Dialogo aperto con mia madre

È l’ora del dopopranzo.

Io mi trovo
a dialogare apertamente
con mia madre:

“Mamma,
perché, da bimba,
m’hai portata
in quel lontano Istituto fiorentino?

Il luogo era splendido,
(era una villa signorile ed antica),
ampie erano le stanze
ed immenso era il giardino.

Distante ero dal tuo cuore materno. Ricordi?

Non mi mancavano l’affetto ed il rispetto,
ma austera era la disciplina
e molte erano le regole da seguir.

M’hai portata, certo,
per farmi del bene,
per offrirmi la più completa libertà ed indipendenza,
e non m’hai mai abbandonata.

Spesse volte mi venivi a trovar,
lasciando a casa la mia gemella ed il papà.

Viaggiavi, in treno, nella notte fonda,
perfin la luna ti stava a guardar,
e quanto sonno per me hai perduto…
ed al mio pianto s’era unito il tuo.”

La mamma mi ascolta
in silenzio, sorridendo,
ma parlan i suoi occhi verdi e vivi,
mi richiamano alla mente
l’antica e famosa strofa:

“Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare…
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatal andare…
Sette fiasche di lacrime ho colmate…”

Concludo il lungo dialogo,
tra lacrime e sorriso,
abbraccio stretta la mamma
e le dono un bacio.

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Silvana Pagella

 

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