L'arcobaleno

Dopo il terremoto ho visto le cose pił astruse:
sul Campidoglio Marc'Aurelio piangeva lacrime
gialle, sulla torta per sposi di un solo colore
Vittorio piangeva lacrime verdi e il suo cavallo
faceva la piscia del colore che ti pare.

Sono corso lontano. Ho salito le scale,
scavalcato alberi morenti, statue mute,
bambini che sembrano robot ho trovato
il cuore sanguinante, senza pił vita.

Garibaldi sul suo cavallo non ha pił forze
Anita pił in lą si pente di aver partorito
e il faro si rifiuta di girare.
Pulcinella dal piedistallo del suo palco
non sa pił cosa dire e il suo inseguitore
sa solo singhiozzare, mentre una foglia
- unica cosa viva del parco - rifugge
il bambino e le sue mani rimangono vuote.

Un pony nitrisce e l'eco va oltre Regina Coeli,
il "Palazzaccio", la piena del Tevere
- che lascia le lacrime sotto i ponti -
mentre Gioacchino Belli si ribella. Nessuno
vede la rivolta della storia e di un bambino
nato non per sua volontą...E l'arcobaleno?...

Migliaia di uomini senza casa guardano il cielo:
nel loro sguardo si flette l'arcobaleno
mentre piangono lacrime e colore.

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Reno Bromuro
Roma 24/11/1980

rbromuro@inwind.it

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