Reno Bromuro - Il
vaso di cristallo
Prefazione
In questo mondo in cui l'egoismo, l'odio,
la violenza di ogni genere spadroneggiano, il canto di Reno Bromuro è come la voce del
deserto.
Severo, potente, incrollabile, il suo richiamo si eleva al di sopra dei
mille frastuoni delle fabbriche, delle officine, delle strade; si sprofonda nel fango per
cercare la vera essenza dell'uomo: per scuoterlo, per spronarlo alla lotta. Non una lotta
di sangue, non una lotta in cui il fratello uccida il fratello come purtroppo avviene ai
nostri giorni, ma ad una lotta d'amore.
Dal principio alla fine, questa raccolta di poesie è un crescendo di
forza e di speranza; e il poeta ne è talmente compenetrato da identificarsi, a poco a
poco, con quell'umanità da cui in principio sembra distaccato e verso cui mostra solo
pietà.
Con questo compianto il Bromuro si rivolge all'uomo mentre guarda come
uno spettatore lo svolgersi della vita, prima di infangarsi, di soffocare sporcandosi con
lui, prima di rialzarsi e rialzarlo alle vette sublimi della speranza, della purezza e
della luce.
Dice nella raccolta "Camminare cantando" del 1989: "Stai
recitando la tua vita/senza maschera/ed hai la faccia bianca/di cera.// Respiri azoto e
anidride carbonica/ti soffi il naso e non sai/che solo il venti per cento di catrame/viene
fuori.// Stai recitando la tua tragedia/a soggetto e non ti ribelli/come un <un
Gigione>
Perché l'uomo non si ribella? Perché la sua faccia è bianca, di
cera? Per ipocrisia o per dolore? Ecco. E' il poeta stesso che trova la risposta:
"Per un pezzo di pane/ti chini all'ombra nera di un riflettore spento!" Dunque
è la fame, la miseria che rendono gli uomini schiavi delle macchine. Ma chi manovra le
macchine? Altri uomini, invisibili, potenti, all'ombra dei quali tante "maschere
bianche di cera" si inchinano silenziose e rassegnate.
E' un discorso politico questo? NO. Se per politica si intende
l'ideologia di un partito. Ma se per politica si intende la difesa dei più alti valori
umani, il riscatto della dignità della persona, la scoperta del più profondo messaggio
cristiano, allora sì!; questo è un discorso politico, e, risalendo all'etimologia della
parola, un discorso che non è limitato a un gruppo di cittadini e a una città, a una
nazione, ma la poesia del Bromuro abbraccia tutto il mondo.
La rabbia, il rimpianto per ciò che l'uomo ha perduto diventano
lacrime per il poeta, quando comincia ad identificarsi, a ritrovarsi con i suoi fratelli
di tutto il mondo gonfio di marciume, impalato dinanzi ad una fabbrica sotto il fumo delle
ciminiere che fa buio il cielo una volta stellato di cui, forse, si è perduto anche il
ricordo: "e stiamo lì/ impalati/come bidoni dell'immondizia/ sotto un cielo che non
vediamo; (
) aspettando di intravedere una stella/e ricordarci come è fatta".
Eppure gli uomini, benché coinvolti nello stesso dolore, schiacciati dalla medesima
miseria, o forse proprio per questo si chiudono in se stessi?
L'amore universale che anima la poesia di Bromuro, si fortifica
anziché limitarsi. La sua è poesia moderna, i versi a volte sferzanti fino quasi alla
monotonia nel loro ripetersi; a volte musicali e teneri, possono destare rabbia o
entusiasmo, ma non lasciano mai indifferenti. Il lettore è trascinato dalla forza da cui
il poeta stesso viene trascinato e alla fine si ritrova librato nello stesso volo con cui
il poeta s'innalza per gridare: "AMORE!"
Antonietta Lamorte 1976
Il linguaggio della poesia
La letteratura italiana contemporanea è
povera di poesia. Mentre in altri paesi (specie nell'Oriente europeo, ma anche in
Sudamerica o in India) la produzione poetica coinvolge molti e validi autori ed è
appassionatamente seguita da un grande pubblico, in Italia dopo la "Stagione dei
giganti" della triade Carducci - Pascoli - D'Annunzio la poesia è ripiegata su
filoni riservati agli intenditori, come il crepuscolarismo, l'intimismo, l'ermetismo, che
non si sono imposti più che tanto all'atten-zione della gente, anche perché ispirati ad
un esasperato solipsismo, e quindi quanto mai estranei alla vita e agli interessi dei
meccanismi comunitari in cui opera e si esprime l'uomo del nostro tempo.
Ho letto in questi giorni alcune poesie di Reno Bromuro, pubblicate nelle raccolte "Camminare cantando" (1989) e "Poesie della vita" (1991). E mi ha
colpito la sua capacità di recuperare l'efficacia comunicativa del linguaggio poetico
combinando l'espressione dei sentimenti più delicati ed intimi con la ricerca attenta di
una realtà concreta e quasi terragna, dai ricordi della fanciullezza all'impatto con gli
avvenimenti pubblici che hanno contrassegnato, nel bene e nel male, lo svolgersi della
storia e dei rapporti sociali nell'arco della sua vita.
In un mondo distratto, che non ascolta più nulla, Bromuro chiede, nella sua poesia -
programma, "Quando parla un poeta", di essere ascoltato in silenzio, perché "tutto ciò che dice un
poeta è sempre cosa seria e meditata". Ed enuncia le cose che vuole dire:
"Voglio un mondo che parli/ la lingua universale dell'amore./ Voglio scrivere per le
strade/ sui muri delle case screpolate/ sui vetri degli alti grattacieli/ sul parabrezza
delle auto/ sui banchi di scuola/ sul volano del tornio/ i miei versi che vogliono/
esaltare la volontà del poeta/ il desiderio di un mondo/ che parli la lingua universale
dell'amore".
Ecco dunque un poeta che ha qualcosa da dire e non ha timore di dirlo, e in termini di
alto impegno civile, agli uomini che si rifiutano di vedere ciò che li circonda; ecco un
poeta che si ribella - come scrive altrove - alla schiavitù, all'ingiustizia,
all'ipocrisia, alla cattiveria. Ha pertanto tutti i titoli per chiederci di ascoltarlo e
di riflettere sui messaggi che ci manda con lo strumento ineffabile del linguaggio della
poesia; un linguaggio che purtroppo ci è ormai poco consueto, ma che è pur sempre il
solo che arriva non solo alla nostra mente ma anche al nostro cuore.
Gian Franco Ciaurro
(Dossier n. 44 dicembre 1991)
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