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Osservando le statistiche pubblicate anche da
questo bollettino la popolazione di Brentonico è in progressivo
moderato e costante aumento.
In parte sarà merito delle nuove generazioni di
brentegani che stanno assicurando continuità a questa specie
millenaria ed in parte sarà per i nuovi cittadini che hanno trovato
in Brentonico il posto ideale per mettervi radici.
Forse sono proprio costoro che hanno scoperto per
primi quanto Brentonico sia il centro geografico ideale nel basso
Trentino per i mille interessi che in valle ed attorno si possono
curare e, almeno in automobile (…), facilmente raggiungere.
Interessi lavorativi-economici, culturali,
turistici e di intrattenimento che si aggiungono a quelli propri di
questo nostro paese.
Ed è a questi nuovi o recenti concittadini che mi
rivolgo per svelare loro qualche piccolo segreto di Brentonico e
dintorni.
Vorrei prima indugiare brevemente sulle
personalissime motivazioni che mi fanno, appena possibile, ritornare
qui.
Si tratta di un congenito legame con queste terre
e con queste genti.
Legame spesso intriso di nostalgia e di speranza.
Nostalgia per i mille luoghi incantati ed
incantevoli, diversi ed unici che qualcuno, la curiosità o il caso
mi hanno svelato in qualche vita precedente.
Nostalgia per i profumi che posso ogni volta
rincorrere e riconoscere nei boschi, nei prati, su nelle malghe e
fra le case del paese.
Nostalgia per i suoni - le campane, le
falegnamerie, la corriera, i campanacci, persino suoni misteriosi di
violini, di pianoforti e di organi di chiesa - che refoli benevoli
diffondono discreti, sorprendendomi in ogni dove.
Nostalgia per le voci di quella gente dal dire
sommesso eppure così saggio e pragmatico da risuonare secco e
definitivo come un ciocco di larice.
E speranza di risentire fin dentro l’anima i
ricorrenti miracoli di ogni giorno, di ogni mese, di ogni stagione…
L’Altipiano che ricama caleidoscopi di colori su
tutta le sfumature di verde che lo rivestono …
I fiori, gli alberi e le foglie che, sapendoli
ascoltare, diffondono celestiali sussurri…
La luce abbagliante che accende negli occhi e nel
cuore immagini di un infinito quasi palpabile…
L’intima felicità che mi riempie il cuore ad ogni
ritorno, e la sento già risalendo la Valle dell’Adige, o le
Gardesane, o la dorsale del Baldo…
Appagate le ragioni più pratiche e personali per
cui hanno deciso di stabilirsi a Brentonico, i nuovi concittadini
avranno modo di fare scoperte che daranno anche allo spirito la sua
parte…
Le Chiese per esempio… Le Chiese di Brentonico e
delle frazioni…
Chiese bellissime, antiche di quasi mezzo
millennio (anno più, anno meno), quasi tutte restaurate a nuovo e di
forte connotazione tridentina…
Sono la parrocchiale dei S.S. Pietro e Paolo e la
chiesetta di San Rocco in Brentonico, la Chiesa di S. Maria
Maddalena in Prada, quella di San Clemente a Castione e di San Carlo
alle Sorne.
E, a Cornè, la chiesa vecchia di San Matteo,
quella della Natività della Beata Vergine a Cazzano, di San Zeno e
di San Antonio a Crosano, di Sant'Anna (già di San Valentino) a
Saccone…
Un giorno, magari, dei pannelli segnaletici con
gli orari delle SS Messe, l’esistenza, “l’anzianità” di questi
luoghi di preghiera e meditazione, di pregio storico ed artistico
non banali, renderanno più facile ed invitante a visitatori e fedeli
vecchi e nuovi accedervi.
Nell’immediata periferia di Brentonico ci sono un
altro paio di luoghi che raccomanderei ai nuovi concittadini di
tenere in considerazione…
Uno è lo spettacolare, romantico, balcone sulla
Vallagarina proprio all’ingresso del paese. Si raggiunge percorrendo
la via S.Rocco che, pur malmessa com’è (senza marciapiedi, priva di
alberi e percorsa principalmente da mezzi pesanti), è pur sempre la
strada storica di accesso al paese.
All’altro luogo si accede attraverso una stradina
panoramica che si stacca dalla tangenziale, appena sopra Lera, e
porta a Santa Caterina e da qui fino ai ruderi di Castello di Dosso
Maggiore.
E’ una passeggiata sicura, confortevole ed
appagante per bimbi ed ospiti di ogni età. Passeggiata che può
indifferentemente portare ai ruderi del castello (invero bisognosi
di bonifica e ripulitura (magari facendo appello al lavoro
volontario delle associazioni e agli stessi cittadini e
villeggianti), o proseguire verso le solenni avanguardie dei
castagneti di Castione nonché verso la piccola, isolata, quasi
mistica, Castione stessa.
A metà strada fra Fontechel e Prada c’è un altro
luogo che i più verdi abitanti di Brentonico potranno scoprire…
All’imbocco del ponte sulla Sorna, sulla destra
c’è il vecchio mulino di Landrom.
Il sentiero che passa lì dietro porta ad una
cascata…
Bellissima, affascinante, proprio come sa essere
una cascata.
Forse è anche importante sotto il profilo
geologico (s’è scavata un percorso che il profano troverebbe
curioso) mentre si tuffa arditamente e clamorosamente in una specie
di tinozza in pietra laggiù dove si riunisce alle acque della Sorna…
Chi conosce questo posto nella bella stagione ha
visto anche qualche temerario balneare e, in inverno, s’è riempito
gli occhi con le fantastiche, immacolate e magiche decorazioni di
neve e ghiaccio.
Qui le Chiare, fresche et dolci acque (per dirla
col Petrarca, che non sarebbe male ricordare, qui con una targa…)
offrono spettacoli incantati al punto che dovrebbero essere inseriti
al più presto nella letteratura turistica promozionale di Brentonico.
Ben più su, attorno alla sommità dell’Altissimo
c’è un posto da sempre negletto, ignorato da molti di questa miniera
naturalistica che è il Monte Baldo brentegano.
Non ci sono indicazioni, nessun sentiero
tracciato ed anche nessuna protezione (attenti perché ci si potrebbe
cader dentro…), e purtoppo nessun pannello che rammenti ai
visitatori caratteristiche, tipicità, dati fisici e importanza di
questo capriccio del creato.
Si raggiunge abbandonando la mulattiera che porta
al rifugio Damiano Chiesa, appena oltre i crozeti (ah! Che
“spaccato” di dolomiti, che montagna vera, che voglia di volare, di
abbandonarsi fra le braccia del vento, della divinità, del verde e
dell’azzurro infiniti!) discendendo un poco lungo la malandata
strada militare che, ritrovando un po’ di pace su un falsopiano, si
trasforma in quel sentiero che ricama fin giù a Bocca di Navene,
discese ardite sull’orlo dei mille baratri sul Garda immenso.
Da questo falsopiano si piega a destra in un
valloncello coronato di mughi ad inquadrare scorci di lago.
In stagione, i rododendri contendono all’erba
ormai troppo alta (un tempo regolata dalle caprette, oggi emigrate
altrove…) una platea che ti fa sentire contemporaneamente attore e
spettatore.
Risalendo brevemente il versante orientale,
all’improvviso, pericolosamente, ci si trova sull’orlo di un gran
crepaccio quasi-circolare: l’imbocco di una caverna ricolma di neve,
la Busa Brudeghera!
Una vera rarità a queste latitudini.
Un profondo nevaio che sopravvive (e se
debitamente protetto, curato, magari anche un po’ aiutato
precipitandovi e pressandovi la neve circostante durante l’inverno
durerà per sempre…) ai più solidi e antichi ghiacciai delle grandi
vette alpine. Soffermarsi qui per una pausa, un momento di
contemplazione è semplicemente fantastico… Il fresco restituito
dall’antro, misterioso contenitore di inverni ormai remoti… Il vento
che fa vibrare l’argento di miliardi di fili d’erba… Il richiamo
nascosto delle marmotte… Pensieri distesi a fortificarsi fra
l’azzurro del cielo e quello del Garda…
Sebbene giovanissimo, la prima volta che son
capitato in questa conca (certo, col povero Federico Zenatti), ho
immaginato che se le mie ceneri fossero state sparse qui avrei
potuto fermare per sempre il tempo.
Forse mi sarebbe persino stato concesso di aver cura dei rododendri
lì attorno per il resto dell’eternità…
Recuperata la mulattiera e finalmente raggiunti e superati il
rifugio dell’Altissimo, le trincee e la cappella, ci si può trovare
a percorrere il bordo di un cratere…
Così appare da lassù la Val del Parol.
Naturalmente, per quanto noi profani lo si sia
sempre creduto, non si tratta di un vulcano ormai spento ma della
millenaria opera dei ghiacci che qui si son dati parecchio da fare.
Al centro e sul fondo di questa valle selvaggia
(una piccola Val di Genova, oltre Pinzolo, oltre le cascate Nardis)
i ghiacci e le acque hanno persino scavato la grotta verticale più
profonda del Trentino.
Pare che raggiunga il lago di Loppio
tributandogli le acque piovane che riesce ancor oggi a raccogliere
su in valle…
Una grotta prevalentemente frequentata dagli
speleologi del Gruppo Grotte di Rovereto che l’hanno esplorata fino
a meno 415 m.
Una quota importante, una morfologia importante,
una risorsa importante o che potrebbe divenire importante per
Brentonico.
Son certo che anche i nostri nuovi concittadini
si interrogheranno su come si potrebbe valorizzare questa la
sorprendente, inaspettata, risorsa naturale e lanciarla come rara
attrazione turistica…
Ma la dominante resta questa valle. E’ qui che il
visitatore riesce fondere tutte le sensazioni e le emozioni che la
natura riesce a trasmettergli in profondi respiri di Pace… Questa è
la pace !
BUON 2007 a TUTTI !

Gianclaudio ANDREOLLI (“Perno”)



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