Fausto Campanozzi

COMPUTER MISTERY

Finalista VI Edizione
Premio di Narrativa Santa Chiara
Udine 1990

— Sì, chi ? — rispose lei dall'altro capo, un po' ansimando, come se avesse corso.

— Finalmente! Ma dov'eri finita? — chiese Valerio.

— Ero sotto la doccia, e sono sola in casa. Che c'è' di tanto urgente?

— Niente. Non urgente. Volevo solo dirti che per stasera non se ne fa niente.

— Lo sapevo! — rispose lei stizzita. — E che scusa hai questa volta?

— Nessuna scusa, ho dei problemi con il programma e devo terminare il test per venerdì. Ho da lavorare, ecco tutto.

— Tu e il tuo maledetto computer! E adesso che cosa racconto a quelli?

— Sbrigatela tu, trova una scusa e rimanda alla settimana prossima.

— Passo da te, pi tardi?

— No, ti ho detto che ho da lavorare...

— ...con quel maledetto computer! Finirai per portartelo a letto, un giorno.

— Patrizia, il mio lavoro; non esagerare.

— Lavoro, lavoro! Ma non potevi fare un lavoro normale come tutti gli altri? Una volta o l'altra mi spiegherai che gusto provi a star seduto per ore davanti ad una stupida macchina, perché non l'ho ancora capito, sai?

Certo che una volta o l'altra le avrebbe raccontato le ragioni per le quali aveva deciso di intraprendere quel tipo di studi, ma forse avrebbe dovuto spiegarlo prima a se stesso. Adesso, comunque, non aveva tempo per queste cose, si sentiva tutto preso dai problemi che aveva da risolvere quella sera: c'erano nel programma ancora un paio di errori logici che non riusciva a scoprire; l'unico modo per uscirne era esaminare i risultati parziali e confrontarli con i dati iniziali, ma per fare questo c'era bisogno di apportare alcune modifiche al corpo centrale del programma, e ciò richiedeva calma e tempo. Perciò aveva deciso di restare in casa quella sera e concentrarsi sul proprio lavoro, aveva deciso, insomma, che non sarebbe andato a letto se il programma non avesse "girato" correttamente.

Pensò di operare in maniera ordinata, affinché niente potesse sfuggire alla sua attenzione; lavorò sulla carta, definendo con precisione i punti dell'algoritmo in corrispondenza dei quali inserire i controlli. Poi sedette davanti al computer, un "personal" dell'ultima generazione del quale andava orgoglioso, veloce e preciso come pochi altri.

— E adesso, a noi due — disse mentre lo accendeva.

Appena la macchina fu pronta a ricevere comandi, batté sulla tastiera l'ordine di caricare dal disco su memoria di lavoro il programma da modificare, per, dopo un'attesa di quasi un minuto, che gli sembrò gi un po' strana, sul video non appariva niente. Provò a battere qualcosa, ma la tastiera sembrava bloccata. Stava per spegnere la macchina, pensando ad una malfunzione temporanea, quando improvvisamente, nella parte alta dello schermo, apparve il messaggio:

 

THER'S AN ERROR IN YOUR LIFE

Valerio rimase un po' interdetto: "C'è un errore nella tua vita". Che vuol dire? Ma già, forse invece di LIFE doveva esser scritto LINE, sì, "C'è un errore nella tua linea di comando"; certamente si trattava di un errore ortografico nella messaggistica del Sistema Operativo del computer. Va bene, ma che tipo di errore? Il messaggio sembrava molto generico, lo cercò sul manuale operativo, ma senza riuscire a trovarlo. E poi, il comando che aveva battuto non conteneva errori, l'aveva usato centinaia di volte.

Immise ancora la richiesta, e di nuovo comparve il messaggio:

 

THER'S AN ERROR IN YOUR LIFE

Cominciava ad innervosirsi. Spense il computer e subito lo riaccese per azzerare memoria e registri e ripartire con la procedura iniziale. Questa volta riuscì con soddisfazione a caricare il programma e vi apportò tutte le modifiche necessarie. Poi decise di cominciare il test per cercare di individuare gli errori logici, ma non appena inviato il comando di esecuzione ecco ricomparire il messaggio:

 

THER'S AN ERROR IN YOUR LIFE

— Ancora? — disse ad alta voce, — ma dai proprio i numeri, stasera? Di quale errore vai blaterando? Il comando giusto!

Comunque decise di ribatterlo per bene facendo attenzione a non commettere errori: a questo punto la macchina parve bloccarsi, il cursore lampeggiante vagò per un po' a zigzag attraverso lo schermo finché si fermò al centro e comparve il messaggio:

 

L'ERRORE NON E' NEL PROGRAMMA, MA NELLA TUA VITA

Valerio rimase sbalordito, non gli era mai successa una cosa del genere. Spense la macchina e si mise a pensare alle possibili cause.

La prima idea che gli venne in mente fu la presenza di un virus informatico. Era accaduto a diversi suoi colleghi, perché da un po' di tempo quei maledetti virus si andavano diffondendo e rendevano la vita difficile a molti programmatori; aveva sentito di messaggi strani, disegnini, palline rimbalzanti, frasi minacciose che apparivano all'improvviso, bloccando il normale funzionamento della macchina. Ma come poteva essere entrato un virus nel suo computer, se lo usava lui solo?

Ricordò di avere da qualche parte un disco con dei programmi antivirus, che servivano a cercare ed eliminare ogni tipo di infezione informatica; lo cercò, lo trovò e cominciò il controllo. Dopo qualche minuto poté escludere la prima ipotesi, perché il messaggio No virus found non lasciava dubbi di sorta. E allora?

Uno scherzo, certo, uno scherzo di un collega bontempone! Ma in che modo? Via telefono, forse. Rapida occhiata: il computer era scollegato e il MODEM era spento. Allora qualcuno aveva manomesso il suo dischetto di sistema in maniera da bloccare il computer all'improvviso e far comparire quegli strani messaggi ad intervalli di tempo predeterminati. Riaccese la macchina, esaminò il contenuto del disco senza per trovarvi alcunché di strano; decise, comunque, di inizializzare il computer con il dischetto di emergenza che teneva sempre in casa e aveva adoperato sempre e soltanto lui.

Si rimise all'opera, fiducioso che tutto avrebbe funzionato in maniera normale, ma dopo un po' ecco ricomparire lo strano messaggio:

 

THER'S AN ERROR IN YOUR LIFE

Provò a non dar peso alla cosa, continuando a lavorare, ma l'esecuzione del programma s'interruppe all'improvviso, lo schermo si svuotò e allora apparve in caratteri grandi la scritta:

 

PERCHÈ NON VUOI DARMI ASCOLTO?

Ritrasse spaventato le mani dalla tastiera, e quando stava per spegnere il computer udì un suono acuto, prolungato, lo schermo divenne di nuovo nero e al centro comparve la scritta:

 

HAI PAURA DI ME, O DI TE STESSO?

No, non poteva essere, era assurdo ci che stava accadendo, una macchina non poteva mettersi all'improvviso ad inviare messaggi strani, a costruire autonomamente frasi che non esistevano affatto all'interno del suo Sistema Operativo, neanche con l'Intelligenza Artificiale sarebbe stata possibile una cosa del genere; e poi quella macchina non era programmata per affrontare problemi di Intelligenza Artificiale.

Mentre, tanto incuriosito quanto spaventato, cercava di formulare razionalmente delle ipotesi senza tuttavia riuscirvi, vide comparire sullo schermo la frase:

 

NON CERCARE FUORI DI TE. GUARDA INDIETRO NEL TEMPO

Indietro nel tempo? Ma che diavoleria era questa? Tremando, compose il numero dell'assistenza tecnica:

— Ho dei problemi con la macchina — disse parlando sottovoce, come per non essere ascoltato da qualcuno (o forse da qualcosa?).

— Che genere di problemi? — chiese il tecnico.

— Mi compaiono sullo schermo messaggi strani.

— Che genere di messaggi?

— Non so. Strani e basta! — rispose irritato.

— Sta usando la versione giusta di Sistema Operativo?

— Sì, ne sono certo.

— Allora dev'essere un problema di BIOS o di Firmware. Domani alle nove sarò da lei.

— Ma io ho da lavorare stasera!

— Guardi, stiamo per chiudere. Prima di domani non è possibile.

Valerio si sentì solo, solo con se stesso, solo con quell'arnese che pretendeva di leggere dentro di lui, anche se era ancora intimamente convinto che doveva per forza esserci una spiegazione logica, razionale per quello che stava accadendo. Sedette pensieroso davanti al computer, si appoggiò allo schienale ed accese una sigaretta; tentò di capire quale potesse essere il significato della frase "Guarda indietro nel tempo"; quale poteva essere l'errore nella sua vita? Sullo schermo comparve il messaggio:

 

BRAVO, COSI' VA MEGLIO

— Ma chi sei? Perché ti rivolgi a me? — gli venne spontaneo chiedere.

 

NON DEVI CERCARE AIUTO FUORI, MA DENTRO DI TE

— Ma chi diavolo sei? Che cosa vuoi? — urlò Valerio, senza ottenere risposta.

Si passò entrambe le mani fra i capelli e le premette sulle tempie: aveva paura, ma il suo timore non era fisico, era dentro di lui, perché non riusciva pi a controllare la situazione. Lavorare con il computer gli piaceva e lo appassionava proprio perché era lui a tenere sotto controllo tutto il processo, ma adesso, che cosa stava accadendo?

Improvvisamente comprese per quale ragione, lui che si era sempre sentito uno spirito libero, un cultore del bello, dell'arte e del sentimento, aveva deciso di studiare Informatica, ora gli era chiaro! Tutto ci che sfuggiva al suo controllo l'aveva sempre spaventato, ed egli aveva cercato in ogni occasione di conoscere e studiare ci che lo intimoriva, in ogni branca del sapere, per esorcizzare l'invisibile e impalpabile minaccia dell'Ignoto. I cervelli elettronici, come si chiamavano allora, ad esempio, lo avevano intimorito fin da bambino, per la loro potenza, per gli aspetti del loro funzionamento che ai profani sembrano misteriosi, per cui aveva deciso di saperne quanto pi possibile su di loro, anzi di farne addirittura il suo oggetto di lavoro.

Ma ora stava succedendo qualcosa di straordinario, uno strano e irrazionale comportamento di quella macchina che pretendeva di sostituirsi alla sua coscienza, lo precipitava di nuovo nel baratro della insicurezza. Si sentiva osservato e giudicato da quell'arnese che era stato costruito per essere controllato dall'uomo ed eseguire ciecamente e docilmente i suoi ordini in maniera precisa e veloce, aveva l'impressione che qualcosa non funzionasse pi nell'ordine naturale delle cose, come se le parti si fossero invertite: adesso era la macchina ribelle a condurre il gioco.

Non aveva pi il coraggio di spegnere il computer, e neanche ne aveva l'intenzione perché ormai si era innescato un meccanismo perverso, un sentimento indefinibile era dentro di lui, e per la prima volta, seduto davanti a quello

schermo freddo ed insensibile gli sembrò di trovarsi di fronte ad uno specchio fatato, uno di quegli specchi che esistono nelle fiabe, dentro ai quali, oltre a vedere la propria immagine fisica, possibile vedere anche il riflesso della propria coscienza, del proprio essere reale.

Si sentiva osservato da occhi invisibili, che lo scrutavano e gli leggevano dentro, in profondità, gli scavavano nel cuore, dentro, dentro, fin nelle viscere: vide scorrere davanti a s i momenti pi importanti della sua vita, e si rese conto che era la prima volta che poteva pensare a queste cose senza essere assillato da altri problemi, dal proprio lavoro, dal ritmo incalzante degli orari che scandivano la giornata. Guardava quello schermo nero con occhi nuovi, perché finora era abituato a dialogare con quella macchina ricevendone sempre risposte precise, razionali e prevedibili, considerandola un docile quanto sofisticato strumento di lavoro ai suoi ordini.

Il cursore si mosse ancora e comparve la scritta:

 

GUARDA LA STAMPANTE

L'improvviso ronzio della stampante che si metteva in funzione lo fece trasalire dai suoi pensieri, profondi come da tanto tempo non lo erano più stati. Il cuore cominciò a battergli forte in petto quando si accorse che sul foglio andava lentamente formandosi un profilo di donna, mentre il cursore si muoveva sullo schermo scrivendo più volte:

 

PERCHÈ?

Staccò il modulo e riconobbe il profilo, balzando con la mente indietro nel tempo di pi di dieci anni; un dolore, un rimorso sopito e sepolto volutamente in fondo al frenetico mare del quotidiano salì improvvisamente a galla, sentì che gli occhi si riempivano di lacrime, e allora urlò allo schermo con tutto il fiato che aveva in corpo:

— Ma chi sei tu per giudicarmi?

Ansimando attendeva una risposta. Il cursore si pose al centro dello schermo e comparve la scritta:

 

NON SONO QUI, MA DENTRO DI TE

Valerio credeva di impazzire, aveva bisogno di una boccata d'aria, aprì la finestra e si affacci a guardare gi nella strada. Era tardi, ormai. Poche auto transitavano veloci, qualche passante guardingo e frettoloso rasentava il muro di fronte, mentre frotte di gatti randagi si affollavano intorno ai sacchetti della spazzatura accumulati accanto ai portoni. Pensò a Patrizia, e stranamente gli venne in testa che lei non avrebbe mai creduto a quello che gli stava succedendo se avesse deciso di raccontarlo. Si sentiva di nuovo solo, solo con quella macchina la cui presenza viva e intelligente egli avvertiva alle sue spalle. Come liberarsi da quell'incubo? Forse, se avesse spento tutto, o addirittura staccata la spina dalla presa di corrente, ogni stranezza sarebbe cessata, almeno per quella notte. Forse.

Comunque decise di tentare, ma mentre si avvicinava al computer la stampante si mise in funzione.

Andò a vedere che cosa aveva scritto. Sul foglio trovò la frase:

 

PERCHE' VUOI ANCORA FUGGIRE DA TE STESSO?

Gli leggeva nel pensiero, sì, doveva essere proprio così, anche se all'apparenza pareva impossibile.

Sedette ancora di fronte al computer, lo guardò a lungo, poi fu sommerso dai suoi ricordi, belli e brutti, importanti ed insignificanti, si rese conto della vacuità di un'esistenza come la sua, impostata in maniera freddamente razionale, precisa, rigidamente controllata, e decise in cuor suo di cambiare radicalmente, o almeno tentare di vivere in maniera pi conforme alla propria interiorità, dalla quale egli si era staccato e che aveva abbandonato per occuparsi soltanto del suo computer e del suo lavoro; si rese conto che fino a quel momento era stato davvero schiavo di quell'arnese, e in quella notte allucinante era lui in realtà a ribellarsi alla macchina, non viceversa; e per Valerio l'unico modo per riunirsi col proprio "io" era provare a dialogare con se stesso, serenamente, come non aveva fatto pi da anni.

Per questa ragione, dunque, al suo subconscio non era rimasto altro da fare che trasfondersi, entrare ed impadronirsi di quella macchina, arrivando a controllarla completamente con una forza psichica ben pi potente di qualsiasi sofisticato circuito elettronico, sconvolgendo così in maniera all'apparenza irrazionale il funzionamento di quell'aggeggio che era diventato il suo alter ego.

Quando finalmente se ne rese conto era quasi l'alba, e sullo schermo comparve la scritta:

 

ORA PUOI SPEGNERMI

Si svegliò tardi quella mattina, seduto alla scrivania con la testa poggiata sulla stampa del programma da modificare e la penna ancora in mano. Ricordava in maniera vaga quello che era accaduto durante la notte, anzi andava convincendosi che la stanchezza l'avesse vinto mentre lavorava e aveva avuto quell'incubo a causa della sfuriata che gli aveva fatto Patrizia, rimproverandolo di preferire la compagnia del computer alla sua. Ma certo, non poteva esser vero quello che aveva sognato, era contro ogni forma di razionalità, anche se in fondo non gli sarebbe dispiaciuto comprendere meglio se stesso, sia pure in modo cos allucinante.

Si avvicinò al computer per provare il programma, ma non poté accenderlo, perché davanti alla stampante giaceva ancora il profilo di donna, bello come non era mai stato.

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Fausto Campanozzi

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