TEMPESTA DI SILENZI

Scende nell'anima la cupa tristezza,
sopra un mare di minuscoli infiniti;
cangia l'umore come un triste tramonto,
sortilegio di un incubo senza volto.

Penetra, combatte, distrugge, poi vince,
vascello fantasma in una vecchia arena.
Toglie il ritmo al verso d'un poeta stanco,
storpio suono di una gioia mai sincera.

Ecco la marcia funebre di una lacrima
cadenzare lo sciogliersi delle nubi,
e la sera, nel crescendo della pioggia,
far brillare speranze e pianti perduti.

Ultimi sibili di onde poderose
scavano scogli colorati di schiuma.
Luci come ombre delineano un destino
di corde tremolanti in un'eco spenta.

Così eri mia, ma eri un sogno,
un miraggio di vittoria
nel deserto dei sospiri.

Questo cuore abbandona,
angoscia di un dirupo,
sottile filo torto
dal peso della vita.

Deformi avvoltoi mi assediano, vogliosi
della mia morte e pronti a vivere di essa.
Le loro ali possenti nel fumo scialbo
sorregge un vento d'inquietanti misteri.

Mi siedo sull'universo,
con le mani nella terra
e la mente nell'inferno.

Dio è padre e figlio,
io orfano e solo.

Domani forse uomo ritornerò,
ma questa notte come la terra al mare
voglio donare questa mia poesia
a chi sconfitto si sente come me.

Non voglio più silenzi nel mio cuore,
eppure un grillo mi è tuttora orrore...

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Marco Negri

dnane@tin.it