Notte

Madre,
labbra africane su pelle di catrame.
luttuosa onice,
bruna seduttrice,
mostra alla luce i tuoi occhi di pece.

Alza la torcia Cerere sulla desolata cenere
e sciogli il nefasto ratto
alle amate membra tenere.

Sposa,
estremo riposo nel ventre tenebroso,
coperta nera,
funesta ora,
batti l’ali di corvo ma nascondi lo sguardo torvo.

E tu Plutone l’impeto placa, dinanzi alla di lei madre,
che disperata ma ardita
ti sfida giù nell’Ade.

Sorella,
buia distruttrice del nulla genitrice,
abisso cieco,
empireo fosco,
svela al sole il tuo volto di fiele.

A noi mortali l’incubo che svanisce col giorno
e l’ umana consolazione di un eterno ritorno.

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Cinzia Malosti

 

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