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LARDO A COLAZIONE

Dopo cinque anni di matrimonio la gente si chiedeva ancora come facesse, una coppia così male assortita, a rimanere in piedi.

A vederli ti dava l’impressione che fossero usciti dall’estrazione di una lotteria: come se i loro nomi fossero stati tirati fuori a casaccio da un cappello e poi accoppiati ad occhi bendati.

Sonia e Ferdinando si erano messi insieme sette anni prima, già allora qualcuno aveva avuto l’idea di organizzare un giro di scommesse su quanti giorni sarebbe durata la strana coppia. Quando i giorni diventarono mesi, il giro delle scommesse crollò della metà.

Quando fu scavalcato l’anno le scommesse scesero ulteriormente.

Quando, dopo due anni, i due si sposarono, il giro delle scommesse riprese vita su quanto sarebbe durato il matrimonio. Ma che cosa avevano di così strano questi due mammiferi?

È presto detto: Sonia era una splendida ragazza, fanatica della cultura fisica, istruttrice e titolare di una palestra. Passava la maggior parte della sua giornata sempre in movimento tra fitness, streching, step, funky, spinning, training, switching, e altri misteriosi termini inglesi che fanno sudare.

Possedeva un corpo da calendario Pirelli, sodo e scultoreo come una pantera, con tutte le caratteristiche essenziali al punto giusto, optional compresi. Fanatica dell’alimentazione, misurava proteine, vitamine, carboidrati con il microscopio: la sola vista di un cornetto alla crema l’avrebbe fatta cadere in delirium tremens.

Inutile dire che erano parecchi gli strappi muscolari al collo subiti dai giovani che si voltavano al suo passaggio, anche se una certa dose di rudezza nel carattere della ragazza, contribuiva a tenerli alla larga da qualsiasi tentativo di approccio.

Ferdinando era praticamente il contrario di Sonia: corredato di una notevole stazza, era un’amante della buona tavola, e un raffinato conoscitore di vini.

Non aveva mai mosso un muscolo in vita sua, la sola vista di un paio di scarpe da ginnastica lo avrebbe fatto cadere nello stesso tipo di delirium tremens citato sopra. Faceva, ovviamente, un lavoro sedentario ma, a mio avviso, il lavoro più creativo del mondo: il liutaio.

Qui vorrei fare una breve parentesi, una considerazione di carattere puramente personale: pensate quanto è creativo costruire strumenti musicali?

Chi fa lo scultore, il pittore o il musicista ovviamente è un artista perché crea dal nulla un’opera d’arte, ma chi costruisce uno strumento musicale (che già di per se è un’opera d’arte), che consente ad altri di fare a loro volta arte, di creare bellezza ed esprimere il genio, è artista due volte, e Ferdinando, nel suo mestiere, era un artista.

Questa era la situazione, ecco perché la gente continuava a chiedersi da anni come poteva coesistere una coppia del genere, ma la risposta c’era, solo che nessuno la conosceva: Ferdinando era l’anima più poetica che Sonia avesse mai incontrato.

Ferdinando era l’unico capace di scuotere la rude scorza di Sonia come nessun play boy, nessun Don Giovanni sarebbe mai riuscito a fare. Non era solo una questione di gesti, di parole, ma anche di minime attenzioni, di sguardi, di poesia.

A Ferdinando non occorrevano molti artifici o particolari espedienti, lui era fatto così.

Per avvincere l’anima di Sonia in una magica atmosfera, doveva solo essere se stesso. Ma c’era una cosa che Sonia non riusciva a sopportare in Ferdinando: la sua colazione!

Voi vi domanderete: "Che c’entra la colazione?"

Niente, se fatta con latte, caffè, biscotti, tè, ecc. Sonia poteva arrivare a concepire cornetti semplici e, in rarissimi casi, al limite della tolleranza, cornetti alla crema, ma com’era possibile, anche solo immaginare, una colazione a base di lardo?

Come abbiamo già spiegato, Ferdinando era un buongustaio, esperto di gastronomia, nonché ottimo cuoco, ai fornelli avrebbe dato filo da torcere a molti grandi chef.

Per Ferdinando il cibo era un tesoro prezioso, destinato ad alleviare le sofferenze del genere umano.

"Fatti non fummo per viver come bruti!", come un rito propiziatorio, i famosi versi danteschi precedevano ogni riunione conviviale organizzata da Ferdinando.

Per tutti questi motivi e per altri, Ferdinando non poteva concepire di aprire la giornata con una colazione qualunque, secondo il suo parere, una giornata degna di essere vissuta doveva iniziare con un cibo degno di questo nome e, dopo vari tentativi ed esperimenti, Ferdinando aveva trovato la configurazione perfetta per la sua colazione tipo: lardo di Colonnata tagliato a striscioline sottili, adagiato su crostini caldi di pane al rosmarino, il tutto accompagnato da un bicchiere di Amarone della Valpolicella di cinque anni.

Il pensiero di fare una colazione mattutina a base di crostini al colesterolo puro e vino rosso di quattordici gradi, potrà far inorridire molti lettori, ma per Ferdinando si trattava di qualcosa di molto vicino alla beatitudine celeste.

La crisi iniziò quando Sonia, visto il successo sempre crescente della sua palestra e l’incremento del numero degli iscritti, decise di rinnovare i macchinari e di ingrandire il locale.

Le spese erano tante e Sonia, per poter realizzare il suo progetto, fu costretta ad accettare la proposta di "Capitan Duracell", al secolo: Gaetano Panzadura, detto anche "Michelin", una specie di armadio ambulante il quale, ogni volta che si metteva in costume da bagno, ricordava appunto l’omino della famosa casa produttrice di pneumatici.

Gaetano era titolare anche lui di una palestra, molte volte aveva proposto a Sonia di entrare in società e di aprire insieme una palestra più grande. Sonia aveva sempre rifiutato l’offerta per due motivi: primo, perché a Gaetano, Sonia piaceva da matti e non perdeva occasione di farle apprezzamenti ed advances; secondo, perché si diceva in giro che Gaetano, più che una palestra, aveva aperto una farmacia, fornitissima di steroidi, anabolizzanti, aminoacidi ed altra mercanzia del genere.

Sonia, a parte qualche integratore salino, aborriva qualsiasi porcheria chimica potesse entrare nell’organismo.

Purtroppo Sonia non ebbe scelta, se voleva ingrandire la palestra ed allargare l’attività, doveva accettare la proposta di Gaetano, ma ad una condizione: doveva far sparire tutte le suddette porcherie. Queste erano le condizioni.

L’accordo fu fatto e, dopo un mese, il "Center of Fitness and Body System", soprannominato in seguito dalle malelingue: "il festival del muscolo", fu aperto.

Il successo fu grande poiché, la nuova mega-palestra, oltre che riunire gli iscritti delle due originarie, vide anche aumentare il numero delle nuove iscrizioni.

E Ferdinando in tutto questo? Ferdinando era un’anima candida, non conosceva la gelosia ed era contento del successo di Sonia con la sua attività. Solo che ora Sonia, era costretta a subire tutti i giorni gli attacchi di Gaetano ed anche per una scorza dura come lei, era sempre più difficile resistere al fascino che, comunque, subiva da Capitan Duracell.

Quando poi a casa si ritrovava con Ferdinando, anche a non volerlo, il paragone saltava fuori spontaneo. La crisi vera e propria esplose una mattina quando Sonia, stanca di sentire l’odore della colazione di Ferdinando, montò su tutte le furie: "Porco mondo, possibile che tutte le mattine tu debba ingurgitare quella specie di grasso di balena!"

"Amore," fece stupito Ferdinando, "che ti prende?"

"Ma come, che mi prende? Hai un ventre che sembra una boa di segnalazione e continui imperterrito ad ingozzarti di colesterolo distillato!"

Ferdinando era esterrefatto della reazione di Sonia, fece per abbracciarla, ma lei si divincolò.

"Stammi bene a sentire: o tu fai qualcosa per quella specie di custodia per cocomeri che hai al posto della pancia o ti faccio mangiare l’ultimo violoncello che hai costruito! Anzi, da domani resto a dormire in palestra, finché ti deciderai a smettere di trangugiare porcherie!"

Sonia uscì sbattendo la porta. Ferdinando rimase con gli occhi fissi alla porta chiusa come un baccalà. "Perché?" Disse tra se, "sono tutte cose naturali, hai sempre difeso a spada tratta le cose naturali?…che ti prende amore mio?"

Sonia fece come aveva detto.

A Gaetano non parve vero, si buttò a capofitto nella conquista, per lei fu duro resistergli e, un paio di volte, fu lì lì per cedere. Quello che non riusciva a spiegarsi era come mai Ferdinando non si era più fatto vivo e questo la irritava ancora di più.

Ovviamente Ferdinando non aveva abbassato le armi, anzi, si era immerso in un progetto che, tempo indietro, aveva messo da parte, e che ora lo avrebbe aiutato a riconquistare Sonia.

Qualche anno prima aveva ideato e disegnato un nuovo tipo di strumento a corde, aveva anche iniziato la costruzione di un prototipo ma, prima il matrimonio e poi gli impegni di lavoro l’avevano costretto a mettere da parte il progetto.

Ferdinando, recuperò i disegni e riprese la costruzione della sua invenzione, doveva superare se stesso, avrebbe creato qualcosa che avrebbe riprodotto il canto di un angelo, un qualcosa di unico che avrebbe suonato una volta sola e al solo scopo di riconquistare la sua donna.

Si rinchiuse nel suo laboratorio lavorando giorno e notte alla sua idea, quasi senza mangiare e dormendo solo quattro ore a notte.

Alla fine del trentaquattresimo giorno, Ferdinando provò finalmente il suo strumento: era una via di mezzo tra una chitarra e un arpa, aveva quindici corde, visto così non sembrava niente di eccezionale, ma il suono che ne uscì andò ben oltre il canto di un angelo.

Ferdinando lo provò suonando una versione per chitarra del "Mattino" di Grieg, dopodiché rimase a fissarlo a bocca aperta per una buona mezz’ora senza riuscire a formulare un pensiero logico: non aveva costruito uno strumento musicale, aveva costruito un miracolo il cui suono era la voce dei sogni!

Quella sera si decise: avrebbe suonato per la sua donna.

Sonia, quella sera, era di umore malinconico, non sentiva Ferdinando da un mese, le mancava e diventava sempre più difficile resistere a Gaetano.

Quella sera avevano deciso di fare manutenzione alle macchine per gli esercizi e così erano rimasti soli dentro la palestra. Sonia stava controllando la carrucola dell’attrezzatura per i deltoidi, quando Gaetano le si avvicinò: "Sonia, che ti succede?"

"Niente, niente." Tagliò corto lei.

Lui le prese le spalle tra le mani costringendola a guardarlo.

"Come niente? Da Un mese hai una faccia! Sembri l’autista di un carro funebre."

Lei accennò un sorriso: "È da un mese che non vedo più Ferdinando, non mi ha neanche chiamata, non so cosa gli possa essere successo… forse ho sbagliato ad agire così."

"Lo vedi che è come dicevo io? Non ha fatto un passo per accontentarti e nemmeno si è degnato di farti almeno una promessa."

"Non è da lui, non ha mai fatto così." nella voce c’era una nota di disperazione.

"Scusa se te lo dico, ma se ci teneva tanto a te, non si sarebbe comportato così, non si abbandona la propria donna! Non si sparisce per così tanto tempo!"

"Veramente sono io che l’ho abbandonato…"

"… e lui non ha fatto niente per cercarti! Con la mia donna non potrei mai permettermi di comportarmi cosi."

Gaetano la tirò a se, Sonia si lasciò andare e appoggiò la testa sulle sue spalle, "Mi sei sempre piaciuta, se non fosse stato per la tua testardaggine, a quest’ora staremmo insieme."

Lui le sollevò il mento tra le dita e la guardò dritta negli occhi, "vedi? Siamo destinati a stare vicini, siamo fatti l’uno per l’altra!" Gaetano avvicinò la sua bocca a quella di Sonia.

Lei chiuse gli occhi, dentro di sé sentiva una grande tristezza ed in quel momento aveva un gran bisogno di essere consolata e rassicurata.

Ma il famigerato bacio non avvenne mai.

Improvvisamente, da sotto una delle finestre della palestra, arrivò qualcosa di incredibile.

Sonia si divincolò da Gaetano che, dentro di sé, mandò al diavolo il suonatore.

Era musica, ma una musica che Sonia non aveva mai sentito, sembrava il concerto del vento attraverso gli alberi di un’immensa foresta, sembrava il canto delle sirene di Ulisse.

Per tutto il tempo dell’esecuzione, Sonia restò ipnotizzata da quei suoni, alla fine ripeté due volte la stessa parola, la prima volta sommessamente, la seconda più forte: "Ferdinando… Ferdinando!"

E Ferdinando arrivò. Sonia per poco non lo riconobbe, era dimagrito di parecchi chili, in mano aveva uno strumento stranissimo. Lei si avvicinò e lo guardò: "Sei sciupato," non sapeva che lui aveva quasi digiunato un mese per costruire il suo strumento, "è questo che suonavi?"

"Sì, l’ho costruito perché doveva parlare per me al tuo cuore, per dirti quanto ti amo e che morirei se ti perdessi!"

A Sonia spuntarono le lacrime, "era un sono meraviglioso… ma come hai fatto? Non ho mai sentito niente del genere?"

"L’ho costruito solo per questa sera, per farlo suonare solo una volta, il suo suono era solo per te, nessuno lo sentirà mai più!"

Ferdinando si avvicinò a Gaetano, sollevò lo strumento e glielo fracassò sulla testa. Capitan Duracell crollò a terra come una marionetta a cui abbiano tagliato i fili.

"Te l’ho detto che avrebbe suonato una volta sola!"

Sonia si precipitò ad abbracciare il suo uomo. Rimasero così per molto tempo ascoltando solo il battito dei loro cuori.

Nei tre mesi successivi Ferdinando recuperò tutta la sua pancia, quella volta Sonia non ebbe nulla da ridire poiché la sua superava quella del suo uomo e ci sarebbero voluti altri sei mesi perché tornasse normale ma, alla fine di quei mesi, avrebbero sentito un altro magico suono: quello del pianto di un cucciolo d’uomo.

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