Non i petali, non il suo stelo

Un dolce oblio spesso si sofferma in me:
quando osservo un prato, le mucche, l'edera e le querce,
e attraversando queste sublimi immagini
che trascorrevo la mia spaesata infanzia.

Come può un fiore farti del male?
Come può tradirti?

Può invece ferirti l'ansia dell'umanità per via di un diamante,
ma non i petali, non il suo stelo.

Ed è da piccolo che sogno un mondo migliore,
una sociale giustizia,
che adesso se ne va in giro a far la puttana,
forse per indifferenza, per assonnata pigrizia.

Ma ricordo bene i borghi del mio paese, quando tornavo
da un altro stralunato mondo germanico,
dove mio padre emigrò per buscarsi del pane,
valigia color anni settanta, camicia a quadroni e poca voglia di sorridere,
poi mia madre, poco più che bambina,
poche letture da piccola, tanti problemi in famiglia,

ma credo ancora nella bellezza dei fiori,
nella dolce estetica dei petali,
nel color verde del suo stelo, ed è lì che li ritrovavo.

Giacevano in silenzio tra il belare delle greggi,
in mezzo a contadini ignari e felici.

Questa calma, ora, il silenzio di adesso, mai mi abbandona,
e mi ricorda le valli di allora,
che baciavano le alture loro sorelle,
ed esplodevano i colori, nella natura genitrice,
nel mio mondo di illuso sognatore.

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Alessandro Gaia

 

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