran parte della bella stagione… Non un lungo intervallo Natalizio al calore di un bel caminetto ma una frettolosa settimana bianca se e quando l’Inverno fa il suo mestiere (il riscaldamento qui è molto costoso e le giornate troppo brevi per rassegnarsi ad un lungo letargo casalingo in quel di Prada!).

Sciatori tardivi e precari come noi (ho imparato attorno ai quarant’anni proprio qui sull’Altipiano) trovano le piste di San Valentino e Polsa assolutamente appaganti ancorché viziate da impianti ormai ridotti all’osso (hanno sciaguratamente chiuso molti ski-lift e quindi condannato molte divertenti alternative) se non da tempo obsoleti come la seggiovia Rosa del Sole.

E quest’anno, a Natale, ci nascerà il primo nipotino - un franco-milanese - l’ultimo dei Perni…

Difficile quindi, almeno per il momento, ricollocarsi permanentemente a Brentonico, anche se negli ultimi tre-quattro anni ho intrecciato (o, meglio, rigenerato) contatti - se non legami veri e propri - con diversi talentuosi brentonicani, assolutamente straordinari sia come persone che come eccellenti interpreti di arti, mestieri e professioni… E son certo che come costoro molti altri, che non ho ancora avuto modo di conoscere personalmente, hanno valenze e pregi tali da rendere quasi dolorosa la lontananza da questo Paese.

Per fortuna di quando in quando, anche da lontano, grazie all’indulgenza della redazione delle “Voci dell’Altopiano”, riesco a ravvivare almeno qualche collegamento…

Lo scorso anno poi il buon Giorgio Andreolli-Regim mi fece un grandissimo regalo associandomi alla gita organizzata dai coscritti brentonicani del 1946 sul lago di Como dove li raggiunsi per il pranzo a Bellagio e per la visita alla Villa Carlotta di Tremezzo. Era la prima volta che partecipavo ad un evento sociale fra coloro che considero compaesani e la cosa m’è rimasta nel cuore.

Ovviamente, seppur saltuariamente, ho avuto modo di assistere a diverse manifestazioni culturali, sociali e di intrattenimento legate tuttavia, a diverso titolo, al circuito turistico dell’Altopiano.

Fra quelle che mi hanno maggiormente coinvolto per quello che erano in sé e soprattutto per il soddisfatto retrogusto che lasciano, per le sensazioni vissute e per il ricordo che si deposita nella memoria, sono state le varie sagre, fatte dai brentonicani per i brentonicani.

Da Cornè a Crosano a Saccone a San Giacomo a Castione (per la Festa della Castagna…) alla Canederlata di Vigo ma… Ma a Fontechel (io l’ho scoperto solo tre-quattro anni fa) a Fontechel da quasi tre lustri fanno qualcosa di molto speciale e profondamente diverso da una sagra o da un evento turistico.

Ogni primo Giovedì d’Agosto, la libera quanto spontanea associazione di questa contrada - la Magnifica Comunità di Fontechel - organizza a scopo benefico la Cena delle Prebende ispirata al ricordo della tradizione medievale che assicurava agli ordini religiosi minori una provvigione in natura (letteralmente rendita ecclesiastica annessa a un canonicato). Lungo le stradine della contrada, al lume di mille candele e in una surreale atmosfera fatta di voci, suoni, canti, sapori e aromi antichi, un’allegra schiera di volontari in saio penitenziale - essenza di una attualissima eleganza - servono un menù fatto di specialità povere ancorché squisite della tradizione trentina. La magia di questa serata è evocata dall’inattesa, inconsueta, geniale e genuina fusione di tante piccole semplicissime chicche fatte di peverada, di polenta, di fasoi, di salsicce, di formai, di torte caserecce e di altre sorprese gastronomiche ma anche di spettacolini, di giochi e di eventi a sorpresa. Il tutto di volta in volta appetitoso, gustoso, goloso, curioso (persino misuratamente alcolico), buono da assaporare e bello da sentire, vedere, apprezzare. Insomma, per qualche ora vivere spensieratamente!

Qui si fa autentica spontanea genuina cultura popolare, dove tutti gli addetti diventano attori egualmente preziosi per servire e intrattenere il pubblico. Un pubblico che di norma si attesta sul migliaio di unità: poche? Tante? Giuste. La dimensione fisica della contrada non potrebbe forse ospitarne di più. Ed è anche per questo che si dovrebbe in futuro invitare almeno la televisione regionale a registrare e diffondere le immagini di questa festa di popolo. Non per attrarre qui i turisti o nuovi curiosi ma per riverberare in tutto il Trentino il nome e le capacità della gente di Brentonico. Per dimostrare come l’impegno, l’inventiva, la passione possono superare ogni ristrettezza di mezzi. Per fare immagine ad un paese che pare un po’ troppo ai margini della vita sociale ed economica (e, ahinoi, anche turistica) della regione. Comunque un modello da imitare.

La Cena delle Prebende mi ha intrigato tal punto che ho richiesto di poter entrare nel gruppo di volontari che la fanno funzionare e, quest’anno, sono stato accontentato. Ho scoperto che i meccanismi organizzativi, ancorché molto buoni nei risultati, sono estremamente elementari… Una sola riunione informale in strada dello zoccolo duro dei fontecheleri attorno al coordinatore riconosciuto dell’organizzazione, il carismatico Giuliano Passerini, giusto per rinfrescare un meccanismo organizzativo da tempo perfettamente funzionante e per aggiornare sia il novero dei volontari che intendono collaborare che l’assegnazione dei relativi incarichi da assolvere nel corso della Cena. La riunione si conclude con l’appuntamento per il pomeriggio del giorno che la precede per insediare gran parte delle strutture necessarie.

All’appuntamento si giunge alla spicciolata e tutti si muovono come se stessero recitando una parte mandata a memoria. Persino io, il debuttante, mi muovo con disinvoltura. Dal lavaggio delle stoviglie alla sistemazione dei tavoli, dal taglio delle fette di torta alla raccolta dei fiori per gli addobbi… In realtà tutti sono animati da una grande volontà di fare, con metodo, aiutandosi l’un l’altro senza apparente ordine ma pian piano tutte le strutture necessarie vengono sistemate. C’è, distribuito in diversi posti invisibili, una specie di back-stage (il retro del palcoscenico), che già si adopera discretamente alle preparazioni preliminari del menù. Il tutto emergerà il giorno dopo, quello stabilito per la cena.

Per me è l’occasione per rinverdire le immagini sempre grate di questa impervia contrada… La casa dei Gendrim, il Casel, quella dei miei nonni, gli Andreolli-Perni, quella del Gino Zoller, dello zii Teresina e Vittorio Zoller, del Momi, più in là quella dei Monte e, su per Montori, quella dei loro cugini, i cari Guido e Milio.

Ma tutte le case, tutte le ere e i volt, tutti quelli che erano fienili e stalle, sono stati teatro dei miei giochi e dei miei tempi felici di Fontechel!

Anche fra i volontari ritrovo persone care ai miei ricordi di giovinetto. Purtroppo, automaticamente vengono melanconicamente alla mente anche quelli che nel tempo se ne sono andati…

Il giovedì fatidico si lavora per tutta la giornata, chi rifinendo, chi ultimando il lavaggio delle stoviglie, chi cucinando con antica sapienza, chi sistemando i lumini o le balle di fieno che integrano le varie strutture, chi apparecchiando. Poi, a sera, dopo una breve pausa, la vestizione dei sai e la cena per gli addetti ai lavori. Saranno almeno un’ottantina quelli che di fatto assaggiano un po’ tutto del menù affrettandosi perché il pubblico che ha prenotato la propria partecipazione alla cena si accalca già un’ora prima dell’inizio della festa frenando a stento l’impazienza.

Io, per tutta la sera dispenserò assaggi di vino Zibibbo collaborando con delle simpaticissime colleghe addette alla distribuzione delle fette di torta. Occupato com’ero, di come si sia svolta effettivamente la festa di quest’anno nel suo complesso non saprei dire granchè e, credo, ciò valga per tutti i volonterosi colleghi.

L’impegno è stato tale che, per quanto mi sforzi, non mi è rimasto il ricordo dei volti di alcun avventore… Né degli amici che avrei volentieri salutato (chissà se c’erano il Gioani Gendrim, i fratelli del Dino, il Rino, il Nelo, la Fernanda?) né dei maggiorenti del paese che qui - amministratori e imprenditori - potevano trovare conforto sulle capacità dei compaesani o mutuare qualche brillante spunto per iniziative di sicuro richiamo per il turismo sull’Altopiano. Chissà?

Il giorno seguente ci ritroviamo per rassettare tutta la contrada, per ripulire, lavare e riordinare.

Con una provvidenziale idro-pulitrice mi dedico personalmente al lavaggio di tutto il pentolame e dei recipienti utilizzati per cucinare. Gli avanzi, prevalentemente fatti di peverada e fagioli con le salsicce vengono fraternamente divisi fra gli addetti ai lavori… Ma stavolta il generoso andirivieni di pentolini, vasi, zuppiere e contenitori di ogni genere, apparsi dal nulla, ha un risvolto misterioso e inquietante.

Alla fine non si ritrova più - sparita, volatilizzata, svanita nel nulla - la grande pentola in cui si era cucinata la peverada e dalla quale un po’ tutti gli addetti hanno attinto gli ultimi avanzi.

Un attentato alla prossima Cena della Prebende? Un distratto profittatore? Un collezionista di souvenir o di prestigiosi trofei? Un’insopprimibile necessità? Un invidioso sabotatore? Chissà? Sottrarre pentole e affini ad una comunità, per di più Magnifica come quella di Fontechel, può avere risvolti molto pericolosi. Come non ricordare la Secchia Rapita già oggetto, nel 1325, di leggendarie, eroicomiche, dispute fra bolognesi e modenesi, almeno secondo il Poeta Alessandro Tassoni?

Ora quella secchia storica è custodita nella duecentesca Torre dell'Orologio di Modena. Che il reprobo abbia nascosto la nostra pentola nelle fondamenta del Campanile della Parrocchiale di Brentonico? O addirittura - profanandola - nella sua cripta romanica?

Comunque sia quella della bronza sparita diviene un curioso argomento delle ciacere per tutti i volontari che si ritrovano qualche settimana dopo, sempre a Fontechel, sempre a lume di candela, nel corso di una esclusiva, godibilissima e genuina cena detta del ringraziamento organizzata per compensare gli addetti ai lavori.

Il mistero della bronza rapita di Fontechel continua, e chissà se verrà mai risolto…

Nel frattempo, io, se mi accetteranno, non vorrei mancare all’allestimento della prossima Cena delle Prebende… E se la pentola non sarà stata restituita non avrò difficoltà a donarne una nuova a questa Magnifica Comunità.......

Gianclaudio ANDREOLLI (“Perno”)


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