Dono Grande

Amandosi sperarono
in un dono di fede.
Fu così che mi
creò Iddìo.
Membra di gelo e
maestrale,
debole bucaneve nel ghiaccio.
Scelse me, tra tanti me.
Ho aperto le
braccia
ch'era inverno pieno,
tra fumo di carbonella
e lenzuola fresche di bucato.
Un amen di ritorno
in cielo,
forse riluttante a palesarmi,
poi definitivamente al mondo.
Mi sono
stropicciato gli occhi
al tepore di sguardi felici,
ho visto tra le nuvole il sorriso
di mio padre e percepito
il respiro ancora
affannoso di mia madre.
Mi si è scaldato il cuore.
Ho ascoltato passi
concitati
mentre parlavano di me,
passi che s'avvicinavano,
compagnia alla mia neonata
solitudine, passi così,
scalzi, senza rumore.
Sussurri tra tegole
sconnesse,
profili di comignoli e grondaie agitate.
Un vagito contorto il primo verso.
Da lì in avanti
l'ho voluta con me,
fame mai sfamata abbastanza.
La pioggia canta il
suo nome,
s'attacca alla pelle pure se
il sole m'accarezza le gote.
La vita mi chiama,
sempre troppo poca per il sempre.
Mi abbevero di lei
e levo preci per la mia ricchezza.
Un altro dono
grande,
stavolta scelto da me.
Piero |