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Chat
In un mondo
chiuso tutto tuo,
fatto di figure di cartone,
e di tante bambole di stoffa vivi tu.
Vivi chiusa in quelle quattro mura,
non ricordi chi ti ci ha portato,
e conosci solo chi ora gioca con te.
E nei tuoi sogni parli con gli angeli.
"Figure di cartone - Le Orme".
Le dita corsero veloci sulla tastiera. Limmagine sul monitor cambiò, apparve linizio di una homepage con la pagina iniziale della chat e con la richiesta di inserimento del nick . Le dita batterono quello di sempre: Lilith, poi con il mouse andò in alto a sinistra dello schermo, aprì il menù avanzato e creò la stanza. Anche la stanza aveva sempre lo stesso nome: Il sogno. Inserì la password di accesso per bloccare lentrata ad estranei e attese. Non passò neanche un minuto che comparve una scritta:
[server]Anael~MeetIRC@h872-34-n2entra
Langelo era arrivato
Lilith> ciao angelo mio
Anael> ciao come stai oggi?
Lilith> un po affaticata, ma bene
Anael> ne sono felice, ritrovarti in questo sogno è come il
rinnovarsi di un fremito
Lilith> Dio come 6 tenero!
Anael> 6 tu che hai tirato fuori dalla mia anima questa tenerezza
Lilith> sai, ho provato a cercare in Internet notizie su Anael
Anael> e che cosa hai trovato?
Lilith> senti qua: è larcangelo legato alla sfera di
Venere
Lilith>
è colui che ha in custodia tutto quanto esiste di bello e di
armonioso
Lilith>
è lispiratore degli artisti, colui che fa risuonare alle
orecchie
Lilith>
degli uomini più sensibili larmonia delle sfere perché
Lilith>
venga riscritta sotto forma di musica da ascoltare attraverso gli
strumenti del pianeta terra..
Lilith>
la musica, il colore, la bellezza, larmonia e la benevolenza,
saranno i mezzi..
Lilith>
attraverso cui il genere umano si evolverà nei secoli a venire
Anael>bellissimo!
Lilith>è il ritratto della tua anima.
Anael>non esagerare, sono solo un fascio di elettroni che corre
dietro uno schermo.
Lilith>
e che ha scosso la mia vita, perché non vuoi
chiamarmi al telefono?
Anael>forse non ho voce
Lilith>non ci credo
tutto il tuo essere urla!
Anael>
o forse è una voce che non ha suono.
Lilith>sai, sono ormai due mesi che ogni giorno ti ritrovo
qui
Lilith>e non so perché e per quali misteriose alchimie..
Lilith>mi sono ritrovata così legata a te
Lilith>uno strumento come la chat rende difficili certe cose, ma ne rende facili altre
Anael>vediamo se ho indovinato:
Anael>difficile perché non hai davanti a te il viso, gli occhi, non ne senti la voce e
neanche il respiro
Anael>
facile perché ti manca proprio limbarazzo di avere davanti a te le
cose appena dette
Anael>
e le emozioni, le sensazioni, le vibrazioni non devono passare attraverso
il filtro dei gesti e degli sguardi
Anael>
ed essere reinterpretati
Lilith>Cristo come fai a leggere così a fondo dentro di me?
Anael>forse non sono io che leggo, ma tu che mi parli di
te
Lilith>ma non hai mai voluto sapere niente di me?
Anael>forse sono sufficienti le parole che compaiono sullo
schermo
Lilith>ma potrei avere 15 anni come 50, potrei essere
bruttissima, malata
Anael>la Lilith che conosco io è bellissima ed è senza
età
Lilith>(sospiro)
Lilith>io non so niente di te, neanche il tuo vero nome
Lilith>
e se da una parte la curiosità mi divora..
Lilith>
dallaltra vorrei che tu restassi quel sogno che da due mesi mi ha
invaso la vita
Lilith>
ancora sono qui a chiedermi che cosa è successo
Anael>i sogni restano tali nel cuore di ognuno di noi. Fuori di
esso
Lilith>
diventano dura realtà e delusione
Anael>no, siamo noi che li facciamo diventare tali
Anael>è la nostra idea del mondo che li trasforma in delusioni
Lilith>come fai ad essere così sicuro di quello che dici?
Anael>perché sono le nostre idee che trasformano la
realtà
ti senti in grado di affermare che nella tua vita hai amato qualcuno profondamente?
Lilith>si
tu
Anael>e secondo te questo amore è divenuto tale per una
serie di eventi?
Lilith>no
semplicemente perché
oddio, non lo
so neanche io
Anael>pensi che se tu non avessi dato spazio a questo
amore, sarebbe diventato altrettanto grande?
Lilith> no
il fatto è che ha.. anzi, hai
semplicemente posato i piedi dentro la mia anima e lhai invasa
Anael>si, ma 6 tu che hai predisposto tutto perché ciò
avvenisse..
Lilith>ma io non ho fatto nulla!
Anael>6 tu che hai lasciato la porta aperta.
Lilith>di fronte allincontenibile marea di emozioni
che hai provocato, era impossibile tenerla chiusa.
Anael>vedi allora che la realtà è quella che è stata
filtrata dalla tua anima..
Anael>
e poi è dilagata intorno a te
Lilith>mi hai sommerso Angelo mio!
Lilith>mi è anche difficile ritrovare la lucidità per discernere le cose
Anael>non è mancanza di lucidità la tua, ma un pieno di
emozioni
Lilith>
che prima non sapevo di avere
Anael>
che prima avevi chiuso fuori da te stessa
Lilith>cristo, 6 riuscito ad insegnarmi ad utilizzare
risorse che neanche sapevo di avere
Lilith>
neanche fossi una ragazzina
angelo mio io
Anael>non dirmi niente! Non dire cose più grandi di te
Anael>lascia che questa vibrazione ti attraversi, non farti domande
e le risposte
arriveranno da se
Lilith>è difficile credere che 6 qualcuno in carne ed
ossa che batte sopra una tastiera
Anael>infatti non sto battendo su una tastiera, ma
direttamente dentro il tuo cuore
Lilith>(sospiro)
Lilith>accidenti, oggi posso restare pochissimo tempo! Sto aspettando i risultati di
una cosa a cui sto lavorando da anni.
Anael>sicuramente saranno positivi
Lilith>non lo so, ma se lo saranno potranno cambiare molte
cose
Anael>
ma se non lo saranno ricordati solo che la
soluzione è molto più vicina di quanto tu non pensi
Lilith>vorrei poterlo sperare con tutto il cuore.
Anael>
ma se ti sembrerà che non lo siano ricordati
che i risultati saranno fra le tue mani anche se tu non te ne accorgerai
Lilith>
angelo mio
Anael>ora vai e fammi sapere lesito.
Lilith>non è facile chiudere questo computer
Anael>su, non far attendere il tuo lavoro
Lilith>ciao, a domani, un abbraccio.
Anael>ciao
[server]Anael~MeetIRC@h872-34-n2esce
* Lo pseudonimo con il quale si conversa in chat.

La mano destra si spostò dalla tastiera al mouse. Il puntatore corse sullo schermo fino alla X in alto a destra. Una di seguito allaltra si chiusero tutte le finestre, finché non rimase la schermata principale con il logo del dipartimento centrale delle ricerche. Laura chiuse gli occhi, respirò a fondo appoggiandosi alla spalliera della sedia. Rimase così per parecchi minuti lasciando che brividi ed emozioni defluissero dal suo corpo. Dopo due mesi non riusciva ancora a capacitarsi di quello che era successo. In una chat, incontrata per caso in Internet dove ragazzini, repressi e anonimi si scambiavano parole, aveva trovato un qualcosa che trascendeva la realtà, un qualcuno che, dietro il nick di un angelo, le aveva sconvolto la vita.
Quellappuntamento giornaliero davanti al monitor era diventato una droga. Nella sua vita non si era mai legata a uomini per più di sei mesi, li trovava soffocanti, immersi nei loro ruoli di maschi e culturalmente immobili. Aveva sposato il suo lavoro di ricerca e i risultati erano giunti dopo anni di stress e di delusioni, ma erano arrivati.
Aveva esultato certo, ma non si era sentita appagata, non aveva sentito quellesaltazione che accompagna i grandi traguardi del genere umano, perché di uno di questi si trattava. E ora che succedeva? Perché un anonimo angelo, dietro uno schermo fluorescente, lontano chissà dove, le aveva regalato sensazioni che le soddisfazioni di una vita di lavoro neanche erano riuscite a sfiorare.
In certi momenti aveva perfino dimenticato il suo lavoro.
In certi momenti i brividi che sentiva dentro il suo corpo lavevano spaventata.
In certi momenti aveva chiuso gli occhi e si era sentita bagnata
Qualcuno bussò.
«Professoressa!»
Sobbalzò e si riscosse: «...Si?»
«Sono arrivati i risultati.»
«Vengo subito.»
Da fuori della porta il giovane tese le orecchie come per captare qualche suono. Ma dalla stanza non arrivò niente.
«Che fai origli alle porte?» Disse sorridendo la ragazza alle sue spalle.
«Non lo so, mi preoccupa.»
«Perché?»
«Da due mesi, tutte le sere, a questora si chiude nel suo ufficio e ci resta per un paio dore.»
«E che cè di strano?»
«Di strano nulla, di singolare molto.»
«Cosa intendi dire?»
Lui si guardò intorno, prese la ragazza sottobraccio e si allontanò dalla porta dellufficio.
«Sai cosa fa la professoressa in quelle due ore?»
«Lavora a qualche progetto riservato?»
«Chatta!»
La ragazza scoppiò a ridere.
«Cosa? La professoressa Laura B. premio Nobel per la biologia, direttore del progetto Anael, a sessantacinque anni si è messa a giocare con la chat?»
«Shhh, non farti sentire!»
«Ma con chi diavolo chatta?»
«Non lo so »
«Avete provato e vedere nei tracciati?»
«No, non è giusto.»
«Ma daiii, che ti frega, voglio vedere con chi spettegola la vecchia!»
«Non ti ci provare neanche!»
«Dai su, ci facciamo quattro risate »
«Zitta!»
La porta dellufficio si aprì. La prima cosa che il giovane notò fu la serenità sul viso di Laura.
«Professoressa, sono arrivati i risultati!» Disse porgendole una grossa busta.
«Finalmente!» disse strappandogliela dalle mani.
«Venite in ufficio.»Entrate
Entrarono e si sedettero sulle uniche tre poltroncine presenti nella stanza. Laura con frenesia lacerò la busta e tirò fuori un fascio di dossier rilegati in plastica, li osservò cercando di frenare limpazienza.
«Per prima cosa dobbiamo dividere i soggetti trattati con il farmaco e quelli con il placebo, verificare lesattezza dei protocolli seguiti ed infine verbalizzare i risultati, cominciamo»
Erano un gruppo affiatato ed il lavoro non fu lungo. Dopo due ore Laura si appoggiò sospirando alla spalliera della poltroncina.
«Niente» in quella parola era racchiuso un oceano di frustrazioni.
«Forse abbiamo saltato qualche verifica » disse la ragazza.
«Oppure il protocollo non era completo» proseguì il giovane.
Laura parlò a se stessa: «Dove ho sbagliato? Forse i dosaggi erano troppo alti o forse troppo bassi?»
«Professoressa, sette soggetti sono stati trattati con il farmaco e sette con il placebo, in nessuna dei quattordici casi si sono avute reazioni, ma ciò non vuol dire che dipenda dal farmaco, è possibile che la sua azione debba essere determinata da un catalizzatore o da qualche altro fattore che ci è sfuggito.»
«No ormai non è più il caso di continuare sono stanca.»
Laura aveva lo sguardo perso nel vuoto.
«Anael, è il nome che avrebbe dovuto avere la nuova proteina è il nome di un angelo vi prego lasciatemi sola.»
I due giovani si guardarono allarmati.
Laura chiuse gli occhi. I due giovani si alzarono.
«Professoressa, si riposi, ricontrolliamo noi di nuovo tutte le procedure.»
Laura non rispose, i due raccolsero i dossier ed uscirono.
«Cristo, che colpo per la professoressa!» Disse la ragazza mentre uscivano dallo studio.
«Eppure sono convinto che la soluzione sia molto più vicina di quanto immaginiamo»
I due entrarono in un altro ufficio e si misero a controllare di nuovo i dossier.
«Continuo ad avere la sensazione che qualcosa ci sta sfuggendo sotto il naso.»
«Ma è mai stata fatta una simulazione di come avrebbe dovuto interagire la proteina?»
«Sì ma solo al computer e solo chimicamente, in realtà il meccanismo non è ancora chiaro e la probabilità di riuscita è ancora al 56%, troppo bassa per avere certezza, troppo alta per essere solo casualità.»
«Ma nei primi casi in cui si ebbero dei risultati, le condizioni ambientali erano le stesse per tutti?»
Il giovane sospirò: «Non siamo ancora in grado di capire il meccanismo chimico della proteina, figurati se dovessimo tener conto di tutti i fattori ambientali e soggettivi!»
«Aspetta: una proteina in grado di agire su soggetti colpiti da schizofrenia grave, Alzhaimer, Parkinson e tutta unaltra serie di patologie psico-fisiche compresa la sindrome di Down, non può non tener conto anche delleventuale influenza di fattori ambientali contingenti.
«Sì, ma non è questa la sede per prenderli in considerazione!»
«Ma la proteina, in simulazione, agirebbe anche sul recupero fisico oltre a quello mentale?»
Il giovane parlò sommessamente: «Sì, nei primi esperimenti, i soggetti trattati con Anael non solo hanno recuperato tutte le facoltà mentali, ma quelli colpiti dalla sindrome di Down, hanno riacquistato perfino il normale aspetto fisico anche se poi hanno dovuto comunque subire una certa rieducazione ma, a quanto pare, nei pochi casi risolti, i soggetti hanno sviluppato un Q.I. più elevato della media.»
«Incredibile!»
«Sì, sarebbe una benedizione divina se trovassimo la maniera di far funzionare Anael,» tacque un istante «non è giusto che una vita dedicata alla ricerca di un miracolo debba perdersi così dobbiamo aiutare la professoressa!»
La ragazza aggrottò le sopracciglia: «Aspetta un attimo, complessivamente le dosi di Anael e di placebo erano quattordici.»
«Sì, e allora?»
La ragazza aprì il cassetto di uno schedario e si mise a rovistare, poi alla fine tirò fuori un foglio.
«Qui dice che i campioni della proteina spediti ai laboratori per gli esperimenti erano quindici e non quattordici!»
«Come quindici? Non è possibile, fai vedere!»
«Vedi?»
«È vero ricontrolliamo tutto, magari sarà un errore, ma dobbiamo essere sicuri di non tralasciare niente, tu ricontrolla minuziosamente tutte le spedizioni, il percorso seguito, le distanze e se le ditte incaricate del trasporto non hanno seguito le procedure imposte dai contratti o hanno subito smarrimenti o furti »
«Subito!»
«Io telefono a tutti i laboratori per avere le riconferme degli esperimenti fatti, ci rivediamo qui fra unora, avverti anche la professoressa!»
«Ok!»

Le dita si sollevarono lentamente dalla tastiera e, sempre lentamente, si appoggiarono sulle gambe. Rimase così: immobile sulla sedia con lo sguardo fisso sullo schermo del computer, senza emettere un suono, senza muovere un muscolo. Sembrava ricaduto nella consueta profonda catatonia che lo aveva accompagnato per quasi tutta la sua giovane vita.
Dietro di lui il medico anziano guardò stupefatto quello giovane.
«È assurdo! Inconcepibile! Ma siete sicuri che non sta simulando?
«Professore, il soggetto è affetto da una forma gravissima e acuta di schizofrenia.»
«Per Dio, dovrebbe essere privo di qualsiasi relazione con la realtà! Comè possibile che riesca a battere i tasti di un computer?»
«Non riusciamo a capirlo, sembra che tutto ciò che fa sia stato assorbito passivamente ed ora, per unincredibile causa a noi completamente ignota, salti fuori come un fiore che sboccia.»
«Quanti anni ha?»
«Diciassette.»
«Da quanto tempo è in questo stato?»
«Dalletà di otto anni.»
Il professore cercò di mettere un po di ordine nelle sue idee.
«Il soggetto ha assunto qualche medicinale ultimamente?»
«Oltre ai soliti farmaci giornalieri, nessun altro quello che non riusciamo a capire è la proprietà di linguaggio che esprime, sembra quasi che il computer abbia fatto da catalizzatore ad una reazione, una sorta di recupero delle facoltà superiori, ma non parla e non si muove a parte il fatto di scrivere sulla tastiera, per il resto mantiene una catatonia completa.»
«Avete unidea di come e dove abbia imparato la coordinazione motoria necessaria?»
«È la cosa che ci ha sconvolto di più, non cè nessun motivo razionale né logico.»
Il Professore si avvicinò al soggetto guardandolo con attenzione: dimostrava ancora meno della sua giovane età, lespressione del viso era rilassata e serena, gli occhi non avevano niente della vacua fissità di un malato di mente, ma non si muovevano e rimanevano fissi. Il ragazzo vestiva il camicione bianco indossato da tutti i pazienti dellospedale psichiatrico, la luce dello schermo del computer vi rimbalzava sopra e andava ad illuminare il suo viso, il Professore non poté far a meno di notare che, con quella luce, il viso assumeva una dolcezza eterea. Poi osservò il monitor fermo sulla home-page della chat.
«Chi è questa Lilith? Avete provato a seguire il tracciato del collegamento Internet per vedere chi sta dallaltra parte?»
Il giovane medico sospirò: «Inizialmente avevamo pensato di farlo poi, visti i risultati sul soggetto e le reazioni, beh abbiamo ritenuto opportuno che gli eventi seguissero il proprio corso, soprattutto per non influire sui risultati finali professore, vogliamo veder che cosa succede senza metterci il naso.»
«Saggia decisione, sono daccordo, se il miracolo cè stato lasciamo che segua la sua strada.»
Qualcuno bussò alla porta.
«Avanti.»
Era lassistente del professore.
«Mi scusi professore.»
«Sì?»
«Hanno chiamato dal dipartimento centrale delle ricerche.»
«Che cosa?»
«Sì, ci chiedono di effettuare una verifica.»
«Che genere di verifica?»
«Sembra che abbiano spedito ad una catena di laboratori un nuovo farmaco per la sperimentazione.»
«Quale farmaco?»
«Una proteina sintetica.»
«Con quali proprietà?»
«Non ce lhanno detto, ci hanno solo chiesto di controllare se, per errore, un campione è arrivato al nostro laboratorio e se è stato sperimentato su qualche paziente.
«Come si chiama questo farmaco?»
Lassistente consultò un appunto preso in fretta su di un foglio:
«Anael!»
Il giovane medico e il professore si guardarono esterrefatti, solo in quel momento ebbero la certezza di aver assistito ad un miracolo.
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