Inno al "CHE"

Eccoti sul pubblico, sporco lavatoio
con gli occhi spalancati alla luce.
Le pupille brillano ancora di sole riflesso
le mani, sui fianchi, non stringono pių libertā
ché ora č solo sulle labbra esangui.
Grande Ernesto, hai sempre saputo
che la tua carne costava molto meno delle aringhe.
Gli occhi seguivano le immagini
furente "campesiņo" forte di tutti i "campesiņi".
Sapevi che la tua carne costava
meno, molto meno, di un'aringa
eppure sulla "Sierra Maestra" hai mostrato
il coraggio di tutti i derelitti
la cui carne del corpo (se carne c'era)
costava meno di un'aringa,
ma lauto banchetto per i corvi.
Le genti latine si tramandavano le tue gesta
il tuo sorriso era speranza di libertā
finanche i Gabbiani sembrava imparassero da te.
I giovani ti hanno amato
i vate hanno cantato e il popolo latino
acclamato, ma il tuo orizzonte
era il mondo come pensiero d'azione.

Ora il tuo mondo č uno sporco lavatoio
bruciato dalla miseria e dal sole di La Paz.
Nelle mani semichiuse lasci il sogno
di una libertā vera, tangibile, certa.
Gli occhi non si sono chiusi
perché‚ i "Campesiņi" potessero vedere
voli di Gabbiani con le ali rosse d'amore.

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Reno Bromuro
Roma 15/4/1984

rbromuro@inwind.it

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