Il mandorlo


Nunzio di primavera, tu m'incanti,
quando a gennaio, con stupendo effetto,
di bianchi fiorellini gi t'ammanti
e sorridi, o dei campi albero eletto!
La tua precoce e gaia fioritura
un gran diletto
a chi ti mira attonito procura!

Ma l'ignaro s'affligge per la neve
che, pur facendo cos bei ricami,
si posata fredda e tanto greve
sui suoi tenerelli esili rami;
pur, timidetto e vago in tanto albore,
par lo richiami
il verde germinale d'ogni fiore.

Gi la candida volta floreale
si piega e muove lentamente al vento,
che ammirato s'indugia e quella frale
coltre non cade al lene movimento,
n vaniscono al sole le stelline
ch il firmamento
di bei fiori bianchi senza spine.

Ma pochi giorni dopo, ecco… stupore!
sciolta la neve s', quasi d'incanto,
e in verde s' cambiato quel candore :
di foglioline e ctere un gran manto,
ogni albero s' fatto, sempre bello,
e pien d'agrore
gustano i bimbi il frutto tenerello.

Poi quando il guscio duro diventato
e le mllee valve mostrano aperto
il verde scrigno e l'or(1) ivi celato,
lieto ti bacchia il contadino esperto
e le raccoglitrici accordan prone
il ritmato
canto delle cicale al solleone.


Quindi l'ora che il seme gi sgusciato
le nozze ed i conviti pur ci allieti,
in dolce o in confetto tramutato.
Breve hanno vita, eppure, i mandorleti,
ma quando bella fanno la contrada
dove son nato,
che dagl'Iblei sino al pian digrada.

Al tuo frutto seletto il nome ha dato
Avola mia, che lo Jonio abbella,
famosa pel tuo frutto rinomato;
ma sei, umile pianta eppure bella,
ancor pi cara a noi perch la vita,
come l'inverno,
dal tuo niveo fior raggentilita.


(1) Il guscio delle mandorle mature giallo
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Sebastiano Andolina

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