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E DIO CREÒ LA DONNA
(Tratto dall’atto unico "Il Paradiso" dello stesso autore

Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
(
Genesi 1, 27)

Sei giorni! Sei giorni di lavoro assiduo e faticoso e ancora non era sicuro che l’opera fosse compiuta a regola d’arte, il controllo qualità non esisteva ancora e nemmeno esisteva chi gli potesse rilasciare un qualche tipo di certificazione. Sì, era pur vero che, in ogni caso, tutto in lui era perfetto e onnipotente, ma la sua perfezione copriva tutti i campi e, se si sentiva insicuro, perfino la sua insicurezza era perfetta! Non era ancora finito il sesto giorno che ancora rimuginava tra se, più ripensava a quello che aveva fatto, più si convinceva che c’era ancora qualcosa che doveva fare.

Qualche millennio prima aveva avuto una discussione con Manitou, Hallah e Giove su come impostare la creazione, ma era stato tempo perso: uno voleva le grandi praterie, uno insisteva per aver ragione a tutti i costi e l’altro si incazzava continuamente, conclusione: ad ognuno la sua creazione! La storia avrebbe dimostrato chi aveva ragione e chi torto.

Una cosa era certa: in futuro si sarebbe guardato bene dal discutere con gli extracomunitari, vedevano le cose troppo a modo loro. Chissà forse non avrebbe dovuto licenziare Lucifero, in fondo era l’unico ad avere le idee chiare, si ripromise di prendere in considerazione la possibilità di richiamarlo nell’amministrazione. Sbadigliò, si stiracchiò e si assestò sul trono. Decise di concedersi un sonnellino, era stanco e si addormentò, ma la pace durò poco:

"Papà." Adamo, la sua ultima fatica, stava diventato inopportuno e rompiballe.

"Che c’è?"

"Papà io mi sto rompendo!"

"Uff… fatti un giro nell’Eden." Cominciava ad avere dubbi sul fatto di aver creato l’uomo. Forse avrebbe fatto meglio a dare la prerogativa sulla terra ai tapiri o alle meduse, almeno stavano zitti! Si ripromise di farlo da qualche altra parte dell’universo.

"Papà."

"Si?"

"Posso andare a mangiare le mele?"

"Con tutta la frutta che ti ho fatto, proprio di mele ti è venuta voglia?"

"Perché?"

"Perché non puoi."

"Perché?"

"Perché ti fanno male, contengono il peccato originale."

"Il che?"

"Il peccato originale è… una specie di verme, non sapevo dove metterlo e l’ho messo nelle mele, contento?

Adamo si mise tranquillo. Accidenti, doveva inventarsi qualcosa per quella sua creatura, era troppo solo e l’Eden era troppo grande per lui. Doveva escogitare qualcosa, fare un altro uomo non gli sembrava il caso, doveva fare un animale, un essere che integrasse Adamo, che gli fosse complementare e che, allo stesso tempo potesse fargli compagnia e non solo morale.

Era stanco, ma si decise: "Adamo, vieni qui mi serve una parte di te."

Adamo balzò in piedi spaventato: "Ma che sei diventato matto?

"Calmati, stai tranquillo, non sentirai niente."

"E che… ti serve?"

"Una costola."

"Non potresti prendermi i capelli, stanno diventando lunghi e cominciano a darmi fastidio."

"No, mi serve una costola!"

In effetti la costola era la prima cosa che gli era venuta in mente (chissà perché) e ora si era impuntato e non voleva darla vinta ad Adamo.

"Aspetta un attimo, non è che cominci con una costola e poi..."

"Preferisci darmi una costola o assaggiare l’ira di Dio?"

"Questo è un ricatto!"

"Chiamalo come ti pare, comunque o mi dai una costola o la donna non te le faccio!"

"La che?"

"La donna."

"La donna? E che è?"

Già, che cosa era? Quel nome gli era venuto così, una trovata della sua onnipotente mente; tentò di raffigurarsi il risultato finale, be’ non era male! Allungò le mani nel tentativo di descriverla ad Adamo con dei gesti ma, ripensandoci, si fermò.

"E... tu la vedrai!

"È una cosa che si mangia?"

"Ma va!"

"E allora che ci faccio?"

" E... ti farà bene vedrai! Calmerà la malinconia meglio della camomilla !

"Allora si beve?" 

Fece per dire qualcosa, ma si fermò per non perdere la calma.

"Lasciamo perdere... vieni qui. Mettiti qui che ci penso io."

"Ch... che mi fai?"

Gli mise una mano su di un fianco.

"Ah!"

"Ma se non ti ho nemmeno toccato."

"Io ho sentito male."

"Ma va! Lasciami fare."

Gli passò una mano due o tre volte davanti agli occhi.

"Che fa...fai?"

"L’anestesia."

"La nestesia? E che è?"

"Non lo so, non l’hanno ancora inventata. Zitto!

Adamo impiegò tre secondi netti ad addormentarsi e quattro a risvegliarsi. La costola impiego solo un secondo ad uscire. La prima cosa che vide, una volta ripreso conoscenza, fu la costola che gli era stata tolta.

"Ah!"

"Che urli, è solo un osso."

Adamo balzò in piedi e fece per fuggire.

"Vieni qui."

"No, no tu vuoi un’altra costola!"

"No, vieni qui!"

Adamo si avvicinò guardingo. Fu osservato, misurato, controllato, verificato.

"Questa volta non voglio fare errori, aspettami qui"

Adamo si ritrovò solo: "Ma cosa diavolo ha in mente papà? Uh… accidenti, ho nominato il diavolo, speriamo non mi abbia letto in testa!"

Passarono pochi minuti. Quando riapparve non era solo, vicino a lui c’era un animale stranissimo. Adamo lo guardò esterrefatto.

"Adamo, questa è la donna! Ti piace?"

Adamo la osservò a lungo, tutto si sarebbe aspettato meno che di trovarsi davanti quella singolare creatura, sì certo, era simile a lui, aveva due gambe due braccia, due occhi, una bocca un naso, ma… accidenti… era…era… meglio! La donna lo guardò quasi scocciata, come se l’avessero disturbata per questioni secondarie e di poco conto e squadrava Adamo dall’alto in basso come un pezzente. Adamo, finiti due giri di ricognizione intorno al nuovo animale, si fermò di fronte ad osservarle i seni. Guardò il suo petto completamente piatto poi guardò di nuovo quello dell’animale.

"Papà, cosa sono questi?"

"Questi sono i seni che serviranno ad allattare i tuoi figli."

"I miei figli? Ma che devo fare anche quelli?"

"No, quelli li farà la donna."

"Ah, meno male... cominciavo a preoccuparmi, altrimenti qui, a forza di levarmi le costole divento un polpo!"

Adamo guardò ancora la nuova venuta: "Ehm… se io sono Adamo… lei sarà Adama?"

"Mmmm, va bene, inventeremo anche la grammatica e lo stile, per ora ti basti sapere che si chiama… vediamo… diciamo Eva! Va bene?"

"Se lo dici tu." Adamo era poco convinto.

"Bene io ora vado a riposarmi! Ora tu hai la donna, fate conoscenza e vedi di non rompermi le scatole!"

Uno sbuffo di fumo bianco e Adamo rimase solo. Per un bel pezzo continuò ad osservare lo strano animale, finché non notò che lì davanti, proprio lì, una grossa foglia di fico copriva interamente la zona. Si avvicinò con cautela e, con due dita, fece l’atto di alzarle la foglia di fico. Il ceffone sulla mano rintronò per tutto l’Eden.

"Hai, ma che sei matta?"

"Le mani tienile a posto!"

"Guarda che papà t’ha fatta per me." Azzardò Adamo massaggiandosi la mano.

"Vedremo."

"Che carattere... io volevo vedere se tu ce l’avevi più grosso di me.

"Non ce l’ho mica!"

"Non ce l’hai?" Era esterrefatto.

"No."

Adamo si rivolse verso l’alto urlando: "Papà, papà! Hai sbagliato, ti sei dimenticato il... il... " Adamo rimuginò tra se cercando la parola giusta "... o come cazzo si chiama!"

Eva alla fine si stufò e si sedette sul trono.

"Oh ! Ma tu sei matta? Se arriva papà s’arrabbia!"

Eva, mettendosi a sedere, accavallò le gambe, la posa cominciava a fare un certo effetto ad Adamo che ricominciò a guardarla e a girarle intorno: "O, ma lo sai che sei... sei... uff non mi viene la parola!" Ma la curiosità durò poco Adamo, non conoscendo né il sesso e né il peccato, si stancò subito "E ora che si fa?"

Eva lo guardò con commiserazione.

Sai giocare a rubamazzo?... No?... a briscola?" Era perplesso "Sai cosa si fa, si va a cogliere la camomilla, eh?"

Eva lo guardò scuotendo la testa.

"No eh?... Ma che cavolo... era meglio se papà mi faceva la televisione."

Improvvisamente, a poca distanza dai due, preannunciata da un rumore sordo, esplose una nuvola di fumo, questa volta di colore rosso. Adamo ed Eva fecero un balzo e si ripararono dietro il trono. La nuvola si diradò subito e apparve un personaggio stranissimo tutto vestito di nero con una barbetta a pizzetto e due piccole corna sulla sommità della testa. Puzzava di zolfo lontano un miglio, in mano aveva un paniere colmo di mele.

"Porc... Lucifero!"

"Chi è?" Domandò Eva.

"Era un collaboratore di papà, lui l’ha licenziato... sarà incazzato nero!"

Lucifero si comportava come un venditore ambulante di frutta e verdura "Mele! Mele! Mele fresche! Son rosse donne!"

"Ma che vende mele qui nell’Eden?"

"Non lo so, forse non ha trovato un lavoro migliore."

Eva si alzò come se le fosse venuta un’idea: " Scusi ortolano."

"Dica signorina."

"Da dove provengono queste mele."

"Sono nostrane, abbiamo uno dei migliori meli di tutto l’universo, frutta così non la trova neanche al purgatorio!" Disse Lucifero porgendo una mela alla donna.

Eva, con gli occhi che le brillavano, prese la mela che il diavolo le porgeva e la sbatté in mano ad Adamo.

Adamo la prese, poi guardò Eva perplesso e per niente convinto: "Ah, una mela," poi rimuginando fra se, "...boh... tutto qui? Io mica mi diverto."

Adamo dette un morso alla mela e qui cominciarono i guai per l’umanità. Fu come se avesse ingurgitato mezzo chilo di adrenalina: lì per lì non accadde niente poi cambiò espressione, cominciò a respirare forte, diede altri tre o quattro morsi al frutto infine qualcosa dalle parti dell’inguine si mosse e gli ormoni entrarono in orbita. Ormai completamente ingrifato si voltò verso Eva guardandola avidamente, la mela gli cadde di mano e con le mani ad artiglio cominciò ad avvicinarsi mugolando. La donna emise un urletto, poi cominciò a spaventarsi e, subito dopo, a fuggire via inseguita da Adamo. L’inseguimento fu breve: i due scomparvero dietro un cespuglio e, poco dopo, gli urli di Eva si trasformarono in gridolini, poi in sospiri ed infine in gemiti di piacere. Lucifero stava osservando compiaciuto la scena quando, ad una decina di passi da lui, preceduto da una nuvola di fumo bianco, apparve il responsabile di tutta la faccenda:

"Lucifero, sono andati via?" Domandò guardandosi intorno.

"Vieni, vieni."

"Ha funzionato la mela?"

"Tu che dici?" Disse indicando il cespuglio da cui provenivano mugolii sospetti.

"Meno male!"

"Scusa eh? Ma perché tutta questa manfrina della mela? Non era più facile spiegarglielo?

"Come no! Se dovevo spiegarglielo io come doveva fare, come minimo mi ci voleva mezzo milione di anni di evoluzione! E poi d’ora in poi... sai che c’è?... Saranno cavoli loro! Io e te possiamo prenderci un paio di miliardi di anni di vacanza!"

I due, sogghignando, si presero sottobraccio e, dopo un secondo sparirono dentro una nuvola comune, la cosa strana fu che i colori delle nuvole dei nostri due personaggi si mischiarono e la loro uscita di scena dalla vita dell’uomo fu un nuvola di un tenue colore rosa.

Dal cespuglio provenivano gemiti sempre più affannati.

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