Fausto
Campanozzi
NOSFIGATU
(Gazzetta del Mezzogiorno, 23 agosto 1993)
La fiamma nella lucerna, agitata da un vento freddo, proiettava ombre scure sulle bianche
pareti della piccola camera, che s'ingrandivano e si restringevano a tratti, e oscillavano
creando strane e inquietanti figure. Un silenzio di morte gravava sulla campagna
tutt'intorno alla casa, s'udiva qualche tuono morire lontano, e il ramo davanti alla
finestra era scosso e picchiettava ritmicamente contro il vetro.
Pallido raggio
di luna nascente
dammi coraggio
ché non niente.
Piccole stelle
parlate con me,
tenete lontano
il male che c'è
Si era addormentata da poco la fanciulla, ripetendo fra sé la nenia detta e ridetta tante
volte da bambina, quando era spaventata dai racconti fatti davanti al camino, e dalle cose
taciute perché i piccoli non si impressionassero.
La Maledizione era tornata, due vergini erano morte in pochi giorni. Quella terra, forse,
non sarebbe stata più così prospera e felice, come negli ultimi anni.
La fanciulla giaceva nel letto bianco, e si agitava nel sonno leggero appena guadagnato.
Il ramo scosso dal vento colpiva leggermente la finestra, e la fiammella si agitava sempre
di pi. Nell'aria c'era un senso di mistero e l'alito del Male gravava di già nella
stanza.
D'improvviso un'ombra sinistra fu proiettata dalla luna sui vetri, s'udì un batter di ali
membranose, uno stridere d'artigli sul legno, poi un'anta della finestra si aprì
silenziosamente, sospinta da una forza oscura, e apparve dal nulla una figura alta,
diafana, avvolta nel nero mantello, gli occhi iniettati di sangue.
Come scivolando sul pavimento di legno, l'essere si avvicinò al letto della fanciulla, e
un ghigno di vittoria si disegnò sul suo viso cereo, scoprendo gli orrendi canini, lunghi
ed aguzzi. L'orologio della torre scandì le due, e la fanciulla, gi inquieta, aprì gli
occhi quando di già il fetido respiro dell'immonda creatura colpiva il suo viso.
- Ah! - urlò la fanciulla ritraendosi, - chi sei, o essere spregevole?
Il sorriso crudele scomparve dal volto pallidissimo della creatura, che si ritrasse a sua
volta, poi parlò con voce d'oltretomba:
- Tanto per cominciare, "essere spregevole" lo dici a tua sorella!
La fanciulla fece per urlare ancora, ma visto che l'altro si era sia pur di poco
allontanato, si calmò e chiese:
- Va bene, scusa. Si può sapere chi sei?
- Davvero non sai? - chiese a sua volta la malvagia creatura con voce cavernosa.
- Sei... vediamo un po' - si mise a sedere sul letto ormai quasi del tutto
tranquillizzata. - Quante volte posso tirare ad indovinare?
La nera figura si grattò la testa, perché era forse la prima volta che una fanciulla in
fiore si mostrava così sfrontata e non sveniva al suo cospetto in preda al terrore.
Chiese ancora:
- Davvero non sai?
- Sei... un vampiro? - chiese la fanciulla arrossendo di vergogna e di paura.
- Certo, sono un vampiro.
- Ho sentito in questi giorni parlare di voi creature della notte, i vecchi hanno
raccontato che la vostra Maledizione tornata, due fanciulle sono già morte. E' forse
opera tua, o maligna creatura?
- Oh no, quello mio cugino Artemisio, un pasticcione, lascia sempre la sua traccia, quando
passa, non fa mai le cose con un po' di discrezione...
- Che cosa vuoi da me, o malvagio essere delle tenebre?
- Oh bella! Che cosa mai può volere un vampiro in piena notte da una dolce fanciulla in
fiore? Voglio nutrirmi del tuo sangue, perbacco!
- Perbacco una canna! - disse la fanciulla vermiglia in volto - Ce l'hai il certificato
medico?
- Certificato medico? E che diavolo sarebbe?
- Non lo sai? Questa sì che buona. Ma da dove vieni, o immonda creatura?
- Senti, non ricominciare ad offendere. Io e la mia famiglia veniamo dalla Transilvania, e
forse là non si usano queste cose. E poi di certo siamo un po' in arretrato. Lo sai che
il nostro sonno mortale durato più di cento anni?
- Beh, carino, non fa proprio differenza. Io voglio sapere se hai malattie infettive,
altrimenti di mordicchiarmi sul collo, proprio non se ne parla.
Il vampiro si grattò ancora la testa con le unghie affilate, non sapendo che cosa
rispondere. I suoi lineamenti erano tesi, e la ragazza notò una certa eleganza nella sua
figura slanciata, quei bei capelli corvini ben impomatati, il taglio orientale degli
occhi, il lungo mantello nero. Era troppo sul classico per essere un vampiro come quelli
delle storie che si raccontavano, un comune succhiasangue, insomma.
Egli sedette sul letto e, cosa strana, cominci a piagnucolare:
- Ecco, lo sapevo, non me ne va mai bene una, non me ne va. Non mangio da quasi cento
anni, trovo una bella fanciulla, voglio essere gentile per non spaventarla, e lei che cosa
fa? Mi chiede il certificato medico!
La fanciulla non ebbe cuore di vederlo singhiozzare, si avvicinò, sedette accanto al lui
e gli posò una mano sulla spalla, facendolo trasalire.
- Dai, non fare così, sono cose che capitano, sai?
- Eh già - rispose lui, - ma il fatto che capitano sempre tutte a me. Sono l'unico della
famiglia a cui non ne va mai bene una. Lo sai come mi chiamano a casa? Nosfigatu, mi
chiamano, perché sono così sfortunato. E che diavolo! Devono avermi fatto una fattura,
per essere sempre così sfigato. Lo sai che devo stare pure attento al gruppo?
- Quale gruppo? Non lavorate pi da soli?
- Ma no, - fece il vampiro con un gesto d'impazienza - il gruppo sanguigno. Sono allergico
al B negativo. A proposito, tu di che gruppo sei?
- Non vorrei dirtelo, ma sono B negativo, mi dispiace.
- Ecco, hai visto? - e riprese a piagnucolare.
- Senti, Nosfigatu...
- Non mi chiamo Nosfigatu. E' solo il mio soprannome. Mi chiamo Antonio...
- Che cosa? Un vampiro che si chiama Antonio? - chiese la fanciulla ridendo.
- Perché? - rispose l'altro risentito - Che c'è di strano?
- Non lo so, non mi sembra un nome adatto per un vampiro, ecco tutto.
- Hai ragione, oh!, se hai ragione! E il guaio lo sai qual è? Che me lo fa notare sempre
mia suocera e ci ride sopra. Certe volte la ucciderei, ma non posso, già morta due secoli
fa, e quando si risveglia non fa altro che sfottermi.
- Davvero? E tua moglie?
- Oh, quella poi! E' lei che mi ha fatto diventare vampiro nel 1724. Legame di sangue,
capisci?
- E adesso, dov'è?
- Morta. Un paletto di legno nel cuore, mentre dormiva, uccisa da un certo Stevenson,
cacciatore di vampiri. Io l'ho scampata perché avevamo litigato ed ero andato a dormire
in un'altra tomba. E adesso sai qual la mia disgrazia? Che oltre ad essere l'unico vampiro
al mondo ad avere la suocera, non ho nemmeno più neanche la moglie.
- Parlami di lei - disse la ragazza.
- Beh, se riesco a starle un po' lontano mi sento a posto. Oltre a farmi da suocera,
vorrebbe farmi anche da moglie, capisci? Ogni tanto tenta di mordicchiarmi... ma lasciamo
perdere, va'.
La ragazza trovò che la cosa si faceva interessante, e voleva sentire altri particolari
piccanti.
- Ci ha provato, eh? - chiese avvicinandosi ancora. Antonio il vampiro sentiva il fianco
morbido della soave fanciulla premere contro la sua magrezza, e avvertiva un senso di
disagio.
- Cento anni fa - riprese a raccontare - siamo andati al Congresso Internazionale di
Vampiri, Zombie e Affini in Inghilterra, in un cimitero vicino Brighton, tutto spesato
dall'Associazione, anche il viaggio, sai?, quelle cose a cui conviene partecipare. Beh,
per farla breve, la prima sera, dopo il rinfresco, con la bocca ancora sporca di sangue,
non viene a infilarsi nella mia tomba? Sai come sono riuscito a mandarla via? Minacciando
di dire tutto al Conte Dracula in persona, che era l per il Congresso. E' l'unico di cui
ha ancora paura, quell'assatanata.
- E lei se n'è andata?
- Sì, andata da Artemisio, mio cugino, che non se ne lascia sfuggire una, prende proprio
tutto, quello.
- Che donnaccia. Ma siete proprio un popolo di sporcaccioni, voi - disse la fanciulla
sempre più rossa in volto, - non avete proprio il senso della misura.
La creatura della notte la guardò alla fievole luce della lanterna, e forse solo allora
si rese conto di quanto fosse bella. Aveva un viso fresco e liscio contornato dai biondi
capelli, gli occhi grandi e neri, labbra di porpora, e la bianca camicia da notte aderiva
al suo corpo modellandolo come marmorea scultura.
La fanciulla intuì i suoi pensieri.
- Ma tu, scusa la domanda, da quanto tempo non...? - chiese balbettando per la vergogna.
- Che cosa? - fece lui, colto di sorpresa, - oh!, sì certo... beh, saranno più o meno
centodieci anni.
- Così tanto?
- Così tanto.
- Vorrei aiutarti.
- Già. E come?
La fanciulla non aveva animo di dirlo, ma poi fece forza a se stessa:
- Permettendoti di giacere con me, questa notte.
- Dici davvero? - chiese lui illuminandosi in volto.
- Certo, non potrai mordermi sul collo, per via della tua allergia, però, se sei
d'accordo, meglio di niente.
La creatura delle tenebre s'intenerì al pensiero che quella fanciulla avesse avuto pietà
di lui, il più sfigato dei vampiri, la pecora nera della famiglia, un essere immondo che
passava i giorni in una tomba e le notti alla ricerca del sangue di vergine.
Giacquero insieme, e dimenticarono tutto il resto, il sangue, l'allergia, la suocera, le
tenebre, e la sfortuna cronica.
Quando la luce del giorno era vicina, egli disse che doveva andar via, non avrebbe mai
voluto, ma doveva, ne andava della sua vita.
- Lo so - disse lei - per voi fatale la luce del sole.
- Non dimenticherò mai questa notte, o soave fanciulla, non dimenticherò quello che hai
fatto per me, o vergine e nobile creatura...
- Vergine e nobile?
- Sì, sapevo chi eri prima di venire: la contessina Eleonora, ma non pensavo che fossi
così come sei.
- Ehi, un momento - disse la fanciulla - devi aver preso un granchio se cercavi la
contessina. La loro casa dall'altra parte del torrente.
Lui rimase un po' perplesso. - E tu, allora, chi sei?
- Ecco - rispose la fanciulla - si d il caso che io non sia precisamente vergine, e
nemmeno nobile. Del resto, in questa casa, ce ne sono tante di ragazze che non sono, come
me, né vergini, né nobili, perciò non fa nessuna differenza che tu abbia trovato
proprio me.
- No, no, eccome se ne fa. Tu hai fatto molto per me, dolce fanciulla! -
Guardò fuori dalla finestra: la luce avrebbe squarciato le tenebre da un minuto
all'altro.
- Adesso devo proprio lasciarti, mia dolcezza, ti ricorderò sempre, mia adorata, addio -
e fece per avvolgersi nel mantello per trasformarsi in pipistrello e scomparire dalla
finestra in quel che restava del buio della notte.
Lei però fu lesta a fermarlo trattenendolo per un braccio:
- Ma quale addio, Anto', fanno quindicimila, la tariffa della Casa, e... torna quando
vuoi, carino!
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Fausto Campanozzi |
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