Signora, sorriso

Scivolava silenziosa
in strade svuotate,
signora smagliante
somigliante a stella.
Scintilla scorgevi,
saetta di sapienza,
o scaltra seduzione
in sguardo di sogno.
Senza sapere,
sentimentalmente scosso,
lui segue
la stupenda sfinge.
Mia Signora sconosciuta,
schiavo sconfitto sono
senza segnali
di tuo sorriso.

Nello specchio convesso
incrociò lo sguardo:
la signora sconosciuta
il sorriso dismesso
fissava con cocciuta
curiosità senza permesso.

Carpiva,
capricciosi cenni
di un cappellino cremisi,
in continuo commento
per consumato contegno.
Di coraggio non era corredato,
ne di cortigianeria,
forse cortese,
certo custode di un cuore
contemplante.
Alla conquista della Contessa:
no, era un coniglio!
Corrucciato, congestionato
dalla così complicata cosa,
si chinò e cozzò
nel cristallo.
Si riebbe, non fu meravigliato.
Adolescente aveva sognato
una figura, quale, ora trasecolato,
lo costringeva immobile ed estasiato.
Felino, elastico, rincuorato;
d'un balzo era giunto sì accanto
alla dama beffarda ed altera,
con fare sicuro e con tanto
rispetto, la bella pantera,
avvinghiò ben stretta e...
Un parapiglia! Percepì
la parlata parmense
prorompere in piazzata,
una pantomima!
Preso dal panico,
paventò pattuglia,
non padroneggiò
più piccola persona.
Prudente proruppe
in puntigliosa e pusillanime
preghiera a protezione
propria persona.

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Federica Filippi

 

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