La penna

C'era una volta un uomo che amava indossare, giornalmente, un qualcosa di particolare...

C'era una volta un uomo che amava portare incastrata nei colletti delle sue magliette.. una penna.

Si, proprio così. Questa è la storia di un uomo e della sua inseparabile penna.

Era un' uomo alto, magro e dai capelli brizzolati. Ma non era questo a distinguerlo nei confronti degli altri, era la sua penna.

Un dì, una sua nuova amica, che aveva il vizio di osservare tutto, si accorse che quella penna era per lui come la sua anima, il suo respiro, il suo essere. Lei stessa, mai una volta aveva osato dirgli:"mi presti la tua penna?", mai una volta...né sarebbe accaduto. La ragazza sapeva che chiedere ciò sarebbe stato come violare un comandamento.

Il pensiero di lei, per natura, non stava mai fermo. Così iniziò ad immaginare come lui convivesse con la sua amica penna. S'immaginò lui che ogni qual volta che cambiava la maglietta posava la penna sulla sua scrivania per poi rimetterla, incastrata nella maglietta pulita.

Magari, così come faceva al lavoro, la toccava per assicurarsi che fosse sempre lì.

Da quella sicurezza nasceva altra sicurezza che lo portava a scrivere le sue poesie.

Così quella penna passò alla storia.

L'inchiostro di quella penna era particolare... riusciva a scrivere con i colori dell'arcobaleno, con i profumi dei fiori, con la tempesta delle onde marine... col cuore in mano. Scriveva senza sosta fino a meravigliare la ragazza stessa. Era come se il cuore si fosse mescolato all'inchiostro e così da quella mistura ne uscisse fuori qualcosa di unico per specie e contenuto.

Una volta, alla ragazza venne in mente un'idea insolita per il suo carattere: "voleva rubare la penna al suo amico per scriverci lei le sue poesie".

Ardua impresa dato che lui non se ne staccava mai. Come poteva fare. Forse un attimo di distrazione? Impossibile. Magari poteva entrare di nascosto dalla finestra mentre lui dormiva.

Oppure poteva trasformasi in un fantasma o in un folletto. La situazione era da valutare.

E se poi, entrando, l'avrebbe trovata incastrata nel colletto del pigiama?

Era tutto da valutare. Ma c'era dell'altro ancora più pesante. IL SUO AMICO.

Già, proprio così. Immaginate il suo amico di poesie senza la propria penna. Quale catastrofe per lui.

Così la ragazza decise che quel "colpo" non era realizzabile... NO.

Ma lei che amava sempre pensare, pensare, pensare... dedusse che a parte fare del male al suo collega di penna...alla fine, dopo che la penna fosse entrata in suo possesso, non sarebbe accaduto niente di particolare.

Sì, perché quella penna era speciale solo per lui. Quell'uomo aveva mischiato inchiostro e cuore tanto da farne uscire fuori una miscela esplosiva. La ragazza avrebbe voluto tornare a scrivere poesie piene di dolcezza come quelle del suo amico, ma da tempo il destino le era avverso.

Così capì che la bellezza del suo amico non stava nella penna ma nel cuore.

Cosciente di una così pesante realtà si dichiarò vinta alzando le mani in senso di sconfitta.

Eppur arcifelice di essere riuscita a scrivere un così bel racconto, solo pensando a quella penna.

Era da tanto tempo che non scriveva qualcosa di colorato... da tantissimo tempo.

Forse sarebbe stata anche l'ultima volta...forse quei colori sarebbero scomparsi non appena avrebbe terminato questo racconto.

I giorni della ragazza stavano diventando sempre più neri e quando voleva respirare un attimo, pensava a due cose: al suo vecchio amico in California lontano geograficamente e alla penna del suo nuovo amico vicino geograficamente.

Fare tutto ciò la portava a respirare... anche se per pochi istanti.

In mezzo a quel respiro......
riviveva un' attimo....
per poi rinchiudersi nel silenzio.

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Carmela Monteleone
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