IL DOGANIERE

Aprì la valigia
mostrò al doganiere la pelle e il destino
che coprivano un orologio
disse questo è il mio cuore
nel ventre del tempo
non me lo potete levare

Benvenuta signora
i suoi oggetti stanno alle regole
ma ha qualche cosa
di torbido agli occhi
che nasconde il freddo dell'anima

Sogno una patria
col sole vicino
e una farfalla che duri
fino a novembre

Ripasserò
con un diamante
al posto dell'unico dente
che mi manca al sorriso
donato in pegno
ai vicoli che mi inseguivano

Non è il mio mestiere
smentire certezze
ma già altre volte
ho visto fiori sciupati
rispediti al mittente
e nel breve tempo dell'uso
avevano vegliato salme
che recitavano i vivi

Di sicuro le offriranno un lavoro
di una o più mogli
senza l'obbligo di riscaldare
le mura
ma solo lenzuola in posti diversi
con l'incentivo dell'anonimato

Si salutarono
sotto la finta calma dell'uomo
che l'aspettava
gli aprì lo sportello
disse l'inferno è cambiato
la barca al traghetto di anime
è solo metafora ormai

Con una mano
come a voler imitare un'onda che trema
e una spada che si pianta alla terra
il finanziere senza volerlo
imitò un abbozzo di croce
e si ricordò del poeta Virgilio
ma stavolta al confine
tra la squallida terra
e l'inferno dei vivi.

(dal volume silenzi voci dall'inferno)

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Michael Santhers

 

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