Canti perduti
Canti perduti
Di un'infanzia lontana
Echeggiano nell'aria della memoria.
Cicale stridenti d'un pomeriggio
D'agosto afoso e assolato
Ripetono il verso cantando.
Nel campo di papaveri,
spine, cocomeri e sassi,
ricovero a svelte lucertole,
le grida gioiose allo scoppio
s'innalzano improvvise.
Le corse affannose
d'impazienti piedini
che nudi calpestano i massi
e fiori gialli e rosolacci,
sprigionano odore dolciastro.
Le vedo quell'esili,
glabre, abbronzate gambette
spuntare da sotto la gonna,
che il vento svolazza,
portando lontano sul mare
i sogni infantili che restano,
saldamente ancorati sul cuore
e impressi nella mente,
sempre vivi nell'anima.
Emma Leo |