Io mare

Io, mare,
perduto negli spazi e nella vastità
dell’infinito cielo…
mi raccolgo in ginocchio per pregare,
per chieder venia a te che pur m’ammiri,
se d’orgoglio, per eccessivo amore,
ho illuso tutti i tuoi giovani sospiri.

Io, mare,
chiedo perdono,
se ho raccolto i tuoi segreti pensieri
e se poi li ho donati al vento, tra le onde,
volando su un’ala d’oro d’ un gabbiano;
se ho letto nei tuoi occhi imploranti
e lucenti come il sole,
la generosa offerta del tuo cuore,
come le vele, aperte e tese,
della tua barca, mentre vola
sulle onde increspate
da un soffio di vento audace e fiero.

Io, mare,
così amato e temuto da tanta vastità,
senza confini, per i miei irraggiungibili orizzonti,
ora mi placo di fronte al tuo sentire:
m’inchino disteso e silente
sotto ai tuoi piedi or scalzi,
per lambirti come timida carezza
pur senza tocco e pur’ io nudo,
senza veli.

Io. Mare,
cosi tanto amato, affrontato,
temuto e offeso,
ti invito al canto ch’ io amo,
lasciando l’eco dei tuoi desideri,
al coro ammaliante di sirene,
e ascoltando la tua dolce nenia,
che al tuo vegliare,
m’abbandonerà al dolce sonno
per sognare.

Io, mare,
Nelle notti in cui tu cercherai le stelle,
fermerò bufere, manderò una calda brezza
e dipingerò le onde per non dar a te altri timori,
sbattendo altre schiume rumorose,
contro i consunti scogli
e sussurrerò con voce amica al cuore
di non aver mai più timore
del mio sconfinato amore!

(contro dedica)

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Alexnovo

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