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Il colpo del Farulli

Per evitare qualsiasi equivoco si possa incorrere nella nostra storia, è necessario premettere che il “Colpo del Farulli” non è una tecnica di attacco di Kung-fu o di Karatè, e che l’inventore del famigerato colpo non era un maestro di arti marziali, ma un dentista.

Il Farulli si trovò a prestare la sua opera di medico a Portoferraio negli anni trenta, o giù di lì.

Secondo una leggenda metropolitana (che pare confermata da numerose testimonianze), dentro la sala d’aspetto del suo studio, aveva collocato un cartello con su scritto: “O DENTE O GANASCIA”. Ciò stava a significare che nessun dente si sarebbe mai permesso di resistere all’azione delle sue pinze: nel senso che, comunque andassero le cose, dalla bocca del povero paziente qualcosa doveva uscire per forza, fosse il solo dente o l’intera ganascia!

La leggenda prese talmente piede che qualcuno arrivò addirittura a temere che, se un giorno al Farulli fosse capitato un paziente con una bocca sufficientemente grande, il diabolico dentista insieme al dente sarebbe stato capace di tirar via l’intero cranio.

Voglio comunque tranquillizzare i lettori poiché nella storia dell’odontoiatria elbana, non ci risulta sia stata mai applicata l’infernale tecnica del Dottor Farulli, anche perché nessuno (nemmeno negli anni successivi) è mai stato visto andare in giro privo della mascella.

Il colpo del Farulli rimase quindi una leggenda e alla fine, con l’andar del tempo, un modo di dire.

Quando qualcuno si trovava di fronte ad una situazione particolarmente difficile, complicata che necessitava di una soluzione veloce, radicale ed energica, pronunciava la frase: “E noi gli molliamo il colpo del Farulli!” in questo modo chi gli stava vicino capiva che solo con un blitz da marine della U.S. Navy (puro stile John Waine), sarebbe stato possibile risolvere il problema.

Inutile dire che la pubblicità terroristica, sbandierata nella sala d’aspetto, aveva steso un velo da inquisizione su tutti i pazienti del Farulli, al punto che si racconta di gente che, prima di un’otturazione, facesse testamento e, nel caso di un’estrazione, ricorresse all’estrema unzione.

Insomma, nell’immaginario collettivo: Torquemada (il perverso monaco, capo supremo dell’inquisizione spagnola), al confronto dal terribile dentista, sembrava Padre Pio in anestesia generale.

Negli anni in cui il Farulli prestò la sua opera nel capoluogo elbano, Angelino aveva ventidue anni, era bello e piaceva alle ragazze, ma la sua forza d’urto era il suo sorriso: trentadue smalti bianchissimi che ti abbagliavano quando sorrideva. Ma Angelino, aiutato dalla spavalderia dell’età, era anche dispettoso e piuttosto maligno, ogni volta che per strada incrociava il dentista, spalancava la bocca in un sorriso da esposizione internazionale.

Apparentemente poteva sembrare un saluto, un gesto di urbana cortesia, in realtà il sorriso del giovane era perfido peggio dell’aspide di Cleopatra, sembrava volesse dire: “Guarda che meraviglia! Qui tu non ci metterai le mani neanche se diventassi ministro della sanità!”.

Il Farulli rispondeva al saluto con un cenno del capo e una smorfia della bocca, sapeva benissimo cosa volesse intendere Angelino con quel sorriso, così buttava giù il boccone amaro, ma dentro di se rimuginava: “Prima o poi dovrai sederti sulla mia sedia, allora sarò io a ridere!”

La faccenda andò avanti ancora per qualche anno.

I sorrisi di Angelino continuavano a far incantare le donne e a far irritare il Farulli che continuava ad attendere con pazienza, il giorno della vendetta. Ed il giorno della vendetta arrivò.

Angelino, come dicevamo, piaceva alle donne e, quando vedeva un bel paio di gambe, non stava a preoccuparsi dello stato civile della proprietaria, trovandosi così ad “amministrare” situazioni non di sua competenza. Durante una di queste volte Angelino, nella fretta di infilarsi i calzoni e di uscire dalla finestra, inciampò, cadde e sbatté la faccia contro un pugno del titolare dell’amministrazione di turno.

La faccenda, fortunatamente, non sfociò in uno scandalo, ma Angelino ci rimise due premolari ed un canino, senza contare lividi, ecchimosi e graffi degni di un manuale di pronto soccorso. Il mitico sorriso era compromesso! E, quel che era peggio, Angelino doveva ricorrere alle cure di un dentista!

Sapendo che i Farulli non aspettava altro, il giovane andò a spalancare la bocca dagli unici altri due dentisti del paese che, come un ritornello, gli recitarono: “Questo è un lavoro che solo il Dottor Farulli può fare!”

Non era vero, ma il diabolico odontoiatra, saputo della situazione dentaria di Angelino, aveva parlato con i suoi colleghi, pregandoli di trovare una scusa al giovane di modo che fosse costretto a ricorrere alle sue cure, in questo modo avrebbe potuto sdebitarsi di un favore che gli doveva.

Tutte balle! Così Angelino fu costretto a prendere un appuntamento con l’infernale dentista.

L’infermiera, assistente del dottor Farulli, sostenne per anni che il ghigno, che si formò sulla bocca del Farulli quando lesse il nome di Angelino sull’agenda degli appuntamenti, fu lo stesso di Satana il giorno che si vide arrivare la partita di anime provenienti dal Titanic.

Il giorno fatidico il Farulli sistemò con cura lo studio. Sul vassoio degli strumenti allineò i ferri più grossi e più impressionanti, dentro una serie di provette, etichettate a dovere, mise dei denti finti come se si trattasse di una collezione, addirittura fece tre calchi di gesso di una mascella, li fece incorniciare applicando, sotto ognuno di essi, una targhetta con su scritto: “1° ganascia” e la data, e così vie per le altre due.

All’ora convenuta per l’appuntamento, Angelino bussò alla porta dello studio. Venne ad aprire l’infermiera con una faccia da funerale (assunta dietro istruzioni del Farulli). Angelino sperava di trovare la sala di aspetto piena di gente, ma il diabolico dentista s’era lasciato tutto il pomeriggio libero per dedicarsi alla sua vendetta. Il giovane fece per sedersi, ma il fondo dei calzoni non riuscì a toccare il divano, che l’infermiera lo chiamò:

«Si accomodi.»

«Tocca a me?»

«Vede qualcun altro?»

Angelino non osò controbattere e, con lo stesso stato d’animo che accompagnò Luigi XVI il giorno in cui salì sul palco della ghigliottina, fece il suo ingresso nell’antro del Farulli.

«Prego si accomodi.» Il ghigno del dentista si fece ancora più bieco. Angelino chiese mentalmente perdono dei suoi peccati.

«Do... dove?»

«Qui sulla poltrona.» Disse il Farulli fregandosi le mani.

La storia non ci dice che cosa accadde nel gabinetto del famigerato dentista, poiché il Farulli chiuse la porta dicendo all’infermiera che avrebbe fatto da solo. Non sappiamo neanche che genere di torture furono inflitte ad Angelino, si sa solo che i mugolii ed i lamenti provenienti dallo studio non avevano niente di umano. Quando dopo un’ora la porta si spalanco, l’infermiera sobbalzò sulla sedia: di fronte a se aveva uno zombie o, comunque, un qualche genere di entità proveniente dell’oltretomba.

«Signorina prenda appuntamento con il signore per altre dieci sedute, perché il lavoro sarà moooolto lungo!» Disse il Farulli da dentro lo studio calcando volutamente quel “molto”.

Con una faccia da ‘Lazzaro in vacanza’, Angelino prese il biglietto che l’infermiere gli porgeva e uscì dallo studio con vaghi propositi suicidi.

Le sedute furono effettivamente dieci e il Farulli sottopose Angelino a tutte le possibili ed immaginabili tecniche dentistiche conosciute, inventandosene anche qualcuna sconosciuta. Una volta gli fece un’anestesia talmente forte che si risvegliò solo dopo due ore, durante le quali il Farulli aveva accuratamente allineato sul vassoio dei ferri, i denti estratti durante tutto il mese. Angelino, credendo che durante il sonno il diabolico dentista gli avesse tirato via tutti i denti, si prese uno spavento da film dell’orrore e, dalla paura, se la fece sotto. Figurarsi la soddisfazione del Farulli. La sua vendetta era completa: Angelino in seguito alla cacarella da spavento, sarebbe diventato lo zimbello del paese, e così fu.

Quel giorno Angelino fu cacciato in malo modo dallo studio con la minaccia di non ripresentarsi più in “simili condizioni”.

 Era troppo! Il giovane comincio a architettare una contro-vendetta. Se Dio volle le sedute finirono.

Tutto sommato, il Farulli, nonostante le torture, aveva fatto un buon lavoro e Angelino aveva ritrovato il suo splendido sorriso, ma il tarlo della faida aveva ormai preso possesso della sua mente, per di più era stato ridicolizzato di fronte a tutto il paese. No! Il “torturatore di ganasce” doveva essere punito! Ma come?

Per la verità Angelino aveva già escogitato un piano, ma l’aveva scartato subito poiché comportava un certo sacrificio, perciò comincio a pensare ad altro. Alla fine però nessun progetto risultava fattibile o efficace, così tornò a prendere in considerazione l’idea originaria.

Il piano era semplice: Angelino, sfruttando il suo fascino e il suo successo con le donne, avrebbe corteggiato e conquistato la signora Fernanda, la moglie del Farulli! Ma sorgeva un problema: provate ad immaginare una donnetta piccola, insignificante, una baciapile da bombardamento, questa era la moglie del torturatore.

Non che fosse brutta. Forse con una robusta sistemata avrebbe fatto la sua figura ma, purtroppo, si trattava di uno di quei rappresentanti del sesso femminile corredato di uno squallore talmente abissale, che avrebbe fatto diventare gay anche Rodolfo Valentino.

Angelino era abituato a ragazze belle, brillanti e spigliate per cui, solo il pensiero di partire alla conquista di una simile mummia, era un sacrificio, senza contare il fatto di rivedere e di adattare al caso specifico, tutte le tecniche di approccio e di conquista.

Angelino si mise al lavoro. Fu dura. Si dovette inventare nuove tattiche e strategie, arrivò perfino a nascondersi nel confessionale della chiesa dove di solito la donna andava a confessarsi.

Ogni volta che la incontrava (con o senza il marito) la divorava con gli occhi, finché il colore del viso di Fernanda faceva l’imitazione di un campo di papaveri in pieno giugno. Fu dura, ma funzionò.

Dopo due mesi la signora Farulli era irriconoscibile: gonne aderenti, tacchi alti, trucco e pettinatura all’ultima moda, l’intero paese si voltava a guardarla, mentre il parroco e tutto il club delle baciapile cominciavano a squadrarla con sospetto.

Dopo due settimane finalmente Angelino riuscì ad avvicinarla, quella volta Fernanda andò in brodo di giuggiole passando dal colore rosso papavero e quello più intenso delle fragole mature. Da quel momento in poi il compito di Angelino fu più facile bastò solo un’altra settimana per convincerla ad incontrarlo da sola e, ovviamente, quello non fu né l’ultima né l’unica volta.

Lei aveva una paura matta di essere scoperta, mentre invece ad Angelino sembrava non gliene fregasse nulla, in realtà tutto questo faceva parte del suo piano: ancora due o tre incontri clandestini e radio-pettegola avrebbe fatto arrivare la notizia alle orecchie del Dottor Farulli.

Gli incontri con Fernanda si svolgevano quasi sempre in zone un po’ fuori mano, ed ogni volta Angelino doveva faticare affinché lei si lasciasse andare, ma quando ci riusciva, gli estrogeni di Fernanda si alzavano tutti in piedi facendo la hola (quando ancora non si sapeva cosa fosse la “hola”) e lei diventava una furia al cui confronto Ilona Staller pareva madre Teresa di Calcutta.

A questo punto Angelino si trovava ad affrontare il problema opposto: riuscire a tapparle la bocca perché non urlasse! Comunque i tempi erano maturi.

Angelino doveva incontrare Fernanda in un luogo compromettente.

Finalmente dopo tanto insistere, dopo aver tirato fuori tutte le sue armi di seduzione, dopo aver lottato con la sua voglia di mandare tutto al diavolo, riuscì a convincerla: Fernanda l’avrebbe aspettato a casa sua! Ce l’aveva fatta!

Ora restava solo da incoraggiare i sospetti che, già da tempo erano venuti al Farulli sulla tresca, e qui Angelino doveva giocare sul tempo perché, se avesse messo in moto radio-pettegola troppo presto, il Farulli avrebbe avuto tempo di prendere le sue contromisure. Se l’avesse fatto troppo tardi c’era il rischio che la notizia non arrivasse in tempo alle orecchie del diabolico dentista.

Ma Angelino sapeva il fatto suo e riuscì a calcolare i tempi giusti, così un mercoledì pomeriggio suonò alla porta di casa Farulli. Mentre aspettava che gli aprissero la porta cominciò a pensare al tempo che avrebbe impiegato per portare Fernanda a “cottura”, per questo non credette ai suoi occhi quando lei venne ad aprire tutta sexy con una vestaglia trasparente, niente sotto e con gli ormoni già a pieno regime.

Fernanda chiuse la porta e, con una serie di movenze lascive, degne di Mata Hari, lo artigliò e se lo trascinò in camera.

Angelino sbirciò di sfuggita l’orologio, se aveva fatto bene i calcoli, il cataclisma sarebbe dovuto esplodere entro le due ore successive, quindi fece in modo di dosare i tempi al secondo.

Guardò Fernanda ormai travolta dall’onda della libidine, in fondo non era male, tanto valeva passare piacevolmente il tempo che restava.

Alle 17.14, minuto più minuto meno, scoppiò la bomba!

La porta d’ingresso si spalancò con un colpo: «Dov’è!»

Il Farulli urlava dal corridoio.

Fernanda urlò un classico: «Oddio! Mio marito!» poi balzò in piedi cercando di coprirsi con il lenzuolo del letto e si limitò a rifugiarsi in un angolo della stanza terrorizzata, in attesa della catastrofe.

Angelino, dopo essersi alzato anche lui, si limitò a restare in piedi, in mutande di fronte alla porta della stanza, senza la minima paura, ma con un indecifrabile sorrisetto pitturato sulla bocca.

Dopo pochi secondi la porta della camera si spalancò e apparve il Farulli.

Indossava ancora il camice, aveva il viso stravolto e gli occhi che mandavano fiamme, quella volta Angelino non ebbe dubbi: Satana aveva preso possessione del dentista!

Il Farulli guardò per un attimo la scena serrando i pugni, vide Fernanda che fra un po’ sarebbe svenuta e vide l’odiato Angelino. La rabbia gli montò addosso nello stesso modo in cui una legione di tarli assalta un comò. Cacciò un urlo bestiale, sollevò i pugni e si gettò su Angelino deciso a cambiargli i connotati.

Nulla avrebbe fermato quella furia! Nulla o quasi. E Angelino fece quel “quasi”: sorrise!

Quando il pugno del Farulli arrivò a quaranta centimetri dalla faccia del giovane, si immobilizzò come per incanto.

I sensi di colpa assalirono tutti insieme e contemporaneamente il diabolico dentista: con un pugno solo avrebbe mandato in frantumi tutto il lavoro di dieci sedute e tutta la soddisfazione della sua vendetta! Rimase così, con il braccio a mezz’aria come un baccalà senza saper cosa fare.

Angelino continuando a sorridere, con molta calma, si vestì e se ne andò.

Quella volta radio-pettegola funzionò come se avesse anticipato le trasmissioni via satellite: dopo trentadue ore, otto minuti e ventiquattro secondi il paese era informato perfino del colore delle lenzuola di casa Farulli.

Angelino tornò a circolare fiero del suo sorriso a far innamorare le ragazze, forse, grazie a lui, nessuno subì mai le terribili conseguenze preannunciate dal famoso motto, e tutte le ganasce del paese rimasero al loro posto.

Non abbiamo voluto indagare sulle conseguenze subite dal Farulli e signora in seguito allo scandalo, ci piace ricordarlo come una delle figure più caratteristiche del paese, di quei lontani anni ormai persi nella memoria, una memoria che tuttavia ha mantenuto il ricordo del suo spaventoso ma innocuo motto e “Il colpo del Farulli” continuerà a rimanere un modo di dire e un modo di ricordare quei tempi ormai lontani.

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