Nella casa di nonna Angela

Ogni volta che varcavo la soglia
della casa in cui abitò e visse
la mia amata nonnina,
il mio cuore s’empiva di pianto
nel vedere le cose a lei care,
e da me non scordate.

Aprivo la vecchia porta,
ed il mio sguardo
fissava la vetusta cucina,
già, così, lucida e linda,
ora abbandonata.

Guardavo la stufa fredda
smaltata di bianco,
e mi pareva di sentire
il dolce calore da essa emanato,
unito alle favole che nonna narrava.

Poi salivo la per ripida scaletta
e mi trovavo
nella sua accogliente cameretta
dove due bianchi lettini
portavano ancora le impronte
delle mie membra infantili
e del fisico stanco
della mia sapiente nonnina.

Era sempre il solito romantico rito,
compiuto da me quando entravo
in quello che fu il mondo
della mia lontanissima infanzia.

A stento trattenevo le lacrime,
ed un mesto sorriso
mi spuntava sulle labbra,
allorché la voce paterna
mi chiamava chiedendomi
cosa mai cercavo
per le mute stanzette.

Non sapeva che io cercavo,
non capiva che io sentivo,
ignorava che io vedevo
ancora a me, accanto
la sua sofferente mamma.

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Silvana Pagella

 

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