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UN INCREDIBILE AZZURRO

Alla fine del 1800 Charles Webster Leadbeater, un sacerdote anglicano, abbandonò la Chiesa, per seguire le attività della Società Teosofica di cui, in seguito, diventò uno dei massimi esponenti. Trasferitosi ad Adyar, in India, all’inizio del Novecento, sviluppò la sua attività insieme ad Annie Besant, viaggiando in tutto il mondo per diffondere gli insegnamenti teosofici. Nominato vescovo dalla "Chiesa cattolica liberale", una piccola chiesa riformista con un migliaio di fedeli a Sidney, nel 1923 rientrò definitivamente in Australia, dove morì nel 1934. Leadbeater, in seguito a lunghi esercizi di profonda meditazione, una volta ebbe un sogno eterico che gli rivelò la visione di una tonalità di un azzurro incredibile. Da quel giorno si mise alla ricerca di quel tipo di azzurro, cercando in ogni angolo del mondo. Solo dopo molti anni riuscì a trovarlo, in un piccolo negozio di Napoli, era un velluto che riproduceva esattamente quel colore stupefacente che il maestro aveva sognato, da allora quel velluto viene usato per provocare negli adepti sogni esoterici particolari.


Napoli 1920

La bottega di Gaetano era al numero 108 di via Santa Maria Antesaecula, una delle tante piccole strade nel cuore del rione Sanità. Gaetano vendeva stoffe, cappelli, ombrelli, giacche, bottoni, filo, aghi ecc., nonché altri prodotti, tipo: naftalina, trappole per topi, santini, candele e olio d’oliva i quali, anche se non c’entravano niente con l’attività principale dell’impresa, servivano comunque a mantenere ampio il giro dei clienti. Tutti nel rione, conoscevano Gaetano e lui conosceva le misure di tutti, ma pochi erano quelli che riuscivano a farsi cucire una giacca o un paio di pantaloni, figurarsi un vestito. La miseria non scherzava. Nelle famiglie, i vestiti dei vecchi passavano ai giovani e quelli dei grandi ai piccoli, così Gaetano si era specializzato nel rivoltare, adattare, ridurre capi che, qualche volta, riuscivano a superare anche le tre generazioni. Come tutte le mattine Gaetano, dopo aver aperto "il suo atelier" (come lo chiamava lui), a testa bassa, si era messo a spazzare il tratto di vicolo davanti alla bottega poi, come tutte le mattine, mentalmente si era messo a contare. Sapeva già che, arrivato al quattordici o al massimo al diciannove, avrebbe sentito la solita voce.

"Gaeta’!"

Aveva contato fino a sedici.

"Buon giorno signora Anna."

Anna abitava al primo piano proprio di fronte a Gaetano. Fin da quando era una ragazzina, andava a servizio presso una famiglia di nobili. La solita storia: in gioventù, il marchesino l’aveva messa incinta ed il marchese padre aveva sempre rifiutato di dare il suo consenso al matrimonio. Passati gli anni, morto il marchese, alla fine anche al marchesino era passata la voglia di sposarla, così Anna si era ritrovata sola e con un figlio da crescere.

Il figlio dello scandalo e del peccato si chiamava Antonio, allora aveva ventidue anni, ed era la disperazione della madre.

"Gaeta’, avete visto Anto’?"

"Mi dispiace, ma aggi’aperto da poco, stamani ho fatto tardi."

"Lo possino accide!" borbottò la donna lanciando occhiate lungo la via.

"Che succede?"

"Quel figli’e n’drocchia è tornato a notte fonda e stamani alle sette era già sparito."

"Sarà andato a lavorare."

Anna esplose in una risata: "Chi, Anto’? Non mi fate ridere! Quello vuole fare l’attore! Lavorare... tze! Figuriamoci!

Gaetano conosceva bene Antonio, lo aveva visto crescere nei vicoli del quartiere e conosceva da sempre la passione del ragazzo per il teatro. Gaetano, in cuor suo, aveva un debole per Antonio e avrebbe fatto di tutto per veder sbocciare l’enorme talento che quel giovane allampanato, aveva nel sangue.

"Gaeta’, fateme nu’ favore."

"Dite Anna."

"Si vedete quel fetente, ditegli che se si fa vedere, lo butto dint’o Vesuvio."

"Sì ar…"

Gaetano non fece a tempo a dire altro, che Anna era già sparita dietro le persiane. Fece un lungo sospiro, poi giudicò che aveva spazzato abbastanza e rientrò nella botteguccia. Quella mattina aveva da fare: il dottor Quagliarulo gli aveva commissionato il rifacimento dei colletti di due camice. In realtà Quagliarulo non era un dottore, ma uno di quei pochi poveracci che sapevano leggere e scrivere e che, per sbarcare il lunario, scrivevano lettere, biglietti, note, elenchi, per tutti coloro – ed erano tanti – che non erano in grado di farlo. L’analfabetismo, in quegli anni, più che una piaga, era un’epidemia.

Gaetano si era messo da un minuto al lavoro, quando si spalancò di botto la porta.

"O Madonna!" Gaetano sobbalzò sulla sedia.

Antonio richiuse subito la porta dietro di sé.

"Gaeta’..."

"Anto’, ma tu si’ pazzo... "

"Gaeta’... hai visto a mamma’ stamani?"

"Come no! Ha detto che se ti prende di butta dint’o Vesuvio!" Gaetano si asciugò il sudore per lo spavento.

"Gaeta’!" il giovane lo guardò con gli occhi che brillavano.

"Che c’è, che tiene?"

"Gaeta’...," Antonio si esibì in un sorriso a trecentosessanta gradi, "stasera debutto!"

Gaetano spalancò gli occhi e afferrò le spalle del giovane: "O’ vero?"

"Sì Gaeta’, al varieté della Sala Napoli e la prossima settimana... indovina?"

"Addove?"

"Al teatro Orfeo!"

"O Madonna santa! Che bellezza! Finalmente ci sei riuscito!"

"Sì, solo che ho bisogno di qualcosa... "

"Che cosa?"

"Prima di tutto di un nome di battaglia."

"Comme ti chiamavi qualche anno fa?"

"Clerment... pe’ carità è na’ schifezza, sembra il nome di una purga!" Antonio fece la faccia disgustata, "vabbe’ al nome ci penserò dopo, ora mi serve un vestito."

"U’ Madonna..." Gaetano guardò la figura magra e allampanata di Antonio, poi si voltò e dette un’occhiata al magro guardaroba e tirò fuori una giacchetta chiara gessata, "Prova questa."

Antonio si infilò la giacca e Gaetano scoppiò a ridere.

"Sembri un attaccapanni!"

"Allora va bene!"

"No, invece di comico, si’ ridicolo."

Dopo diversi tentativi a Gaetano venne un’idea; "Anto’ perché non provi qualcosa di più grande?"

"Come?"

Gaetano tirò fuori un vecchio e stinto frac, "Prova questo."

Antonio lo indossò: i calzoni gli arrivavano alle caviglie e le maniche gli coprivano le mani.

"Sembri nu’ palombaro, ma si’ perfetto!

"Grazie Gaeta’… solo che ora non posso… pa… pagarti…"

Gaetano lo guardò sorridendo. "Ma vattenne! Me li darai quando diventerai famoso."

Antonio guardò l’amico con gli occhi che gli brillavano, si avvicinò e l’abbracciò: "Gaeta’, si n’amico!"

"Vattenne, si non vuo’ recita’ dint’o Vesuvio!"

Senza dire altro, Antonio aprì uno spiraglio della porta, guardò se la madre era in finestra e poi fuggì via. Gaetano, con il cuore gonfio di gioia, sorrise e scosse la testa.


La mattina dopo Gaetano stava ancora lavorando ai colletti del dottor Quagliarulo, quando si spalancò di nuovo la porta.

"O Madonna!" Gaetano sobbalzò sulla sedia.

Era di nuovo Antonio con un pacco sottobraccio.

"Gaeta’!"

"Ancora! Stavolta ti ci butto io dint’o Vesuvio!"

"Gaeta… è stato nu’ successo!"

Gaetano sorrise: "O’ vero?"

"Sì, e mi è venuto a cercare il direttore del Trianon per uno spettacolo!"

"Anto’, quanto si’ bello!" Esclamò Gaetano abbracciando Antonio.

"Gaeta’, ancora non ti posso pagare…"

"Ma figurati…"

"Aspetta… però ti ho portato questo, è un taglio di stoffa, magari lo puoi rivendere…"

"Dove l’hai preso?"

"Non ti preoccupare."

"Anto’, guardami in faccia!"

"Non l’ho rubato, stai tranquillo… prendilo," Gaetano prese il pacco, "ora devo andare… ci vediamo presto, ciao!"

Antonio aprì il solito spiraglio della porta per vedere se c’era la madre.

"Anto’."

"Che c’è Gaeta’?"

"Buona fortuna."

"Grazie." fece sorridendo e scappò via.

Gaetano appoggiò il pacco sul tavolo e lo scartò. Dentro c’era uno scampolo di velluto azzurro, Gaetano ci passò una mano sopra: era morbidissimo. Poi, con la stoffa in braccio, si avvicinò alla vetrina per vedere meglio il colore alla luce del giorno. Era straordinario, non aveva mai visto un azzurro di quel genere, chissà dove l’aveva preso Antonio? Lo girò e lo rigirò più volte fra le mani sembrava quasi che la stoffa fosse cangiante. Gaetano pensò che l’avrebbe sicuramente rivenduta molto bene, ma non avrebbe mai immaginato cosa sarebbe successo di lì a due minuti. Come sollevò gli occhi dalla stoffa, incontrò la faccia di un distinto signore che, dalla strada, attraverso la vetrina, con una faccia strabiliata, divorava con gli occhi lo scampolo di velluto. Un secondo dopo il tizio faceva irruzione nel piccolo negozio. Gaetano si ritrasse spaventato. Il nuovo venuto poteva avere una settantina d’anni, era alto e distinto ed una gran barba bianca gli conferiva un aspetto saggio, ma ciò che intimorì Gaetano erano i suoi occhi: vivi, intelligenti, lucidi e penetranti come due spilli. Il tizio era eccitato, disse qualcosa in inglese poi, sempre guardando la stoffa, allungò le mani verso Gaetano che era rimasto fermo come un baccalà. Gaetano guardò la stoffa, poi il signore e, tremando come una foglia, gli porse lo scampolo. Il tizio, per parecchi minuti, continuo ad osservare la stoffa ad occhi spalancati poi, in un inglese stentato, disse semplicemente una parola: "Quanto?"

Gaetano si limitò ad allargare le braccia, il tizio tirò fuori un portafoglio e gli mise in mano due banconote. Gaetano, completamente frastornato, annuì e lo strano tizio se ne andò con il suo scampolo di velluto. Solo l’indomani, dopo aver cambiato le banconote, si rese conto che il tizio gli aveva pagato quella stoffa con una somma spropositata. Gaetano non seppe mai chi fu quel signore e nemmeno da dove fosse venuta quella strana stoffa e neanche ebbe modo di chiederlo ad Antonio, ormai impegnato con il suo teatro. Con gli anni la strana vicenda si perse tra le infinite storie della vecchia Napoli e nessuno avrebbe potuto mai più ricordare né Gaetano, né quello strano signore e nemmeno quella stranissima stoffa, ma nessuno avrebbe mai più dimenticato quel ventenne allampanato con il teatro nel sangue.

 

FU QUI, NELLA VIA S. MARIA ANTESAECULA,
UNA DELLE PIÙ ANTICHE STRADE DELLA VECCHIA NAPOLI
CHE IL 15-2-1898 NACQUE IL PRINCIPE

ANTONIO DE CURTIS,  IL NOSTRO TOTO ’
EGLI FÙ COMICO IMPAREGGIABILE PER LA SUA MIMICA,
UOMO DI NOBILI SENTIMENTI, POETA INSIGNE, FRA QUELLI
CHE L’ITALIA PUÒ CONTRAPPORRE AI MAGGIORI
ARTISTI DEL MONDO
IL POPOLO DEL RIONE DEDICA
LE ASSOCIAZIONI RIUNITE
DI S. VINCENZO FERREDI POSERO 5-7-78

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