Autoanalisi
Sconta
la pena gettato via il seme peccato mortale ruvido
idiota sfrega!
Lacera!
Sull’asfalto tuoi lacerti sanguinolenti su bianca
polpa nervi scoperti dolore confina con morte e
mai morte redime l’indegno tuo corpo suadenti
pulsanti infernali intromessi irrilevanti
sottilissimi come bava sottile invisibile di ragna
fetida ancorancorancorancora crescono giganti
dominano riempiono guidano ipnotici suggestivi
inconcludenti ruinosi dunque, c’è una cosa dalla
quale dipendono tutte le altre cose.
E’ la disposizione dei pezzi.
Quando
l’arrocco è un ammasso di gangli fanno spazzatura
che attira mosche moscerini vermi bozzoli bruchi
topi sottotopi
chiaviche mangiano escrementi fanno escrementi
mangiano escrementi.
I muri
delle torri sono crepati da più parti millenarie,
muffe funghi torrioni suppergiù crollanti
ora o non ora,
quindi, la disposizione dei pezzi cambiarla in un
colpo?
Cambiare per cambiare? Cambiare? Cambiare senza
cambiare? Amare senza amare? Amare? Godere?
Lasciarsi accarezzare il petto? E tirare i peli?
Fa male? Chiedere chi è? Chi è? Farsi leccare gli
occhi? Lasciarsi rabbrividire, andare
aaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhh.