A mia madre

Cara mamma ancor ti vedo
nella vecchia tua cucina,
malandata nell’arredo,
ma tu in essa eri regina.

Quante volte ti ho invitato
a passar gli ultimi anni
nella casa che ho comprato
per lenire i tuoi malanni.

Casa nuova, bella asciutta,
confortevole e spaziosa,
però tu eri orgogliosa
e restavi in quella brutta.

Quante volte ti ho invitata
a goderti la pensione,
“Devo andare, ho seminato!
Ho le braccia ancora buone.
Se sto a casa muoio prima!”
rispondevi un po’ seccata,
di te ognuno aveva stima,
mai nessuno ti ha scordata.

Tu lo sai quanto mi manchi,
cara mamma, un po’ testarda,
vedo i tuoi capelli bianchi,
su nel Cielo Dio ti guarda.

Vedo ancora quella stanza
d’ospedale e il tuo calvario,
il mio pianto solitario,
la tua fine in eleganza.

Mal crudele ti affliggeva,
senza profferir lamento
anzi il tuo comportamento,
era di chi non l’aveva.

Tu riuscivi a sollevare
il morale alla altre inferme
mentre io restavo inerme,
conscio del tuo breve andare.

Stai beata con i Santi
cara mamma in Paradiso,
nella mente ho il tuo sorriso,
me ne hai sempre fatti tanti.

Spero un dì di ritrovarti
là nel Regno del Buon Dio,
non ho fretta di vederti,
però un giorno verrò anch’io.

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Domenico Franco Pollero

23 Dicembre 1999

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