Quel giorno

Ero seduta in prima fila
con addosso i miei leggeri 14 anni.
Quel dì apparentemente altro non era per noi
che uno svago verso le interrogazioni,
i professori, l'esito finale dei voti.

Fuggivo da tutto ciò...spensierata...ignara...
unico obbligo quel giorno:
ascoltare Pippo Fava e il suo parlare.

Era lì per presentare "I Siciliani".
Ma accadde che le sue limpide, fredde e decise parole
si mescolarono ai miei tersi pensieri,
accarezzarono il mio semplice cuore,
indirizzarono il mio camminare.

Lui parlava mentre i suoi occhi splendevano
di una luce fatta di vita e di emozioni.
Ed io ascoltavo mentre i miei occhi riflettevano
ciò che era il suo pensiero.

Mi accorsi di non avere più solo 14 anni,
ma la coscienza di aver inteso
come di uomini come lui, il mondo è misero.
Ed è una miseria che volge alla disperazione.

Il silenzio di tale paura sosta il mio pensiero.
Allora miro l'azzurro del cielo e vedo ancora
il suo volto asciutto ricoperto da una fine barbetta,
il suo sguardo impavido anche verso il coesistere
della morte che giornalmente "seguiva il suo essere".

Quel giorno paragonai Pippo ad un treno
che percorre la tua vita solo una volta
e da cui apprendi quale sia il binario
che ti conduce "alla ricerca della verità".

Oggi mi accorgo sempre più amaramente
che una "miseria buia" sta travolgendo il mondo
e che di quei treni non né passano più.

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Carmela Monteleone

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