La pioggia nel piloro

Taci. Odi un borborigmo?
Mangia. Su la soglia
della bocca non dico
più parole, ma parlano
vongole al pomodoro
su i bei vermicelli
che già m’innescan gocciole di succhi
lontani.

Mastica. La pappa
è sempre più sparsa.
Piove il bolo in più scisse
catene,
zuccheri più semplici,
maltosio e destrina,
e piove ptialina sui franti spaghetti
divini.
In scivoloso muco serico
piove nella faringe,
e nell’esofago tubulare,
piove nello stomaco
la pasta coi frutti di mare
all’onda peristaltica
e all’onda che segue
la cosa descritta
in movimento
che all’onda
incessante assomiglia.

Piove il chimo
ove tutto si scioglie
quando schiudesi il cardias,
dal fondo al corpo
e all’antro sacciforme,
piove.
Piove
dalle ghiandole ricche
l’idracido inorganico
d’idrogeno e cloro
e’l fattore intrinseco
che ieri
t’illuse, oggi t’illude
saccente
o scimmione.

Senti? Su carne
e verzura come vi cadono
enzimi di proteica natura
con un gorgòglio che non dura,
e piove la pepsina
che molecole
in più piccole molecole
scompone
più folte, men folte,
secondo il pasto
più rado, men rado.
E piovon bicarbonati
in un croscio che varia
perché ciò che in te si trova
se stesso non divori
come un sonno
farebbe senza il suo sogno;
e il finitimo fegato ha un suono,
la cistifellea altro suono, e il pancreas
altro ancora, strumenti
diversi
per gli energetici processi
di tutta una vita
la condanna comunque
a un continuo lavoro.
E così immersi noi siamo
nello spirto
animale,
di destruente vita viventi,
e piove sulle tue pareti ciliate,
sul volto ebbro
di buon vino
e a fine pasto un grappino.

Ascolta, ascolta l’accordo
delle fasi
di fratta in fratta
che a poco a poco ti ottunde!
Piove gastrina
infino al piloro,
e giù nel duodeno
il chimo si liquefa ancora
ove la bile
amidi e grassi e proteine
disfa vieppiù
in più minute particelle
di vita per la vita,
o bella creatura terrestre
che il nome già avesti
di scimmione.

E il chilo si mesce,
poi passa nel tenue
che frastagliato s’accresce,
in villi
che pregni s’allungano,
nel sangue riversano
le ultime nutrienti sostanze,
i sali minerali, i monosaccaridi
e l’acqua che idrata
(e un primitivo vigor rude
gli amminoacidi ci allaccia,
di acidi grassi c’intrica le placche).

Al fin più roco
di laggiù sale
dall’acida ombra remota,
più sordo e più fioco
un suono s’allenta,
educato si spegne
o libero erutta, romba
e ancor trema d’intorno,
il figlio dell’aria lontana,
risale
la coscia di rana.

Piove
e tarda si rende
e arrende la mente
che l’anima schiude
novella alla pennichella,
e dormi sulla favola bella
che ieri
mi illuse, che oggi ti illude
comunque scimmione!.

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Davide Riccio

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