La rosa e il Pescatore

Io non incontrai il fiume dell’amore alla fonte
lo conobbi che già il diario della mia vita
s’era fatto libro.

Affascinato, tuffai l’anima nell’oblio del credo
per divenire viandante nelle sue braccia.

Prima dolci, poi erti mi furono i giorni
e capii che prima o poi il mare della verità
m’avrebbe tarpato le ali.

Mai ebbi la forza di possederlo
in tutta la sua bellezza, di goderne tutte le grazie
quasi pauroso mi adagiai
nelle piccole gioie degli attimi
così, giorno dopo giorno il mio grido si perse
come un trillo acuto nei meandri dei perché
e di quell’ebbrezza non mi rimane che l’eco.

Sono cosciente che la tua rosa
non debba appassire sul mio inverno
e quando l’uscio si chiude è umano soffrire,
perciò m’invento pescatore di sogni
in paziente attesa sulla risacca
del fiume dei sortilegi
illuso di rivedere l’onda dei misteri
riportarmi il colore dei suoi occhi
di sentire fremere la sua bocca
e se è vero che la sera è caduta
almeno la grazia di udirne la dolcezza della voce.

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BiElle

 

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