Le vostre lettere inviate al Pignolo

 


Come per il GuestBook di ElbaSun, è con dispiacere che siamo stati costretti a disattivare anche la rubrica del Pignolo a causa del suo continuo abuso da parte di persone poco intelligenti, che con insistenza poco buon gusto, continuavano a imbrattare questo spazio dedicato a voi, frequentatori onesti e corretti del WEB. Ci scusiamo per l'accaduto e vi auguriamo una sana navigazione nel WEB.
WebMaster di ElbaSun

- Portoferraio, Italia - Saturday, 2 December 2006 ore 16:13:27 (CEST)
Quanto ti invidio!!!
PaOlO <pablito@boiadè.li>
- Monday, 17 July 2006 ore 18:25:03 (CEST)
'OH, questo deve essere il luogo che più interessante ho visto!
Fiori <Fiori>
..., - Wednesday, 28 June 2006 ore 13:14:31 (CEST)
Certi comportamenti del popolo dettati dall’emozione e dallo shock del momento sono deprecabili. Ma sono evidentemente due argomenti diversi. Intendevo mettere l’accento sulla sempre crescente carenza di senso di responsabilità nel nostro Paese, dove “la gente oggi non ha più paura / nemmeno di rubare” o “e dove se rubi non muore nessuno / e dove il crimine paga”. Dovremmo parlare di tutti i bambini che muoiono, di tutte le ragazze stuprate, di quelle uccise, morte sole. Qui, nel nostro miserrimo, cerchiamo di farlo. Parlammo di Giusy, per esempio, la ragazza uccisa a sassate a Manfredonia. Del caso di Tommaso Onofri ho cercato di parlare di una cosa diversa dagli inutili pupazzi nel fosso.
Diego Pretini

- Tuesday, 27 June 2006 ore 21:15:21 (CEST)
Abbiamo capito benissimo, invece, quello che volevi dire. L'abbiamo già sentito alla Vita in diretta, Studio Aperto, Verissimo, Omnibus, Chi l'ha visto, Dopo il tg1, continuo? Tu puoi scrivere, ovviamente, ciò che ti pare, ma dovresti anche riuscire a sentirti dire che sono banalità. Bene, a questo punto lancio io uno spunto di riflessione. Più audace, forse. Trovo scandaloso lo spreco a cui abbiamo assistito in occasione della morte di questo povero bimbo. Tonnellate di fiori, giocattoli, vestitini, oggetti in argento, buttati a marcire nel greto di un torrente e nel cortile di una casa. Volevamo davvero fare qualcosa che lasciasse il nostro segno di partecipazione alla tragedia? Il bambino soffriva di una forma rara di epilessia. Facciamo donazioni alle organizzazioni di ricerca sulla prima infanzia, contribuiamo all'acquisto dell'ambulanza pediatrica e di macchinari radiologici innovativi che i genitori stanno tentando di regalare all'ospedale di Parma, sosteniamo bambini che non vengono riconosciuti dai genitori perchè gravemente malati. Di fronte a tutto ciò, sì, che Tommy, se ancora ci può vedere, sorriderebbe. Abbiamo assistito a scene pietose durante il funerale: persone giunte da chissà dove che si strattonavano per la fotografia di Tommaso, altri che riprendevano la bara con la telecamera, signore imbellettate che come arpie staccavano i fiori e li infilavano nella borsetta, gente che urlava dietro le transenne come allo stadio. Io dico anche a questi: sapete provare vergogna? Negli stessi giorni, nella stessa città, un tizio colto da raptus ha ucciso una ragazza di diciassette anni e un taxista. La loro è una morte di serie B? Perchè non siamo stati travolti da fiumi di notizie e pettegolezzi e assurde elucubrazioni? Meglio così, ben intesi. Ma giusto per non unirci a cordate già troppo nutrite, freghiamocene se Alessi si copre la faccia con una giacca di pelle. Non serve a nessuno.
Sara <lamia>
Cecina, - Wednesday, 31 May 2006 ore 08:47:27 (CEST)
Avrei voluto – e non ci sono riuscito – che fosse venuto fuori un po’ di più che questo. Non ho detto: dajene al bastardo. Non: bastonate ai bastonati. Dico solo che, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, questo Paese sta perdendo ogni senso di responsabilità, la capacità di percepire, comprendere ed accettare le conseguenze dei propri atti: ragionare sulle cause degli effetti delle nostre azioni. E comunque sì: mi ritengo migliore almeno di uno che ammazza a pedate (o palate, non ho ben capito) un bambino. Peggiore di tantissimi, poi. Infine, va bè, ritengo che non sia necessario, che non serva realmente a nulla, parlare di me.
Diego Pretini

- Tuesday, 30 May 2006 ore 23:50:01 (CEST)
Tu sai provare vergogna? Questi articoli sono spesso dei rigurgiti di giudizi su realtà che magari nemmeno conosci bene. Perchè una volta tanto non ci fai una bella riflessione su aspetti che ti riguardano più da vicino? Voglio dire: fin troppo facile puntare il dito su Alessi e magari con l'altra mano indicare la sedia elettrica (quest'ultimo spero e non credo che sia il tuo caso). Banale. Scontato. Sentito e risentito. Scoperta dell'acqua calda. Ma non basta. Vi si aggiungono i processi alle intenzioni. Che ne sai del perchè si è coperto il volto? Vuoi calarti nella parte del Cucuzza di turno che aspramente critichi? Vuoi unirti al coro dei criminologi che vanno in tv ad inventare ed ipotizzare su cose che non conoscono? Ma ne abbiamo già letti di tuoi articoli così. Bisogna fare questo, sarebbe stato necessario dire così, ehi guardate tutti che pagliuzza che ha nell'occhio quello. Ma i travi nel nostro di occhi li vediamo? Penso che su certi argomenti un sano silenzio sarebbe non solo giusto, non solo corretto, ma dovuto. Sarebbe espressione di quella pietas nota ai nostri antenati che è invece stata sostituita da morbosità e voglia di sentirsi migliori di qualcuno. In ogni caso, non voglio fare come te, Pignolo, perciò ti dico solo che, a mio modestissimo parere, sarebbe più interessante leggere di te. Ovviamente non ti sto suggerendo di trasformare questo spazio in una autobiografia. Ma credo che ti servirebbe e ci servirebbe di più sentire il tuo parere su temi che senz'altro conosci. L'amore. L'amicizia. Il rispetto reciproco. La capacità di scusarsi e, tornando alla domanda iniziale, quella di provare vergogna. Sono sicura che sapresti trattarli in modo meno banale e superficiale. Con stima
Sara <lamia>
Cecina (li), - Tuesday, 30 May 2006 ore 18:07:54 (CEST)
Se ancora sono in tempo e vale qualcosa, rispondo all'unico intervento che vale qualcosa. Napoleone nacque ad Ajaccio (in Corsica) il giorno di Ferragosto del 1769, un anno dopo il trattato di Versailles che costrinse la Repubblica di Genova a lasciare l'isola alla Francia. In realtà i còrsi, come si sa, non vorrebbero (nè allora nè ora) appartenere a nessuno. Il generale della campagna d'Egitto era, credo, lo stesso Bonaparte, ma ebbe un braccio destro fedelissimo (e potentissimo) in Gioacchino Murat, dodicesimo figlio di un fruttivendolo e avviato agli studi religiosi, come spesso accadeva quando le bocche da sfamare erano troppo numerose. Entrato in un reggimento di cacciatori a cavallo nel 1787, non lo abbandona più. Lo segue in Egitto e in Siria (campagne fallimentari: Napoleone s'imbarcò di nascosto su un piccolo bastimento per tornare in Francia) e poi in Italia e Austria. Avrà, in queste circostanze, il comando su tutta la cavalleria francese. Per ogni ulteriore notizia (molto più seria e attendibile) si può anche andare nelle pagine del nostro sito specializzate su Napoleone (e segnatamente su Napoleone all'isola d'Elba) a cura di Cristina Rospigliosi. Ci si arriva agevolmente dalla prima pagina del sito.
Diego Pretini

- Monday, 22 May 2006 ore 22:59:42 (CEST)
CIAO,MI CHIAMO GIOVANNI SPINA E' VORREI SAPERE DOVE' E' NATO NAPOLEONE BONAPARTE?IN OLTRE VORREI SAPERE IL NOME DEL SUO GENERALE NELLA CAMPAGNA DEGITTO.
GIOVANNI <GVNN@LIBERO.IT>
RICCIONE, - Wednesday, 17 May 2006 ore 12:24:55 (CEST)
Un po’ di prezioso e significativo blob dell’ultima giornata di campagna elettorale (da Repubblica.it) 09:39 Berlusconi: “Ho tolto Ici dal programma per far scoprire la sinistra” “E’ stata una mia volontà togliere dal testo del programma la parte riguardo l’Ici perché sapevo che la sinistra si sarebbe scoperta. Ho aspettato di dare la comunicazione della proposta di abolire l'Ici sulla prima casa dopo che la sinistra si era prodotta nelle sue affermazioni”. 09:47 Berlusconi: “Noi abbiamo fatto politica sociale” “La politica sociale l'abbiamo fatta noi, che in questo senso abbiamo fatto una politica di sinistra”. “Loro vogliono più stato, più regole, più burocrazia”. 10:07 Berlusconi: “Faremmo volentieri a meno di Cornacchione e Moretti” “Faremmo volentieri a meno di Cornacchione e di quei film che illustrano all'estero il presidente del Consiglio in maniera opposta alla realtà”. 10:18 Berlusconi: “Prodi ha fatto donazioni ai figli per 1.600.000.000 di lire” “Romano Prodi ha fatto donazioni per un miliardo e 600 milioni di vecchie lire ai figli. E’ la prova che la sinistra reintrodurrà la tassa sullE’ un sistema che non abbiamo inventato noi, funziona egregiamente in Gran Bretagna e che sarà applicato in Italia dal 1 ottobre prossimo”. 11:52 D'Alema: “Berlusconi non è credibile” “Oramai il problema non è più quello che dice Berlusconi, ma è che lo dice lui. E in quanto lo dice lui non è credibile, qualsiasi cosa dica”. 12:17 Realacci: “Aboliranno anche pedaggi e biglietti ferroviari” “Per la prima volta Berlusconi dà prova di grande serietà. Sappiamo, da fonte certa, che oltre alla tassa sui rifiuti il centrodestra intende abolire anche i pedaggi autostradali e i biglietti ferroviari. Potranno farlo perché gli eletti di Forza Italia si offriranno come macchinisti volontari. E perché, se vinceranno le elezioni, hanno già in mente di portare Vanna Marchi come amministratrice straordinaria ai vertici delle Ferrovie dello Stato”. 14:21Prodi: “Berlusconi non mi ha risposto sui 35 miliardi” “Non mi ha mica detto dove reperire 35 miliardi di euro ma è scappato”. Romano Prodi ancora in attesa di conoscere da Silvio Berlusconi come la CdL intenda reperire le risorse per finanziare il programma di governo proposto agli italiani. Vi ricordate quell’assurdo: “A lei lo spiego dopo la trasmissione” nel confronto di lunedì? 14:24 Abolire tassa rifiuti costerebbe 3,1 mld euro 14:39 Cofferati: “Berlusconi abolirà anche senso ridicolo” “Vi dò una anticipazione: nel pomeriggio abolirà anche la tassa sull'occupazione del suolo pubblico e quella sulla pubblicità, che sono le ultime tasse comunali, e prima di sera annuncerà anche l'abolizione del senso del ridicolo”. Il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati. 14:58 Berlusconi: “Voce a pezzi e cortisone” “Ho fatto quel che ho potuto, mi sono dato, ho la voce a pezzi, vado avanti a cortisone. Mi sono comportato come un ragazzino di vent'anni senza risparmiarmi nulla”. 14:59 Berlusconi: “Sono Clinton all'italiana” “Le politiche sociali vere in Italia non le ha fatte la sinistra, ma quel Clinton all'italiana che è Berlusconi”. “Non accettano uno come me che crede ancora in qualcosa, che possa realizzare qualcosa per il bene di tutti”. 15:00 D'Alema: “Farei grande coalizione con Tabacci” E anche con Marco Follini, “il problema è tutto quello che si portano dietro”. 15:08 Alemanno: “Tarsu non si può abolire tout court” “Non si può parlare di abolizione tout court della tassa dei rifiuti ma di come usare al meglio la termovalorizzazione”. 15:59 Berlusconi: “E’ come nel 1948” “Le elezioni del 9 e 10 aprile rappresentano un bivio storico per l'Italia, assai simile a quello del ‘48, quando le forze democratiche respinsero l'offensiva comunista ancorando saldamente il Paese all'Occidente, alla democrazia e ai suoi valori”. Per inciso, la differenza che si nota è rilevante: il Msi quell’anno corse da solo, alleato ai soli monarchici . 16:12 Berlusconi: “I comunisti vogliono occupare le istituzioni” “I comunisti hanno finto di rinnegare la propria scomoda tradizione, ma il loro obiettivo resta quello di occupare le istituzioni per accrescere il potere, di aumentare le tasse per finanziare le loro clientele”. Silvio Berlusconi a Affaritaliani.it. 17:04 Il premier querelato per “coglioni” Una querela firmata da una trentina di cittadini è stata sporta presso la Procura di Milano contro la frase pronunciata dal presidente del Consiglio. 17:40 Ulivo, Prodi arriva in moto Romano Prodi è arrivato in questo momento a via del Corso, a pochi passi da piazza del popolo dove e' atteso per la manifestazione conclusiva dell'Ulivo, seduto sul sedile posteriore della Guzzi guidata dal suo portavoce Silvio Sircana. 19:01 Cdl, Berlusconi arringa la folla “Siamo qui riuniti tutti insieme dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, da Bolzano alla Sicilia”. 19:13 Fede: “Resto all guida del Tg4” Emilio Fede resta alla guida del Tg4. Dopo aver annunciato nei giorni scorsi le dimissioni, in seguito alle multe per violazione della par condicio comminategli dall'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, il direttore è tornato sui suoi passi “per rispetto del pubblico”. Quale? 19:52 Berlusconi: “Vinceremo perché non siamo coglioni” “Grazie a tutti, siete commoventi e state sicuri, vinceremo perché non siamo ciglioni”. 20:08 Bossi: “Insulti fanno incazzare la gente” “E’ stata una campagna elettorale difficile, ho fatto fatica dopo tanto tempo di ospedale. Penso però che ci siano stati troppi insulti, gli insulti in campagna elettorale fanno incazzare la gente”. 20:29 Berlusconi s'affaccia al balcone, la piazza: “Duce, duce” Bagno di folla per Berlusconi in piazza Plebiscito a Napoli. Il presidente del consiglio raggiunge il palazzo della prefettura proprio accanto alla piazza. Sale e si affaccia dal balcone. Alza il braccio e saluta la folla, sorridente. Un gruppetto, proprio in prima fila, con bandiere in mano grida “Duce, duce...”. Poco dietro si alza il coretto: “Silvio, Silvio, Silvio”. 23:42 Par condicio, Mediaset: “Belpietro in perfetto equilibrio” Mauro Crippa, consigliere d'amministrazione di Mediaset: “L’antipatico ha ospitato due interviste: una a Boselli preceduta da un servizio sulla “Rosa nel pugno”, e una a Berlusconi”.
Diego Pretini

- Saturday, 08 April 2006 ore 17:00:01 (CEST)
Mi è venuta un'idea. Facciamo una specie di forum, qui, sulle elezioni che arrivano? Se funziona, bene e, chi vuole, risponde. Sennò, pace. Insomma, svegliamoci, almeno ora. Parliamone. Ovviamente civiltà e decenza, please.
Diego Pretini

- Tuesday, 04 April 2006 ore 21:26:46 (CEST)
Ah, coglione sarai tu, nano.
Sempre io <sesideveparlarecosì>
riesceancheanoi, - Tuesday, 04 April 2006 ore 14:21:20 (CEST)
Sono io, tranquilli. Solo un promemoria, per domenica e lunedì. Si vota facendo solo un segno riconoscibile sul simbolo della lista. Non scriviamo nessun nome accanto, sopra, sotto, addosso al simbolo, chè non serve a nulla, anzi: viene annullata la scheda. Visto che il Corriere ha pubblicato un sondaggio che dà al 60 per cento gli italiani che non sanno con che sistema si vota, lo ricordo brevemente. E' sistema proporzionale con premio di maggioranza. E cioè a dire: ognuno vota il partito che gli pare, ma ogni partito - al momento di presentare le liste - ha dichiarato a quale coalizione è collegato. Sulla scheda, non a caso, troverete due file orizzontali: quella di sopra è la sfilza dei partiti di centrodestra, quella di sotto è di quelli di centrosinistra. Ogni partito prende il suo tot di voti e concorre alla vittoria totale della coalizione. La coalizione che vince prende anche una quantità di seggi in più (premio di maggioranza, deciso per garantire una certa stabilità). Le liste dei candidati sono bloccate, quindi è per questo che non serve a nulla (anzi annulla la scheda) scrivere la preferenza. Le liste sono ordinate e più voti prende quel partito in quella circoscrizione e più candidati "passano". Le circoscrizioni non sono più quelle del 2001, ma molto più grandi, quasi sempre regionali. Solo la Lombardia, il Lazio e la Campania, mi pare, hanno due circoscrizioni (Lombardia 1 e Lombardia 2 e via dicendo). Finora cose serie, da ricordare. Ora un po' lo scemo lo posso anche fare. E' evidentemente una legge, quella nuova elettorale, da conati ripetuti, ma quella che è stata chiamata "porcata" dal ministro che l'ha scritta è pur sempre una legge del governo Berlusconi, non ci si può meravigliare ora. Ricordo, per finire, anche le proposte che verranno fatte alle 23,59 di venerdì (ultimo giorno di campagna elettorale): abolizione di tutte le tasse, le bollette di luce e gas diventano facoltative, opinabilità sul pagamento di gelati, carta d'oro per gli anziani (gratis allo stadio, al museo, al cinema, sull'autobus, alle Seychelles, sul viale), settimana gratis a Gardaland per le fasce tra i 20 e i 35 anni, Smart gratis a quelle carine (e perizoma a quelle carinissime), un materasso e una poltrona ai prime mille che arriveranno al seggio, abbonamento al digitale terrestre Mediaset ai più bassi di 1,71 (che gli fanno fare bella figura e lo rendono sereno). Fra pochino uscirà il vero Pignolo. Buon voto. (DP)
Dippì Liebt Esseci <machiticredepiù@solobondi.tiè>
Micacretini City, - Tuesday, 04 April 2006 ore 14:18:13 (CEST)
Fatto Da Solo La Famiglia Rossi Discorsi Da Bar Erano gli anni 50, andavo alla Standa insieme a mammà, mi apparve un angelo e disse: "Tuo tutto questo un bel giorno sarà!" Tornato a casa, nel bagno, ebbi un altro segno del Fato creator: La mano prese lo spunto e mi trovai unto da Nostro Signor Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo, Ma non disdegno la nave, ricordo soave della gioventù Mi sono fatto da solo, mi sono alzato dal suolo, Mi sono fatto i cartelli con tutti i capelli che ormai non ho più Anni sessanta moderni: allestivo gli esterni del mio kolossal, Ma con cinque o sei palazzine, non potevo neanche comprarmi la Spal Sui ponti delle crociere passavo le sere a cantar "La vie en rose", Marcello, sotto la coppola, diceva: "Minchia, jè nostra ‘sta ccos!" Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo, Ma non disdegno la nave, ricordo soave della gioventù Mi sono fatto da solo, mi sono alzato dal suolo, Mi sono fatto i cartelli con tutti i capelli che ormai non ho più Il Murator Venerabile disse: "Sei abile, vieni tra i miei! Ecco il cappuccio e la tessera numero uno-otto-uno-sei" (uno-otto-uno-sei!) Poi anni di truffe, di inganni e indicibili affanni, ma niente di ché: Davo una mano a Bettino, ospitavo mafiosi e pagavo lacchè Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo, Ma non schifo il motoscafo da cui mangio a sbafo, facendo l’off shore Mi sono fatto da solo, mi sono alzato dal suolo, Mi sono fatto sei reti tra trucchi e decreti da grande editor! Regalo immagini e suoni e tutti mi tengo buoni, Ho dato un posto importante ad ogni brigante che mente per me Mi son comprato un paese di gente che fa le spese, E va al lavoro contenta, sognando villazze e pensioni da re... Ed ora che sono il padrone di questa nazione e comando il vapor, Ho sistemato i miei conti e c’è un branco di tonti che mi crede ancor Se dico che... Mi sono fatto da solo, sull’elicottero volo, Ma non disdegno la nave, ricordo soave della gioventù Mi sono fatto da solo, mi sono alzato dal suolo, Mi sono fatto i cartelli con tutti i capelli che ormai non ho più ...
nonono <bau>
beijing, - Sunday, 02 April 2006 ore 11:29:51 (CEST)
A parlare di sud, di meridione, anche solo di Campania c’è sempre il rischio di cadere nel luogo comune, nel cliqué, evidentemente l’obiettivo opposto di questa rubrica. Però ciò che racconta il signor Capodanno è una delle facce caratterizzanti del Sud. Non dubito che anche al centro e al nord e pure nello Schleswig Holstein ci sia qualcuno che si comporta nella stessa maniera. Ma particolarmente il meridione d’Italia, che necessità di giganteschi aiuti per riuscire a smuovere questa lentezza del passo, dovrebbe guardarsi allo specchio. Con il paradosso, poi, che un diritto di un cittadino meno fortunato diventa un dovere da parte dello Stato, se quel diritto non è riconosciuto secondo tutti i criteri più adeguati. L’handicap è una cosa seria, è un dramma che solo chi lo porta dietro riesce, con una forza straordinaria, a far diventare una piccolezza, un dettaglio, solo una caratteristica, a volte quasi un valore. Prima che per lo Stato chi vuole riconosciuta una scorciatoia che non gli compete o non merita, dovrebbe avere rispetto per queste persone. Il Sud, dicevo, a cui vengono appiccicati come etichette questi episodi, deve guardarsi un po’ allo specchio, quando chiede aiuto. Si rischia di saltare troppo lungo, ma viene in mente anche altra terribile attualità. Non ci sarebbe mafia senza siciliani, non ci sarebbe camorra senza campani, non ‘ndragheta senza calabresi, niente di tutto questo senza gente che ci sta. Giorgio Bocca, piemontese, a ottant’anni ha scritto un reportage su Scampia, con un libro (perché neanche più i giornali fanno più reportage) e a Orfeo, direttore del giornale napoletano Il Mattino, non è piaciuto, anzi si è irritato tantissimo. Siciliani, campani e calabresi dovrebbero aiutare lo Stato ad aiutarli. Ma i partiti continuano a candidare persone indagate per concorso in associazione mafiosa, per dire. Se la lezione non la impara la classe dirigente, come fanno i cittadini a recepirla?
Diego Pretini

- Saturday, 01 April 2006 ore 19:56:45 (CEST)
Prof. Ing. Gennaro Capodanno Via Tino di Camaino, 22 80129 Napoli Se de di servizio:I.T.I.S. “ E. Striano “ Napoli e-mail: gennaro.capodanno@tin.it RSU - Consigliere d’Istituto – Componente della Giunta Esecutiva Proposta di ODG del prof……………. al collegio dei docenti dell’istituto……….... per l’approvazione della sperimentazione ex DM 775/2006. Il Collegio dei docenti dell’istituto…………………. P R E M E S S O • che con il D.M. 775/2006 si è inteso dare una concreta risposta a specifiche e pressanti richieste di sperimentazione di nuovi modelli ordinamentali liceali provenienti dalle istituzioni scolastiche, dopo la pubblicazione del decreto legislativo 226/2005, relativo al 2° ciclo di istruzione e formazione; • che l'articolato del documento fornisce ampie e motivate indicazioni sulle ragioni e sulle specificità del progetto, che viene presentato come strumento idoneo a " realizzare, pur con diverse modalità di attuazione, coerenti con l'autonomia scolastica, una approfondita e puntuale riflessione sui vari ambiti di praticabilità dell'azione riformatrice, una accurata stima dei fabbisogni delle scuole in termini di strutture, personale e finanziamenti, nonché l'elaborazione di modelli più efficaci di organizzazione didattico-metodologica "; • che, ai sensi dell'art. 11 del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, il progetto si rivolge alle istituzioni scolastiche la cui adesione, del tutto libera e volontaria, è rimessa alla valutazione dei competenti organi collegiali; • che il progetto di innovazione, proposto dal MIUR col decreto 775/2006, è cosa diversa dall'attuazione del Capo II e del Capo III del decreto legislativo 226/2005. E' fuor di dubbio, infatti, che l'avvio della riforma dall'anno 2007-2008 deve avvenire " nel quadro della programmazione della rete scolastica di cui all'articolo 138, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, finalizzata a far corrispondere l'offerta formativa complessiva alle esigenze formative del territorio di ciascuna Regione " (art. 27, comma 3); • che con il progetto di innovazione proposto dal MIUR alle istituzioni scolastiche non viene posto in discussione l'assetto dell'offerta formativa territoriale, che resta quella programmata dalle Regioni per l'anno scolastico 2006-2007. • che il progetto invece persegue scopi circoscritti e chiaramente indicati nell'art. 2, comma 1 del D.M. 775/2006, dal quale emerge la valenza didattico-pedagogica dell'impianto. In effetti le scuole che aderiscono al progetto assumono prioritariamente l'impegno di: - articolare l'orario annuale delle lezioni in attività ed insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti, attività e insegnamenti obbligatori a scelta dello studente e attività e insegnamenti facoltativi; - progettare Unità di apprendimento caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi e volte a garantire la trasformazione delle capacità di ciascuno in reali e documentate competenze. Si tratta dunque di innovazioni per un verso di tipo organizzativo e per un altro di natura metodologico-didattica, che le scuole possono realizzare secondo modalità definite nel quadro di regole certe ed in coerenza con il principio dell'autonomia. In sostanza, il decreto 775 non solo impone il rispetto della distribuzione territoriale dell'offerta formativa, ma definisce in ambiti precisi le innovazioni da introdurre. Le scuole possono aderire al progetto anche deliberando di introdurre solo parzialmente le innovazioni ordinamentali previste dal decreto legislativo 226/2005 e comunque nel rispetto delle tabelle di confluenza e corrispondenza previste dal D.M. 28 dicembre 2005; • che il decreto 775/2006 non contrasta con l'art. 3 del D.P.R. 275/1999 e, in particolare, col comma 5 del medesimo articolo, il quale stabilisce che " il Piano dell'offerta formativa è reso pubblico e consegnato agli alunni e alle famiglie all'atto dell'iscrizione ", osservando che la norma in questione risponde ad esigenze di carattere generale. Essa, infatti, intende tutelare l'interesse dello studente ad essere informato preventivamente in ordine alla progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa della scuola che intende frequentare; • che la norma succitata non fa quindi divieto alle scuole di apportare, prima dell'inizio dell'anno scolastico di riferimento, eventuali modifiche al POF e di portarle a conoscenza degli alunni, i quali, per poter partecipare all'innovazione, debbono esprimere il proprio consenso, unitamente a quello delle rispettive famiglie; • che il progetto di innovazione che si intende promuovere col D.M. 775/2006 trova piena consonanza con la sperimentazione di cui all'art. 27, comma 4 del D. Lgs. 226/2005, nonché con l'art. 11 del D.P.R. 275/1999 che, come è noto, consente al MIUR di promuovere "progetti in ambito nazionale, regionale e locale, volti ad esplorare possibili innovazioni riguardanti gli ordinamenti degli studi, la loro articolazione e durata, l'integrazione tra i sistemi formativi e i processi di continuità e orientamento"; • che in base al quadro normativo di riferimento le sperimentazioni parziali debbono rispondere ovviamente a criteri di coerenza e compiutezza sul piano didattico, pedagogico e strutturale; • che tale apprezzamento non può che competere alle singole istituzioni scolastiche, che, nella propria autonomia, valutano quale estensione dare all'innovazione, tenuto conto del preminente interesse degli alunni e delle risorse disponibili; • che, ai sensi dell'art. 5, comma 3 del decreto 775/2006, il Direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale assicura le risorse disponibili alle scuole che ne abbiano fatto richiesta, anche se spetta alle istituzioni scolastiche medesime valutare se le risorse disponibili siano sufficienti ad assicurare la realizzazione del progetto; • che gli interventi necessari per corrispondere alle eventuali maggiori necessità di risorse umane e professionali saranno, ovviamente, definite in sede di determinazione dell'organico di fatto, così come, del resto, è già avvenuto per far fronte ai maggiori fabbisogni legati all'attivazione della riforma del primo ciclo di istruzione. A tali interventi andranno, poi, ad aggiungersi finanziamenti specifici desunti dalla legge 440 del 1997; per le suesposte motivazioni, il Collegio dei docenti dell’istituto………………………………… A P P R O V A all'unanimità/a maggioranza, la proposta di sperimentazione del liceo……………………………., previsto dal D.Lgs. n° 226/2005 e dal D.M. N° 775/2006, nel rispetto delle tabelle di confluenza e corrispondenza previste dal D.M. 28 dicembre 2005. Data………………………….. Il Proponente
Gennaro Capodanno <gennaro.capodanno@tin.it>
Napoli, - Friday, 10 March 2006 ore 21:40:43 (CET)
Prof. Ing. Gennaro Capodanno Via Tino di Camaino, 22 80129 Napoli Se de di servizio:I.T.I.S. “ E. Striano “ Napoli e-mail: gennaro.capodanno@tin.it RSU - Consigliere d’Istituto – Componente della Giunta Esecutiva Proposta di ODG del prof……………. al collegio dei docenti dell’istituto……….... per l’approvazione della sperimentazione ex DM 775/2006. Il Collegio dei docenti dell’istituto…………………. P R E M E S S O • che con il D.M. 775/2006 si è inteso dare una concreta risposta a specifiche e pressanti richieste di sperimentazione di nuovi modelli ordinamentali liceali provenienti dalle istituzioni scolastiche, dopo la pubblicazione del decreto legislativo 226/2005, relativo al 2° ciclo di istruzione e formazione; • che l'articolato del documento fornisce ampie e motivate indicazioni sulle ragioni e sulle specificità del progetto, che viene presentato come strumento idoneo a " realizzare, pur con diverse modalità di attuazione, coerenti con l'autonomia scolastica, una approfondita e puntuale riflessione sui vari ambiti di praticabilità dell'azione riformatrice, una accurata stima dei fabbisogni delle scuole in termini di strutture, personale e finanziamenti, nonché l'elaborazione di modelli più efficaci di organizzazione didattico-metodologica "; • che, ai sensi dell'art. 11 del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, il progetto si rivolge alle istituzioni scolastiche la cui adesione, del tutto libera e volontaria, è rimessa alla valutazione dei competenti organi collegiali; • che il progetto di innovazione, proposto dal MIUR col decreto 775/2006, è cosa diversa dall'attuazione del Capo II e del Capo III del decreto legislativo 226/2005. E' fuor di dubbio, infatti, che l'avvio della riforma dall'anno 2007-2008 deve avvenire " nel quadro della programmazione della rete scolastica di cui all'articolo 138, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, finalizzata a far corrispondere l'offerta formativa complessiva alle esigenze formative del territorio di ciascuna Regione " (art. 27, comma 3); • che con il progetto di innovazione proposto dal MIUR alle istituzioni scolastiche non viene posto in discussione l'assetto dell'offerta formativa territoriale, che resta quella programmata dalle Regioni per l'anno scolastico 2006-2007. • che il progetto invece persegue scopi circoscritti e chiaramente indicati nell'art. 2, comma 1 del D.M. 775/2006, dal quale emerge la valenza didattico-pedagogica dell'impianto. In effetti le scuole che aderiscono al progetto assumono prioritariamente l'impegno di: - articolare l'orario annuale delle lezioni in attività ed insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti, attività e insegnamenti obbligatori a scelta dello studente e attività e insegnamenti facoltativi; - progettare Unità di apprendimento caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi e volte a garantire la trasformazione delle capacità di ciascuno in reali e documentate competenze. Si tratta dunque di innovazioni per un verso di tipo organizzativo e per un altro di natura metodologico-didattica, che le scuole possono realizzare secondo modalità definite nel quadro di regole certe ed in coerenza con il principio dell'autonomia. In sostanza, il decreto 775 non solo impone il rispetto della distribuzione territoriale dell'offerta formativa, ma definisce in ambiti precisi le innovazioni da introdurre. Le scuole possono aderire al progetto anche deliberando di introdurre solo parzialmente le innovazioni ordinamentali previste dal decreto legislativo 226/2005 e comunque nel rispetto delle tabelle di confluenza e corrispondenza previste dal D.M. 28 dicembre 2005; • che il decreto 775/2006 non contrasta con l'art. 3 del D.P.R. 275/1999 e, in particolare, col comma 5 del medesimo articolo, il quale stabilisce che " il Piano dell'offerta formativa è reso pubblico e consegnato agli alunni e alle famiglie all'atto dell'iscrizione ", osservando che la norma in questione risponde ad esigenze di carattere generale. Essa, infatti, intende tutelare l'interesse dello studente ad essere informato preventivamente in ordine alla progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa della scuola che intende frequentare; • che la norma succitata non fa quindi divieto alle scuole di apportare, prima dell'inizio dell'anno scolastico di riferimento, eventuali modifiche al POF e di portarle a conoscenza degli alunni, i quali, per poter partecipare all'innovazione, debbono esprimere il proprio consenso, unitamente a quello delle rispettive famiglie; • che il progetto di innovazione che si intende promuovere col D.M. 775/2006 trova piena consonanza con la sperimentazione di cui all'art. 27, comma 4 del D. Lgs. 226/2005, nonché con l'art. 11 del D.P.R. 275/1999 che, come è noto, consente al MIUR di promuovere "progetti in ambito nazionale, regionale e locale, volti ad esplorare possibili innovazioni riguardanti gli ordinamenti degli studi, la loro articolazione e durata, l'integrazione tra i sistemi formativi e i processi di continuità e orientamento"; • che in base al quadro normativo di riferimento le sperimentazioni parziali debbono rispondere ovviamente a criteri di coerenza e compiutezza sul piano didattico, pedagogico e strutturale; • che tale apprezzamento non può che competere alle singole istituzioni scolastiche, che, nella propria autonomia, valutano quale estensione dare all'innovazione, tenuto conto del preminente interesse degli alunni e delle risorse disponibili; • che, ai sensi dell'art. 5, comma 3 del decreto 775/2006, il Direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale assicura le risorse disponibili alle scuole che ne abbiano fatto richiesta, anche se spetta alle istituzioni scolastiche medesime valutare se le risorse disponibili siano sufficienti ad assicurare la realizzazione del progetto; • che gli interventi necessari per corrispondere alle eventuali maggiori necessità di risorse umane e professionali saranno, ovviamente, definite in sede di determinazione dell'organico di fatto, così come, del resto, è già avvenuto per far fronte ai maggiori fabbisogni legati all'attivazione della riforma del primo ciclo di istruzione. A tali interventi andranno, poi, ad aggiungersi finanziamenti specifici desunti dalla legge 440 del 1997; per le suesposte motivazioni, il Collegio dei docenti dell’istituto………………………………… A P P R O V A all'unanimità/a maggioranza, la proposta di sperimentazione del liceo……………………………., previsto dal D.Lgs. n° 226/2005 e dal D.M. N° 775/2006, nel rispetto delle tabelle di confluenza e corrispondenza previste dal D.M. 28 dicembre 2005. Data………………………….. Il Proponente
Gennaro Capodanno <gennaro.capodanno@tin.it>
Napoli, - Friday, 10 March 2006 ore 21:40:28 (CET)
Legge 104/92: a Napoli invalidi che assistono altri invalidi No, non si tratta della solita catena di Sant’Antonio, bensì dell’ennesima impareggiabile inventiva dei napoletani che pur di utilizzare i benefici della legge 104/92 ne inventano una più del diavolo. Una legge che, ricordiamolo, nata per tutelare i diritti delle persone handicappate, si è rivelata nel capoluogo partenopeo, come dimostrano recenti indagini della Magistratura inquirente, un facile rifugio per i furbi i quali la utilizzano, sovente senza alcun diritto e solo per tutte le opportunità che offre, spesso con la complicità di chi dovrebbe garantirne l’applicazione pedissequa e con la compiacente latitanza di chi dovrebbe effettuare i controlli. Da anni denuncio le storture di una legge che, varata quattordici anni or sono, oggi appare del tutto inadeguata e andrebbe riformata. In particolare andrebbe rivisitato l’art. 33 della legge, che consente una serie di agevolazioni ai parenti delle persone handicappate, tra le quali tre giorni mensili di permesso retribuito e la facoltà di scegliere la sede più vicina per l’attività lavorativa, con l’impossibilità da parte del datore di lavoro di effettuare trasferimenti, senza il consenso del lavoratore interessato. Ma la piaga di questa situazione non riguarda solo i caschi bianchi del Comune di Napoli, di recente al centro dell’ennesimo ciclone giudiziario che ha scosso il capoluogo partenopeo. Si estende a tutto il pubblico impiego. In particolare trova un terreno molto fertile nell’amministrazione scolastica, dove le contrazioni determinate dalla diminuzione dei posti di lavoro hanno incentivato il ricorso al parente handicappato da assistere. In un istituto scolastico superiore del distretto 42, Vomero-Soccavo, su una settantina di docenti, sono ben 20 quelli che beneficiano della legge 104, quasi il 30%. Tra questi spicca il caso di un professore che, di recente trasferito d’ufficio ad altra scuola, ha impugnato il provvedimento del CSA di Napoli dinanzi al Giudice unico in funzione di Giudice del lavoro, adducendo che egli è titolare di ben due benefici legati alla legge 104/92, uno personale e l’altro per l’assistenza ad una parente handicappata. In altre parole questo signore benché abbia avuto il riconoscimento di una minorazione superiore ai 2/3, per la qual cosa invoca i benefici di legge, dichiara di assistere una parente anch’essa afflitta da condizione di handicap tale da necessitare di assistenza continuativa e permanente. Non c’è chi non individui il paradosso di una tale situazione, chiedendosi come fa una persona con gravi problemi di salute ad assistere in maniera assidua e globale la parente handicappata. Per questo auspichiamo ancora una volta che la Magistratura voglia indagare in modo da salvaguardare i diritti dei veri handicappati. Gennaro Capodanno Presidente Comitato Valori collinari - Napoli
Gennaro Capodanno <gennaro.capodanno@tin.it>
Napoli, - Tuesday, 21 February 2006 ore 21:57:55 (CET)
Il nuovo governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aveva delle azioni e delle opzioni della società Goldman Sachs, la quarta banca d’affari nel mondo. Al momento della nomina come successore di Antonio Fazio le ha vendute. “In particolare per il periodo di un anno – disse una nota – il governatore si asterrà da decisioni concernenti direttamente la Goldman Sachs, ovvero istituzioni per cui la Goldman Sachs agisce o agirà da advisor. Anche trascorso tale periodo di tempo, il governatore si asterrà da decisioni in merito a casi in cui Goldman Sachs era stata coinvolta o direttamente o in qualità di advisor allorché Draghi lavorava per la predetta banca”. Il discorso è molto più semplice di quello che si può credere: anche non volendo (ma evidentemente non ci si crede) come può non toccare i suoi interessi? I suoi interessi sono tutto ciò che fa quattrini: tv, radio, riviste, giornali; assicurazioni, banche; pubblicità; edilizia; calcio. È ovunque, è “cosunque”. La politica è la sua entrata minore. Ma anche da lì ha avuto il suo plusvalore: le leggi sulla giustizia, per esempio. La cosa brutta – o bella, vedete voi – è che avrei fatto volentieri a meno di parlare di tutto questo e per tutto questo tempo. L’impressione, diceva Serra su Repubblica qualche tempo fa, è che, in questi quattordici anni in cui abbiamo dovuto andar dietro a tutti suoi balletti, abbiamo sempre avuto tantissima voglia di parlare d’altro, non riuscendoci mai. Abbiamo sempre parlato di cose che interessavano lui: o per interesse vero o per non parlare d’altro (che so: le leggi sul falso in bilancio). Un’invadenza, un soffocamento costante portato avanti dai tg equivicini, come li chiama Gian Antonio Stella. E’ come quelli che ti tengono a parlare per un quarto d’ora filato di un film che consideri odioso e tu che annuisci come un babbuino. Una noia mortale. Ora, è bene essere chiari: se tutti quei vantaggi elencati dalla lettrice (almeno questo intuisco dall’ampio uso di punti esclamativi e dalla chocolate addiction, spiccatamente femminile), che in effetti il Cavalier Ridente ha acquisito in questi cinque anni, fossero caduti a pioggia su una buona parte degli altri cittadini, non sarei, non saremmo qui ad abbaiare. Se oltre a fare gli affari suoi, avesse fatto anche un po’ i nostri, a nessuno fregherebbe molto. E viceversa: se si fosse fatto una legge davvero ad personam che lo tirasse fuori dai processi (dichiaratamente, con scritto “pro Berlusconi”) in cui è imputato, lasciando stare tutti gli altri processi (compresi quelli di un certo numero di assassini), senza mascherarla come Grandiosa Astrale Riforma della Giustizia Maxima, sarebbe stato almeno meno dannoso. Certo, non sarebbe stata accolta come una mossa particolarmente popolare, ma ce ne saremmo fatti una ragione. Il secondo punto è che ancora oggi, ovunque, questo dice che a scendere in politica c’ha rimesso, e tutti a dirgli sì, bè, poverino, in effetti. Il terzo punto è il dramma umano di Bruno Vespa che non trova più nessun giornalista che gli faccia domande non appuntite: l’altra sera perfino Mario Orfei (candido direttore de Il Mattino di Napoli) s’è sentito dare del comunista. L’impressione, per finire, è di un uomo che sta sprigionando quanta più energia possibile, spesso sbracando, per non perdere – almeno – così male. L’impressione è di quello che si è voltato per un istante indietro e ha rivisto piombargli addosso, finalmente, tutte le conseguenze dei suoi gesti, che credeva non sarebbero più state responsabilità sue. La caciara dell’Unipol, per dire: l’ha fatto perché ci crede (come quella storia della sinistra che controlla giornali, magistratura, università: né più né meno che una vaccata), ma l’ha fatto in quel modo – con la maturità di un duenne – per alzare un furibondo polverone in cui non si veda nitidamente come stanno gli italiani. Il suo problema è che gli italiani almeno per sapere come stanno non usano il televisore. Queste sono tutte impressioni e, temo, in parte speranze. Il timore che il berlusconismo non sia del tutto esaurito, tuttavia, rimane sempre lì. E’ come il logorroico del film odioso, d’altronde: pare abbia finito di chiacchierare, ma ha subito pronta una nuova scena pallosa da raccontarti.
Diego Pretini

- Thursday, 02 February 2006 ore 23:23:30 (CET)
Ciao pignolo. Essendo a conoscenza (e chi non lo è?)della tua "leggera" acrimonia verso il nostro benamato presidente del consiglio, ho deciso di riportare di seguito i piccoli, piccolissimi, infinitesimali vantaggi economici che il signor silvio berlusconi ha "magicamente" ottenuto dalla sua elezione a presidente del consiglio. Grazie alla legge gasparri solo nel 2004 la pubblicità per mediaset è aumentata del 3,8% (circa 1 miliardo e 200 milioni di euro l'anno). L'appalto concesso dal governo alla banca mediolanum, per poter utilizzare i 14.000 sportelli delle poste italiane, gli ha reso 1 miliardo di euro l'anno. Come assicuratore avrà vantaggi per miliardi di euro dalla nuova legge sulla previdenza assicurativa. Paolo berlusconi controlla un' impresa italiana produttrice di apparecchi per ricevere il digitale terrestre. Il decreto salva calcio gli ha fatto risparmiare 240 milioni di euro, e la riduzione delle plusvalenze (tremonti 2002) ha fatto risparmiare a mediaset 340 milioni di euro. Nel 2001 silvio berlusconi era il 48esimo uomo più ricco al mondo, adesso è il 25ESIMO! Spero che il maggior numero di persone possibile legga queste poche righe, e che le ricordi e le ripeta a chiunque (naturalmente deviato e malato di mente) fosse ancora convinto di voler sprecare il suo voto per berlusconi e forza italia. So che non è una novità dire che berlusconi pensa solo ad arricchirsi arraffando tutto quello che può, ma non fa mai male ripeterlo! ciao ciao
Ema <cioccolatadipendente.it>
- Monday, 30 January 2006 ore 18:23:01 (CET)
sdfsfsfsdfsdf
sdfsdfsdf <dsfsdfsdf>
sdfsdfs, - Saturday, 21 January 2006 ore 14:42:04 (CET)
Il primo spunto è una dichiarazione d’affetto per Internet, che, com’è evidente, può diventare un’enorme e brillante arma del popolo, per chi combatte “dal basso”. Il “padrone”, come si chiamava una volta, con Internet è totalmente fuori gioco. Ma il puro problema è “il” problema. Cioè uno dei nodi da sciogliere nel cambiamento che sarà necessario nella futura politica economica, e più in particolare in quella del lavoro. Le statistiche di cui parla il pezzo del Manifesto, che potete leggere sul sito in questione, sono in realtà ad occhio molto più deprimenti. La proporzione contratti a tempo indeterminato/a tempo determinato non sono affatto 5 ogni 6 e ancora più profonda è la frattura nel raffronto con i contratti a progetto, quelli che una volta si chiamavano co.co.co. e ora si chiamano co.co.pro. (anche il nome era più simpatico: questo sa di presa per i fondelli). Per altro: co.co.co. invenzione di uno dei governi del centrosinistra per sanare la disoccupazione. Lo so, questo che sto dicendo, perché io lì dentro vi sto lavorando. Il contratto scadrà alla fine di febbraio, si guadagnano 470 euro circa al mese se si fanno tutte le ore previste (20 settimanali, 4 al giorno). Si sta tornando, apparentemente, a condizioni di lavoro molto vicine a quelle dell’Ottocento, della seconda rivoluzione industriale: non ci sono tutele, i datori di lavoro – se trovano lo spirito giusto – possono fare piazza pulita di chicchessia. Alla scadenza del contratto, poi, nessuno fa sapere se c’è la possibilità di perpetuare la collaborazione, e per quanto, e da quando. Il fuoco centrale è che non si riesce mai a sapere niente del tempo che verrà. È questo il primo ingrediente del contratto a progetto. Un disequilibrio continuo della vita, che oscilla come un metronomo, ma senza un ritmo fisso, perché gli orari cambiano di settimana in settimana. Vedete qual è il problema: che la cosa diventa un riempimento finanziario (un sostegno, dunque) al vacillante bilancio familiare in questo periodo bruttissimo della vita del nostro Paese e, dunque, a chi, come me, non si sbriga a prendere la laurea o a chi ha bambini piccoli e un marito che già lavora ma non riesce a tappare tutte le falle, questi soldi (momentanei, temporanei, precari come chi li guadagna: un soffio di fiato) fanno comodo. Il problema più grave è che lì dentro vedo persone di trenta, trentacinque anni, persone laureate in cose dignitosissime e ancora (che è peggio) persone che lì dentro vogliono e sperano fare carriera, perché evidentemente non c’è altra via d’uscita. È questo il cuore del problema, alla fine. Questo vuol dire non solo che in questo momento il nostro Paese è in ginocchio (e per Paese intendo tutte le nostre famiglie, perché l’Italia siamo noi), ma che non c’è spazio nemmeno più per i sogni e dunque per l’ambizione. Non sono lì dentro – come capirete – per rimanerci. Sono lì di passaggio. Ma così non la pensano decine e decine di miei colleghi. Il cancro non è passar da lì per tre mesi, o sei, o dodici, continuando – ben intesi – a cercare di andare dove voglio andare. È il fatto che si chiede strada, si chiedono sogni a chi, evidentemente, i sogni li succhia, li spazza via. Il territorio della mia città vive una stagnazione economica che non ha pari. Si costruiscono supermercati e parcheggi, ma non si capisce come si debba fare a comprarci delle cose o la benzina per metterci una macchina sopra. E di conseguenza l’arrivo di un’azienda da 300 posti di lavoro è stato come l’arrivo del Mago Zurlì al posto di Babbo Natale: non c’è niente di meglio e ci si accontenta. Non dovrebbe essere così, ma quando la miseria bussa alla porta, non chiede se si è soddisfatti del lavoro che si fa. Un’azienda che fa centinaia di contratti a progetto (senza malattia e un’aggiunta di 4 euro nei giorni festivi, di 2 nei prefestivi) non può dare il futuro a un lavoratore, ma almeno gli frena il presente. Certo, l’azienda, qualunque essa sia, se persiste con questo comportamento, non si deve scandalizzare se i lavoratori il futuro, a lei, non glielo augurano così lungo.
Diego Pretini

- Friday, 06 January 2006 ore 19:10:18 (CET)
Visitate il sito http://precaut.splinder.com. Non è spam. Riguarda molti giovani della nostra città.
Studente <n.d>
livorno, - Sunday, 01 January 2006 ore 19:00:34 (CET)
E’ difficile, vorrete credermi, continuare a parlare del governo Berlusconi, perfino per questa rubrica. Questo, la Legge Finanziaria per il 2006 (www.altalex.com/index.php?idnot=1405), è uno degli ultimi rantoli di un esecutivo, di cui non ne può più nessuno. Il centrodestra non perderà di molto le elezioni del prossimo 9 aprile, ma più per le zuffe interne all’Unione e una ancora pulsante ancorché incomprensibile paura del pericolo rosso che non per pura consapevolezza dell’incompetenza – prima che della non-convenienza – del governo italiano. Il bonus a neonato è un trucco vecchio come il cucco: lo faceva sapete chi. La carenza di cura verso infanzia e adolescenza, per altro, non passa solo attraverso un volgare getto di denari. Non dice certo una sconcezza, la mia interlocutrice, quando parla di asili-nido spesso nel caos, materiale didattico o carente o a totale onere delle famiglie, attività extra-scolastiche ancora a totale carico del bilancio familiare. Su questi ultimi due temi, in particolare, si potrebbero dire cose particolari. Più di ogni altra cosa – e non è demagogia – le famiglie hanno bisogno di libri di testo gratis. Non scontati: gratis. Un Paese si costruisce dal basso, cioè dai più giovani, e i più giovani si costruiscono con la scuola, non con il motorino. Il secondo punto è l’unico su cui sento di poter essere davvero ferrato. Attività extra-scolastica è soprattutto sport. Lo sport costa e di questi tempi certi costi vanno tagliati e quando si taglia lo sport si taglia l’esatta metà che combacia con la scuola, per crescere un ragazzo. A livello generale tutto si inserisce nel solito metodo di governare mai abbandonato in questa legislatura: tirare a campare. Più che una vendetta (che in ogni caso è un effetto che i tirapiedi del Re non disdegnano per poi poter dire: è così che amministrano le nostre città), è un modo per scaricare il barile e, appunto, ancora una volta, tirare a campare. Si racimolano soldi, tagliando risorse a Comuni, Province e Regioni, costretti ad aumentare tasse o tagliare qualche servizio, in modo che con loro – e non con il Governo – i cittadini se la possano prendere. Certo che, comunque, qualche auto blu in meno – per come s’intende solitamente, non quelle necessarie a portatori di handicap o dei vigili urbani – non sarebbe un dramma per nessuno. Questo Comuni e Province sarà bene che lo capiscano.
Diego Pretini

- Wednesday, 16 November 2005 ore 22:43:55 (CET)
Caro Pignolo, leggo da un anno circa i tuoi tiri mancini (perchè dichiaratamente di sinistra) e mi stupisco di non vedere nessun commento a proposito della Finanziaria 2006. Io ho dato una veloce scorsa al testo presentato in Parlamento e ho sentito echeggiare l'urlo di vendetta della razionalità di fronte a cotanta creatività demenziale. Cominciamo dall'enormemente promosso bonus di 1000 euro a ogni bambino nato e consideriamo il caso del mio comune di residenza. Nel 2005 sono nati circa 200 bambini e visto lo sviluppo di nuovi centri residenziali è verosimile presupporne una qualche decina in più per il 2006. Ora, questo implica che soltanto nella piccola realtà del mio comune vi sarà una pioggia di oltre 200.000 euro. Dico pioggia non a caso, perchè questi mille euro verranno elargiti tanto al povero diavolo della casa popolare quanto al figlio dell'imprenditore miliardario. Così che per il primo, con le arie che tirano di questi tempi, basteranno giusto per i primi mesi di vita. Mentre il secondo se ne farà un baffo e potrà tranquillamente utilizzarli per alimentare il caminetto, chè si sa, con un neonato in casa bisogna tenere alta la temperatura. Non è spreco questo? Io direi proprio di sì. Sarebbe stato decisamente più ragionevole destinarli a un fondo sociale gestito dai singoli Comuni che avrebbero poi provveduto a ripartirli o ad utilizzarli per asili, materiale didattico, "dopo-scuola", volendo restare nell'ambito dell'infanzia. Ricordiamo che in tante regioni italiane gli asili nido non esistono nemmeno. Eh bè ma ora con questi mille euro.... Anche perchè, sempre per restare alla realtà degli enti locali, i tagli che li riguardano sono notevoli. 1% in meno per le rimunerazioni del personale. E se un comune avesse avuto in progetto dei bandi di concorso per ampliare il proprio organico? Può solo farsi prestare da qualcuno un gioco della tombola e sorteggiare chi sarà pagato e chi no. Taglio del 50% rispetto al 2005 per le spese delle cosiddette auto blu. Io credo che a livello comunale almeno il 70% non ne disponga. Ma c'è un inghippo: sono considerate auto blu anche quelle per il trasporto invalidi, quelle della polizia municipale, quelli degli uffici tecnici... C'è da sperare che le auto acquistate negli scorsi anni tengano colpo. Io, non vorrei essere una ex destroide convertita troppo maliziosa, ma ci vedo sotto una specie di vendetta nei confronti di Comuni, Province e Regioni che sono ormai in gran misura rette dal centro-sinistra. Per altre riflessioni rimando alla lettura integrale del testo, sia perchè è veramente spassosa, sia perchè vi è un'ingente presenza di articoli sibillini e insinuanti (tagli al costo della politica, ad esempio) che non voglio nemmeno provare ad interpretare. Aspetto la tua opinione.
Una qualunque <1731@liberamente.it>
nel mio io piu' disperato, - Saturday, 12 November 2005 ore 18:21:16 (CET)
Non credo che il suo desiderio possa essere esaudito scrivendo a casa in rubriche su Internet, sottoscrivendosi con nome, cognome e indirizzo di posta elettronica. E' un consiglio, veda lei.
Diego Pretini

- Saturday, 22 October 2005 ore 02:20:15 (CEST)
Vorrei che i miei messaggi non fossero visibili sui motori di ricerca.E che soprattutto non fosse visibile nome e indirizzo di posta elettronica grazie
andrea <andrea.galeassi@bonito.it>
Palestrina, - Friday, 21 October 2005 ore 18:38:41 (CEST)
Della sconcezza tutta italiana del farsela scappare a pagamento il Pignolo parlà il 26 novembre di quattro anni or sono. Non vi era stata ancora la seconda guerra d'Iraq. E' una ridicola e goffa emulazione di un americanismo spinto, quello del pagare per ottenere, qualunque cosa si voglia ottenere, per l'appunto. Ma neppure negli Stati Uniti, quasi certamente, paiono poter pensare a cose del genere. Il problema però - sarò franco, caro Gennaro - non sta (o non sta solo) nel dislivello tra chi può far la pipì lì, in quel bagno, e chi deve tenersela per farla in un angolino nascosto e fetido della città (preferibilmente sotto la finestra della casa di chi gestisce questi preziosi affari dell'urina). Mi pare, questo, dibattere su un soggetto che un dibattito non merita e non perchè si tratta di materia organica liquida. Il problema è che, semplicemente, una cosa del genere non andrebbe neanche dibattuta, perchè, semplicemente, non sta nè in cielo nè in terra. Semplicemente è una cosa stupida. E un'idea del genere non può che appartenere a persone stupide. Spero leggano queste pagine e spero si risentano tantissimo. E che poi vadano a... Gratis. Se sentenza ci vuole, poi, Elbasun sta - pare ovvio - con chi la appoggia. Non è una battaglia civile contro la pena di morte, ma vale la pena non perdere mai il vizio di combattere quelle contro la cretineria.
Diego Pretini

- Thursday, 20 October 2005 ore 01:52:40 (CEST)
A Napoli esiste anche la “ tassa sulla pipì “ Ha avuto vasta eco, nei giorni scorsi, nella cronaca cittadina del capoluogo partenopeo, la notizia dell’anziano signore che, preso da un bisognino impellente, mentre attendeva il passaggio del treno in una delle stazioni della metropolitana, si è appartato nella vicina galleria, facendo scattare l’allarme antiterrorismo e generando il ritardo dei treni. Adesso rischia di essere denunciato per interruzione di pubblico servizio. Contestualmente è stata pubblicata anche un’indagine nella quale si affermava che molti utenti di questo mezzo di trasporto, giunti dinanzi all’ingresso dei servizi igienici presenti nelle stazioni, rinunciavano ad entrare in quanto per l’acceso bisogna introdurre una monetina da 20 centesimi. Insomma in una città come Napoli, dove il tasso di disoccupazione è elevatissimo, dove la maggior parte delle famiglie monoreddito a stento arriva alla metà del mese, dove il numero di elemosinanti che stendono per strada la mano è aumentato vertiginosamente, dove, di converso, sono stati fissati di recente consistenti aumenti per i ticket del trasporto pubblico, fino al 30% per il biglietto orario, adesso s’impone la nuova “tassa sulla pipì”. Cosa accadrebbe se il nuovo balzello prendesse piede. Se, per esemplificare, nelle scuole pubbliche partenopee, afflitte da endemici problemi strutturali, a studenti e personale venisse imposto di pagare per accedere ai servizi igienici? Trattandosi di un’esigenza fisiologica naturale ci auguriamo che, dal procedimento giudiziario che ne scaturirà, sia proprio il Magistrato a sancire che, se d’interruzione di pubblico servizio si è trattato, il reato è stato commesso da chi ha imposto l’iniquo balzello, costringendo chi non si trova la monetina in tasca a inventarsi sistemi alternativi per rispondere all’impellente ed improcrastinabile bisogno. Auspico una sentenza esemplare che stabilisca la gratuità e l’obbligatorietà di questo servizio in tutte quelle attività che hanno a che fare con il pubblico. Diversamente si creerebbe una discriminante, peraltro anticostituzionale, rispetto ad un’esigenza naturale, tra poveri e ricchi. Se passasse quest’ultima linea rischieremmo, tra l’altro, di trasformare le gallerie dei metrò o qualche corridoio più appartato dei pubblici uffici, in maleodoranti orinatoi. Gennaro Capodanno Presidente Comitato Valori collinari gennaro.capodanno@tin.it
Gennaro Capodanno <gennaro.capodanno@tin.it>
Napoli, - Sunday, 16 October 2005 ore 15:42:03 (CEST)
Beh ... cara Sara, che dirti, prima che tu usi la tua bacchetta magica di "fatina" per sparire per un po'? Innanzitutto ti ringrazio per il gran bel complimento che mi hai fatto dicendo che mi vorresti per suocera; ovvio e banale per me aggiungere che mi auguro di incontrare una bella testina di "nuora" come te (se le virgolette grandi erano per la statura, qui ce ne vorrebbero giganti perchè son nana!). Anche perchè, indirettamente, facciamo entrambe (e pensa! tu senza saperlo!) un immenso complimento alla mia di suocera, che mi ha insegnato tantissimo mostrando, con gesti semplici, quotidiani e per niente materiali, il suo amore per me e reiterando, ogni tanto, solamente una breve frase..."le nuorine.... vanno tenute bene". Ti rilancio un altro sorriso,forse più luminoso, senza trovarti in alcun modo scortese, e ti dico che ho sempre saputo che non scrivi, non hai scritto e non scrivesti per noi. Francamente non mi farebbe per niente piacere vederti sbranata dalle fauci pignoliane (passatemi il termine), semmai, dal momento che sono una forte sostenitrice dell'intelligenza femminile, tutto il contrario (non me ne voglia il Pignolo). Sai cosa Sara? auspico con il cuore che tu scriva e che tu abbia scritto per te stessa, in un piccolo, ma sano atto di egoismo (a noi donne non riesce bene... dobbiamo segnarlo sull'agenda di ricordarci di esserlo, egoiste!). ... E dal momento che esiste un Karma per ogni persona, chissà..... da qualche parte, ti ritrovo, donna d'acciaio che combatte senza armi. Continua così, in bocca al lupo! bye p.s. non c'è bisogno di risposta, questa mia replica è solo un ringraziamento per l'attestazione di attenzione nei miei confronti.
Lina <nonmelaricordo>
estrellacity, - Wednesday, 21 September 2005 ore 23:32:42 (CEST)
Beh ... cara Sara, che dirti, prima che tu usi la tua bacchetta magica di "fatina" per sparire per un po'? Innanzitutto ti ringrazio per il gran bel complimento che mi hai fatto dicendo che mi vorresti per suocera; ovvio e banale per me aggiungere che mi auguro di incontrare una bella testina di "nuora" come te (se le virgolette grandi erano per la statura, qui ce ne vorrebbero giganti perchè son nana!). Anche perchè, indirettamente, facciamo entrambe (e pensa! tu senza saperlo!) un immenso complimento alla mia di suocera, che mi ha insegnato tantissimo mostrando, con gesti semplici, quotidiani e per niente materiali, il suo amore per me e reiterando, ogni tanto, solamente una breve frase..."le nuorine.... vanno tenute bene". Ti rilancio un altro sorriso,forse più luminoso, senza trovarti in alcun modo scortese, e ti dico che ho sempre saputo che non scrivi, non hai scritto e non scrivesti per noi. Francamente non mi farebbe per niente piacere vederti sbranata dalle fauci pignoliane (passatemi il termine), semmai, dal momento che sono una forte sostenitrice dell'intelligenza femminile, tutto il contrario (non me ne voglia il Pignolo). Sai cosa Sara? auspico con il cuore che tu scriva e che tu abbia scritto per te stessa, in un piccolo, ma sano atto di egoismo (a noi donne non riesce bene... dobbiamo segnarlo sull'agenda di ricordarci di esserlo, egoiste!). ... E dal momento che esiste un Karma
Lina <nonmelaricordo>
estrellacity, - Wednesday, 21 September 2005 ore 23:32:38 (CEST)
Rispondo anche a Lina, poi giuro che sparisco per un po' perchè ormai sto ad elbasun come Costantino sta a mediaset e rischio l'inflazione. Se il Pignolo non è andato in camper (spiego per chi ha la fortuna di non conoscermi e quindi non apprende appieno le mie elucubrazioni mentali: è un riarrangiamento della vecchia battutta Chi vuol intendere in-tenda, gli altri in camper), ha capito che il riferimento era totalmente dedicato a lui. Io non sono particolarmente esibizionista e non scrivo su questa rubrica per mostrare se so scrivere, se ho idee originali, se sono simpatica ecc... Piuttosto lo faccio perche simpatizzo, per usare un eufemismo, con l'autore. Ora, se gli altri mi leggono e mi acclamano su quest'arena perchè si divertono (certo che c'è gente strana al mondo) o per vedermi sbranata dalla tigre come un gladiatore romano in quanto non reggo il confronto con la preparazione e la sagacia pignolesca, mi interessa, certo. Ma l'interesse si azzera, anzi scende abbondantemente sotto lo zero, se lo paragoniamo a quello di essere partecipe alla vita di Diego, con tutto ciò che questo comporta. Quindi, cara Lina, io non sono di certo indispettita o delusa dal pubblico di questo sito... Ci mancherebbe. Nè mi chiudo a riccio perchè non sento interesse da parte tua, di Maurizio, di Andrea, di PerryMason, di Marco, di Alessio, di... Però, ora mi troverai estremamente scortese perciò sappi che lo dico col sorriso sulle labbra che tu stessa mi hai lanciato, io non scrivo o scrivevo per voi. Ecco tutto. In ogni caso, pur non sapendo di chi tu sia la mamma nè se hai un figliolo, mi garberebbe averti come "suocera" (virgolette giganti perchè son piccina)... Dè, un approccio così è il presupposto per un buon rapporto!
Sara <N.D>
Scescina (visto che pare lo pronunci così..), - Monday, 19 September 2005 ore 16:57:41 (CEST)
Non so se nelle due persone c’è già il mio nome, in ogni caso sottoscrivo la campagna a favore delle eccezioni e credo che, dunque, le firme adesso arrivino a tre. Senza dar peso all’aggiunta, perché ovvia, che sono nella realtà molto più di tre. Non è superba, la mia stellina. E’ combattiva, d’acciaio, non la pieghi e nemmeno la spezzi, figurarsi convincerla. A volte rivedo in lei una di quelle donne di come usavano una volta. Con una grandissima abilità nel saper fare e non è manualità ciò di cui parlo: è gestire, amministrare la vita, saperla mettere sotto le redini. Ha origini emiliane, non a caso, di una regione di indefessi lavoratori che riescono, se Dio vuole, a lavorare per vivere e non al rovescio che è tristissimo. (Io gli emiliani, dovessi fare un quadro – ma è meglio di no – me li immagino sporchi dopo il lavoro e sorridenti). Non vi riesce sempre, ma solo perché altrimenti non sarebbe vita, per l’appunto. Un grande cuore, una grande testa e una grande voglia di vivere e combattere, ché non ci vogliono sempre per forza le armi.
Diego Pretini

- Friday, 16 September 2005 ore 17:13:29 (CEST)
Ciao Sara, permettimi di riconoscerti l'aggettivo di ragazza intelligente e di suggerirti anche che, può essere brutto peccare di superbia, ma può essere apprezzabile conoscere i propri limiti e le proprie doti. A mio modestissimo avviso, la tua risposta, considerata da te stessa ben poco divertente, è altresì di acuta intelligenza. Mi trattengo nell'andare oltre con i complimenti (anch'io seguivo con molto piacere le buone "conversazioni" intrattenute con il Pignolo), devo dirti tuttavia che la sensazione che mi ha lasciato la lettura delle tue parole è quella di una ragzza, sì intelligente, sì iper-impegnata, si sagace e acuta, ma soprattutto quella di una ragazza "delusa" , insomma mi è sembrata una risposta indispettita. E' stata proprio questa sensazione (perdonami, ma sono una mamma) a provocare la domanda: Perchè una ragazza così ben disposta al pensiero creativo si ritrae, si chiude a riccio e dice di non aver motivazioni, ritenendo che il piccolo e modesto pubblico di quest'arena non si interessi a ciò che lei esprime? Anche il farsi domande e rispondere per gli altri può esser segno di superbia (ma tu non lo sei, vero?) Embè, cara Sara, anch'io sono sempre stata allergica ai complimenti, facendo della modestia il mio abito quotidiano (che, peraltro, mi sta d'un bene.......non ti dico Sara!), ma ti dovrai arrendere adesso all'evidenza, perchè adesso siamo due eccezioni che confermano la regola: sono due le persone che avrebbero il desiderio di conoscere il tuo pensiero o di leggere i tuoi commenti. TI lancio un bel sorriso.... (sono sicura che ti starà bene addosso!)
Lina <noncel'hol'indirizzoimmei@oioi.it>
estrellacity, - Thursday, 15 September 2005 ore 23:36:07 (CEST)
Ciao Sara, permettimi di riconoscerti l'aggettivo di ragazza intelligente e di suggerirti anche che, può essere brutto peccare di superbia, ma può essere apprezzabile conoscere i propri limiti e le proprie doti. A mio modestissimo avviso, la tua risposta, considerata da te stessa ben poco divertente, è altresì di acuta intelligenza. Mi trattengo nell'andare oltre con i complimenti (anch'io seguivo con molto piacere le buone "conversazioni" intrattenute con il Pignolo), devo dirti tuttavia che la sensazione che mi ha lasciato la lettura delle tue parole è quella di una ragzza, sì intelligente, sì iper-impegnata, si sagace e acuta, ma soprattutto quella di una ragazza "delusa" , insomma mi è sembrata una risposta indispettita. E' stata proprio questa sensazione (perdonami, ma sono una mamma) a provocare la domanda: Perchè una ragazza così ben disposta al pensiero creativo si ritrae, si chiude a riccio e dice di non aver motivazioni, ritenendo che il piccolo e modesto pubblico di quest'arena non si interessi a ciò che lei esprime? Anche il farsi domande e rispondere per gli altri può esser segno di superbia (ma tu non lo sei, vero?) Embè, cara Sara, anch'io sono sempre stata allergica ai complimenti, facendo della modestia il mio abito quotidiano (che, peraltro, mi sta d'un bene.......non ti dico Sara!), ma ti dovrai arrendere adesso all'evidenza, perchè adesso siamo due eccezioni che confermano la regola: sono due le persone che avrebbero il desiderio di conoscere il tuo pensiero o di leggere i tuoi commenti. TI lancio un bel sorriso.... (sono sicura che ti starà bene addosso!)
Lina <noncel'hol'indirizzoimmei@oioi.it>
estrellacity, - Thursday, 15 September 2005 ore 23:34:42 (CEST)
In queste ultime lettere c’è tutto il rischio e il fastidio di avere vicino o avere a che fare con un giornalista o presunto tale, come il sottoscritto. Nel primo caso per via di una mente annebbiata, impegnata, occupata e per certi versi colpevolmente caotica (io la immagino come la mia scrivania: piena di fogli e giornali), che rischia spesso di far commettere errori di mancata attenzione, assenza di cura, distrazione, che nei sentimenti importanti non sono perdonabili. Nel secondo c’è il risentimento (ironico, si capisce) di un ragazzo, che fa parte dello stesso gruppo in cui ci intratteniamo nel tempo libero, in questi ultimi tempi – data la temperatura affatto comprensiva - sul lungomare della mia città. Si chiama Alessio, tra le altre cose fa l’animatore all’Oratorio dei Salesiani di Livorno, amministra gruppi di bambocci di 13-14 anni. In buona sostanza, per chi conosce la mia storia, un collega. E’ andato, qualche settimana fa, a Colonia, per la Giornata Mondiale della Gioventù. Sul giornale su cui mi permettono di scrivere uscì l’articolo sulla partenza sua e di svariati suoi compagni. Il titolo, però, spetta ai redattori. E inequivocabilmente comparve la parola “Papa-boys”, che all’oratorio paiono non sopportare. Pur non avendo colpa, tuttora mi cospargo la testa di cenere e ne pago le conseguenze.
Diego Pretini

- Friday, 09 September 2005 ore 16:47:20 (CEST)
NON SONO UN PAPA BOYS!
Lillo <angels84@virgilio.it>
Livorno, - Wednesday, 07 September 2005 ore 21:00:25 (CEST)
Non sono certa che "la ragazza" citata dal signor Maurizio nella sua lettera a Diego, il Pignolo, corrisponda con la mia persona e questo per almeno tre motivi. In primo luogo perchè non vorrei peccare di superbia riconoscendo nell'aggettivo "intelligente" una giusta definizione per le mie brevi contestazioni ai pezzi del Pignolo. In secondo luogo perchè le ragazze in contatto con l'autore di questa rubrica sono molte, anche se devo ammettere che in tempi recenti le stesse non hanno inviato lettere pubbliche. In terzo ed ultimo luogo perchè non ho avuto riscontro diretto di quanto affermato da Diego nella risposta a Maurizio. Copio e incollo: "Avrò cura di dirle di continuare a farlo anche in pubblico". Dopo questa premessa che mi mette al riparo da eventuali brutte figure o accuse di megalomania, rispondo finalmente a Maurizio. Ci sono periodi nella mia vita, come penso nella sua e di tutti i lettori di questa rubrica, in cui gli impegni si sovrappongono e si spingono e si urtano e si lamentano pure, perchè vorrebbero starci tutti, nell'arco delle 24 ore. I miei impegni sono tutti belli e nerboruti e non ce n'è mai uno che vada fuori gioco cosicchè trascorro le giornate in modo piuttosto caotico. Napoli città alle 18.30, per intenderci. DIFFICILE trovare qualche scampolino di tempo per scrivere su questo utilissimo sito (e lo dico perchè poco tempo fa sono stata all'Elba e mi sono servita di informazioni trovate proprio qui). L'IMPOSSIBILITA' però è legata alla mancanza di una motivazione forte per farlo. Mi spiego. Alla domanda: "al Pignolo o agli altri elbasuniani, interessa ciò che penso di... Berlusconi o delle Simone o di quella ragazza con il fiore sulla spiaggia?", ultimamente mi rispondo di no. Purtroppo anche cambiando la parte dopo i puntini con un'altra, decisamente più sostanziale, mi rispondo di no. Mi rallegro che lei non confermi le mie ipotesi, signor Maurizio. Ma si sa... è l'eccezione che conferma la regola. Concluderei con un C.V.D per far la felicità della mia professoressa del liceo. Spero di aver divertito anche con questa mia risposta, per me ben poco divertente. Saluti a lei.
Sara <sara@xxx.it>
Cecina, - Tuesday, 06 September 2005 ore 21:38:25 (CEST)
Al momento temo che, a sentire come si trattano – per dire – Rutelli e D’Alema, alla “sinistra” non piaccia nulla, neanche se stessa. E credo che ciò che sta facendo fa il governo, in questi ultimi suoi rantoli, piaccia di più, o venga commentato con meno livore, quasi in maniera quasi svogliata, per un semplice gusto nel vedere l’avversario in difficoltà. Il vincitore delle Olimpiadi, qualsiasi sia la disciplina, quando è all’ultimo brano di gara e ha un vantaggio rassicurante, vorrebbe che quel tempo che lo divide dal traguardo – dalla fine della gara – non finisse mai. Sul tema centrale, però: sul tavolo c’è, è vero, questa proposta. Ma già nei giorni scorsi in Consiglio dei Ministri il titolare dell’Economia, Siniscalco, ha fermato ogni manovra “pesante” sulle accise. Ogni iniziativa che verrà presa (al massimo, pare, un taglio alla fiscalità sui carburanti di tre centesimi al litro) sarà in ogni caso fino a fine anno, per questi tre mesi e mezzo che mancano (perché tutto partirebbe da metà settembre). Tutto si riconduce al solito comportamento cincischiante del Governo, che lavora a braccio, giorno per giorno, tirando avanti, domani è un altro giorno e si vedrà. Certo, su tre centesimi al litro in meno per 105 giorni non sputo sopra, ma Roma non fu costruita in un giorno e nemmeno in 105. Non sarà qualche spicciolo a farci star meglio e soprattutto non saranno tre mesi a rilanciare questo pantano che è l’economia italiana e soprattutto – perché a me interessa di più – i conti in banca della stragrande parte degli italiani. Il problema di questo Governo è sempre stato e continua ad essere – fino all’ultimo giorno – il non guardare più in là del mese, dei tre mesi, dei cinque anni di legislatura, a non avere un respiro ampio nelle scelte da fare: tagliare nastri nei cantieri autostradali e urlare “la sinistra e i suoi giornali parlano sempre male” e non pensare a chi ha davvero bisogno di chi governa, cioè di chi guida. Chi verrà dopo, dovrà invece pensarci bene, prendere magari anche provvedimenti impopolari che ci portino, però, più in là dell’ombra del nostro naso. Vengono in mente gli accidenti a Ciampi quando chiese lo sforzo agli italiani per entrare nell’euro. Ora l’euro è l’unica cosa certa che abbiamo in ciò che c’aspetta. Per ultimo: sa ancora rispondere intelligentemente (e spesso in maniera definitiva). Avrò cura di dirle di continuare a farlo anche in pubblico.
Diego Pretini

- Tuesday, 06 September 2005 ore 01:31:45 (CEST)
Buongiorno Diego, cosa ne pensa della proposta del governo che ridurrebbe le accise per combattere il caro benzina? Alla sinistra non piace nemmeno questo? Non leggo più quella ragazza che sapeva rispondere così intelligentemente alle sue provocazzioni, è un peccato, erano divertenti i Vostri dibattiti. Saluti
Maurizio <dè vedrai.. la mia>
- Sunday, 04 September 2005 ore 10:50:34 (CEST)
Lo scrivo qui, per comodità. Tanto per capire in che condizioni è il nostro Paese, nel Tg2 di sabato 6 agosto delle 13, la notizia sulle indagini sulle speculazioni finanziari forse avallate da una carica istituzionale (non esattamente una bazzecola) viene messa dopo – nell’ordine -: una coppia sparita nel nord Italia, i funerali di Matilde (piccola bambina di un paio d’anni uccisa), il traffico (lo so, pare una barzelletta), la preparazione delle Olimpiadi invernali di Torino, le code agli Uffizi (non ridete), le operazioni di salvataggio del sottomarino nel Pacifico russo, un pluriomicidio familiare in Inghilterra, Blair che parla del terrorismo, la commemorazione di Hiroshima. Per la cronaca, subito prima di una truffa su abbonamenti Rai falsi e la lotta ai venditori ambulanti che vendono prodotti falsi a Firenze. Questo è il nostro Paese, oggi.
Diego Pretini

- Saturday, 06 August 2005 ore 13:23:19 (CEST)
Le parole dolci di Andrea, secondo logica, non riguardano granché con i temi sviluppati ultimamente da questa rubrica e, però, messa fuori la logica, sono parole, frasi, espressioni che francamente hanno l’autorizzazione di riguardare sempre qualsiasi rubrica. Sono parole forti che pitturano con improvvisi spasmi una tela che è più colorata di quanto possano far immaginare certe figure un po’ opprimenti, pressanti. Non c’è che da essere d’accordo – se si può essere d’accordo sull’amore, che è ovvio, è, semplicemente – e da augurare ad Andrea e alla signorina Michela qualche secolo prezioso.
Diego Pretini

- Thursday, 04 August 2005 ore 23:19:59 (CEST)
Non un'ombra di trasalimento, non un bisbiglio di eccitazione, questo rapporto ha la stessa passione di una coppia di nibbi reali. Voglio che qualcuno ti travolga, voglio che tu leviti, voglio che canti con rapimento e danzi come un derviscio. Abbi una felicità delirante o almeno non respingerla. [...]L'amore è passione,ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Non ha senso vivere se non si ha questo. Fare il "viaggio" e non innamorarsi profondamente equivale a non vivere, ma devi tentare perchè se non hai tentato non hai mai vissuto. sono innamorato pazzo di te Michela.
andrea <andrea.galeassi@bonito.it>
Palestrina (Roma), - Sunday, 31 July 2005 ore 23:25:27 (CEST)
Come mi ha fatto notare un'attenta lettrice nonchè autrice di battiti di cuore, l'ipotesi di Francesca inizia a prendere sostanza, visto che - appunto - si chiama Francesca e non Federica, come ho scritto nella risposta. E' la vecchiaia precoce, cosa ci si può fare.
Diego Pretini

- Tuesday, 05 July 2005 ore 12:33:58 (CEST)
Cara Lady Federica, complimenti. Prima reazione: ho riso. Se poi l'intenzione era dire una cosa seria, sarebbe stato affascinante (e lo sarebbe ancora) sapere su cosa era basata questa verosimile teoria. In gamba, lady.
Diego Pretini

- Monday, 04 July 2005 ore 21:45:45 (CEST)
Tu sei tutto scemo
Francesca <frag8bir>
Torino, - Saturday, 02 July 2005 ore 17:08:27 (CEST)
Cosa c’è di più contraddittorio di essere religiosi? Cosa divide più della religione? Cos’è che dilania più della fede? Cos’è che fa combattere con noi stessi più di Dio? Le religioni sono piene di dicotomie, duelli, bivi. E chi imbocca il sentiero della religione non può far altro che farsi continuamente domande su qual è la strada più giusta da prendere, se quella o altre, se ce ne sono. Ne sto parlando da fuori, filosoficamente, perché per parlarne da dentro non ne ho i mezzi. E la grande dicotomia dei cattolici moderni è stata proprio aiutata, nei secoli dei secoli, dalla filosofia illuminista. Insomma, s’è potuto iniziare a dire, ma se la Chiesa predica bene, ma razzola male, se vuole la pace, ma si schiera in guerra, se vuole la carità ai poveri, ma i cardinali son pieni di anelli, se vuole il dialogo, ma si chiude nei palazzi, dov’è che si deve stare? E allora, come detto nel pezzo, molti cattolici moderni si sono sentiti spesso lontani dalla Chiesa bigotta e poco pratica. Anche con questo Papa, nonostante questo Papa. In molti hanno deciso di rivolgersi direttamente a Dio, senza mediazioni, di essere loro padroni della loro fede e non delegarla ad altri. La religione pare, d’impatto, qualcosa di diverso della fede, qualcosa di diverso da credere. Qualcosa di più, in senso stretto, un più che pesa e quel che pesa è materiale e quindi non è fede. Ma cosa volete che ne capisca, io, ateaccio. Mi sento impotente, senza strumenti. E allora, storicamente, praticamente, fattualmente, cosa c’è stato di più contraddittorio, per chiunque, del papato di Karol Wojtyla? Ciò che è stato il pontificato di Giovanni Paolo II è stato principalmente ciò che si è detto: l’equilibrio, la predica della pace, l’evangelizzazione come forma di dialogo e non di costrizione. Ma è stato anche non accettazione del divorzio, dell’aborto, del profilattico, dell’omosessualità, della parità dei sessi. Ogni argomento trattandolo esplicitamente, non rimanendo nell’implicito, a farsi dire: vabbè, il Papa la penserà per forza così. No: ha detto “Non usate il profilattico”, ha detto “La Chiesa è contraria al divorzio”, che un aborto è un assassinio, che gli omosessuali commettono peccato non in quanto tali, ma quando consumano amore omosessuale (ma non è, allora, come il peccato originale, quindi l’amore eterosessuale?). E infine, ma non per importanza, nonostante il suo grande amore per Maria (forse per aver perso in gioventù la mamma), ha chiuso ulteriormente (se possibile) qualsiasi porta alla femminilizzazione della gerarchia ecclesiastica, una delle ragioni per cui penso che la religione sia una cosa troppo seria per essere in mano a degli uomini. E ci sono, fuori, milioni di persone che quello che dice il Papa, lo fa. Laddove ci sono opinioni pubbliche meno svezzate che in Occidente, dove l’unico timone è un capo religioso, dove non c’è semi-indipendenza di pensiero come qui da noi. Dove si muore per l’Aids perché non si usa il profilattico perché lo ha detto il Papa. Dice: ma lo doveva fare, per i principi della Chiesa. Non basta come giustificazione, lo diceva l’altra sera anche Umberto Galimberti, non basta, ce ne freghiamo del “lo deve fare perché è il Papa”. Ma, ad un certo punto, anche in un clima un po’ fastidioso e da luogo comune, in cui chi muore è sempre “tanto bravo, tanto buono” (non c’è mai un pezzo di merda, un bastardo, un leccaculo, tra quelli che muoiono), in questa santificazione forzata e un po’ fastidiosamente dolciastra di Karol Wojtyla, c’è da fare il saldo. E il saldo è quello che penso, alla fine, di quest’uomo: una delle poche figure positive del Novecento, un secolo terribile il cui logo non potrebbe essere esattamente il dialogo tra i popoli, un mondo quieto, la vita. Che è riuscito a riunire, anche con mille doppi fini, i capi di Stato di mezzo mondo, al suo funerale, da Bush al presidente dello Zimbabwe. Che è riuscito a ricucire con l’ebraismo (“i fratelli maggiori”), cerca il dialogo con l’Islam; che ha ripreso i temi sociali tralasciati per molto, troppo tempo, dai Papi del Novecento, visto che dalla Rerum Novarum di Leone XIII del 1891 si è passati alla Centesimus Annus di Giovanni Paolo II. Paolo VI è stato il primo a porre lo sguardo dell’Occidente sul Terzo Mondo, Giovanni XXIII è stato il Papa Buono, il pontefice dei deboli e degli infelici. Ma c’è voluta la Centesimus Annus, c’è voluto il 1991, a parlare di lavoro. E poi non parlava solo “dei” bambini. Parlava “con” i bambini, parlava “ai” bambini. Gli parlava. Parlava a tutti i bambini del mondo, in un mondo che a volte si scorda di averli, e li ammazza, li fa piangere, e un mondo dove piangono i bambini non è un mondo da perpetuare. Sarà anche per questo che, con una dolcezza commovente tutta livornese, che magari molti lettori non toscani non coglieranno, su un muro del centro di Livorno, è comparsa, in questi giorni, accanto a un supermercato e a una sezione dei Ds, un graffito: “Papa… Ma dè… Di già?”. Questo è stato il suo successo.
Diego Pretini

- Monday, 11 April 2005 ore 21:45:20 (CEST)
Caro pignolo, ti leggo. Sempre. Non sempre mi esprimo rispondendo, in accordo o in contrasto, ai tuoi stimoli, ma questa, credo sia l’occasione giusta. Mi ritengo cristiana, più che cattolica e non pratico più la Chiesa da tempo ormai. Ho ricevuto un’educazione molto religiosa, quasi bigotta e ho frequentato scuole religiose in età giovanile. Sono stata, insomma, la classica “bambina delle suore”. Crescendo ho compiuto il mio percorso di studi; la storia, la sociologia, la psicologia e la filosofia infine, mi hanno aiutato a trovare una chiave di lettura della vita, diversa da quella usata fino allora. Più reale e/o più completa, forse più concreta, non so e non è questo quello che voglio raccontare. Mi sono distaccata dalla religione un po’ per amore del mio uomo, credo, ma la ragione vera credo stia nella volontà di contestare tutto quanto rappresentava il complicato e sfarzoso apparato della Chiesa. Insomma, mi sentivo, al tempo, più vicina a San Francesco piuttosto che agli sfarzi della Chiesa seicentesca. Non ho mai giustificato, sbagliando probabilmente, l'intrusione “materialista” della religione nella spiritualità. Non ho mai abbandonato la mia fede, ho preferito, tuttavia, il rapporto diretto con Dio, ritrovandolo anche attraverso il piacere di gustare quella natura che ha creato. Ho scelto, nello stesso tempo, di stare dalla parte degli “uomini”, nel senso più marcato della parola: sono diventata una donna di sinistra ed ho “praticato” le feste de “L’UNITA’”. Pensa. Da bambina delle suore a ragazza “rossa”. Quando è stato eletto Papa Giovanni Paolo II, la cosa mi ha lasciato perciò indifferente, avevo 19 anni e la testa piena d’ideali umani e materiali, perché convinta che l'impegno politico, e solo questo, avrebbe potuto essere lo strumento utile a migliorare la vita dell’uomo e a colmare bisogni primari. Vivevo, pertanto, divisa, spezzata in due, perché i miei due “credo” sembravano incompatibili. Quale donna di sinistra, ho contestato in modo duro e deciso le varie prese di posizione conservatrici riguardo ad eventi che coinvolgevano in modo particolare le donne, ma non solo: il divorzio, l’uso della contraccezione, la fecondazione assistita, l’aborto, la diversità, anzi, l’omosessualità. Senza contare poi il divieto fatto alle donne di fede, le suore dico, di dire Messa. Ma: non ci possono essere dubbi che Papa Woytila è stato una grande personalità del Novecento, della nostra Storia. Come giustamente hai fatto notare i ventisette anni del papato di “nonno karol” sono stati segnati da eventi epocali che hanno travolto il mondo nel cambiamento degli assetti sociali, politici e culturali. Non sono l’unica, la prima o l’ultima ad affermare l’indubbia capacità del Papa nel comunicare; ha usato tutti gli strumenti in suo potere per trasmettere e diffondere il Verbo di Cristo, che altro non è che l’Amore, quello Universale, quello della Pace, della Solidarietà. Gli esempi li abbiamo avuti sotto gli occhi: amico amato dai grandi del mondo. La straordinarietà della comunicazione del Papa si è manifestata da “dentro”, dal cuore sì, ma dal cuore di un uomo. Coraggioso. Scrive Adriano Sofri che il Papa ha manifestato il suo coraggio e nel tempo stesso la sua paura e che quando si affacciò alla finestra la prima volta esortando tutti a non avere paura, lo fece “… con l’aria di avere una protezione segreta, l’aria di sapere una cosa che gli altri non danno e che permette di non avere paura. La fede- direte voi. Può darsi, ma in un modo speciale……. Uno che sapeva che non avere divisioni armate può permettere di farcela e comunque permette di non perdersi per strada. Che la potenza può essere impicciolita dalla paziente impotenza”. Avete mai provato a dire ad un bambino: - Sccccc… non avere paura adesso ti racconto un segreto – e il bambino ti guarda incuriosito e attento, nella attesa. Ecco, quel “non abbiate paura” aveva un po’ quel senso. Giovanni Paolo II era un uomo che tifava “per” e non “contro”, un uomo che era stato privato degli affetti in età giovanile, un uomo che ha lavorato (come noi comuni individui e non è un semplice dettaglio), un uomo infine che ha convissuto con il mondo comunista e che, se l’ha combattuto, l’ha fatto dall’interno. Da persona intelligente e valente intellettuale quale è stato ha sottolineato in più riprese e con forza le dure prove che gli uomini semplici devono affrontare in terra: la lotta alla povertà, alla disuguaglianza sociale, il diritto al lavoro per tutti, la dignità della persona, per esempio. Un uomo, il Papa. E poi.. e poi ... mi piacerebbe anche applaudire alla Sua delicatissima, ma coinvolgente capacità pedagogica. (che poi si trasferiva anche sugli adulti, perché sì, esiste anche una pedagogia degli adulti). Lo hanno testimoniato i ragazzi che sono andati a trovarlo in Piazza San Pietro. I giovani sono importanti, tutti: coloro che saranno lo zoccolo duro della nostra società come coloro che andranno a formare le nostre classi dirigenti. Il Papa l’ha capito questo, di contro ai nostri governanti che fanno molta fatica a comprendere o lo fanno apposta? Scusandomi per la breve digressione, aggiungo che gli strumenti usati dal Papa per avvicinarsi ai giovani sono stati i più semplici e meno teorici: aver fiducia usando l’Amore, il buon senso e l’ascolto, non senza talvolta parole dure e qui accolgo ancora l’input delle parole di Sofri. Frase dura da dire i giovani di Tor Vergata, quella del cristiano pronto al sacrificio ed al martirio, ma dovuta, forse anche per dare un valore aggiunto (se si fosse dovuto aggiungere qualcosa) a quegli incontri che potevano lasciar un’immagine superficiale, fatta di concerti e d’applausi. Come per dire: - Ragazzi, ci ricordiamo perché siamo qui, vero? Stiamo dando un favoloso spettacolo d’Amore per la vita. Amiamo la vita tanto da sacrificare noi stessi per l’Amore – Credo di poter affermare che l’atteggiamento del Papa verso i giovani sia stato vicino e costante. il Papa, autorevole e non autoritario e faccio riferimento ad una frase del Prof. Bollea. Così dovrebbe essere il nostro atteggiamento nei confronti dei nostri figli. Per me donna rigidamente di una sinistra di un po’ di tempo fa, con una fiducia illimitata verso i giovani e la loro creatività, rimane profondo il dolore per la perdita di un’acuta intelligenza umana. Adesso che di anni ne ho 46, appena compiuti, riesco a far pace fra i miei “credo”, perché l’importante è andare “oltre”. Conservando il mio modo diretto, intimo, contraddittorio di essere religiosa tengo per me l’immagine dei suoi occhi chiari profondi e sereni e del suo bel sorriso, gli rimando il mio, ringraziandolo per i grandi insegnamenti che ci ha lasciato sì come capo politico, sì come capo religioso, ma più di tutto come uomo, perché Karol sarebbe stato un grande anche se fosse stato un comune cittadino. Stella
Stella <s_te_ll_a@hotmail.com>
Livorno, - Saturday, 09 April 2005 ore 18:13:05 (CEST)
La lettera di Marco è stata a tratti commovente. Non c’è formalità, ipocrisia, costruzione in quello che ha scritto e la riprova sta anche e soprattutto nella forma poco ortodossa che, anzi, dà ulteriore franchezza e valore alle parole che ha scritto. La storia di Novelli l’ho sentita ripetere tante e tante volte. E io stesso, spesso, ripeto l’aneddoto ad amici o parenti o a tavola la sera, sorridendo. Mamma l’ha sempre smentito. Ma è una storia che mi piace. E’ l’icona di una realtà, quella livornese, sociale e politica fortemente dal basso, bonariamente dal basso, genuinamente (e ingenuamente) dal basso, quasi a sfiorare l’utopia, il sogno che, siccome Novelli aveva conquistato una grande città come Torino (zeppa di operai della Fiat, ovviamente), il Pci poteva andare al governo, come era andato vicino a fare un lustro prima. E’ l’icona della realtà di una città che ha ancora molto di provinciale e sempre molto di italiano, con i pregi e con i difetti che questo comporta. Le lobby politiche, che qui sono dei Ds e non della Dc, l’amore per la squadra di calcio che ha fatto perdere totalmente la bussola, i lavori di facciata sul lungomare o per un centro commerciale, mentre le strade hanno dei gran canyon in mezzo, certi angoli sono indecentemente abbandonati a se stessi e colui che rappresenta davvero tutti non è il sindaco (che pur si sforza, da buon Ds moderno, di accontentare tutti), ma Lucarelli, così come qualche anno tutti erano per Baggio (e nessuno per Sacchi) e solo la metà per Berlusconi (era il 1994). Salviano è uno dei quartieri che meglio rappresenta Livorno, la fotografa, ancora di più dei rossissimi Sciangai e Corea o del caratteristico rione Venezia da cartolina. Salviano, pur non essendo un rione sul mare, è il pezzetto di Livorno, anzi, il pezzetto di livornesi che meglio riporta le caratteristiche dei miei concittadini o di gran parte di questi. Una volta, quando la città doveva ancora allargarsi, era solo una frazione, lontana dalla città, sembrava qualcosa di molto lontano e ora è a cinque minuti di motorino. Sarà anche per questo, forse, che qui a Livorno per dire Vado in centro si dice Vado in città. La gente di Salviano, quella che ci vive da decine di anni, è così come appare, come il livornese tipico. Ride e scherza in continuazione, sdrammatizza ogni situazione, minimizza ogni problema, non è mai supponente, non fa mai la superba, non si crede mai superiore, non ha mai la voglia e non dà mai l’impressione di fregarti, è genuina, schietta, immediata, confidenziale, improvvisa, di getto, come viene. Sarà, forse, che è lì che è nata, cresciuta, invecchiata nonna (che siccome voleva troppo bene a quel posto ha deciso di morirsene all’ospedale) e dove hanno vissuto e ancora vivono nonno e babbo. La lettera di Marco mi ha emozionato e commosso, anche se arriva da uno che mi conosce, che potrebbe essere parziale. Le cose scritte arrivano da una persona che è sempre riuscita ad andare controcorrente, che di questi tempi vuol dire con la propria testa, e che raramente si lancia in questo modo. Non è arte, la mia. Almeno non penso. E’ solo passione. L’arte di solito è istintiva, immediata, ti prende la notte, ti trascina per pensieri assurdi che l’artista concretizza. Io lo faccio solo poche volte. La mia è più che altro passione. Raccontare o far riflettere, anche con un sorriso, ma anche con un mio pensiero, umile, piano, normale, come tanti. Anche e soprattutto perché di pensieri, nell’era berlusconiana, del rimbecillimento totale ad opera della televisione – e sottolineo totale – ce n’è bisogno a manate. La possibilità di scrivere i miei pensieri che mi dà questo spazio è per me vitale, perché finalmente posso mettere per iscritto e pubblicato cosa penso io e come vedo il mondo o l’Italia o Livorno o camera mia (piena di fogli, fogliacci e giornali). La parte della lettera che mi dà più orgoglio è l’ultima e non l’ho mai nascosto. C’è sempre meno gente che sa la storia o finge di non saperla o la sa e non le dà peso. È gravissimo. Ho scritto in queste pagine tante e tante volte quant’è preziosa la memoria storica e quanto sarò barboso, per alcuni. Ma l’ho ripetuto, lo ripeto e lo ripeterò ancora, perché almeno i miei 25 lettori possano continuare a ricordare o almeno a non dimenticarsi. Esser chiamato a rappresentare la nuova Resistenza, “quella mediatica, per difenderci dai populisti e dai benpensanti”. E’ il mio intento, lo confesso. Almeno è l’obiettivo, poi credo che non sempre ci riesco e raramente rimango convincente. Io mi sento comunista, per ciò che il Pci ha fatto in Italia, e non “Miseria, terrore e morte” come ha detto il Re in uno dei non rari momenti di schizofrenia, ma la collaborazione alla conquista della libertà, della democrazia e di una Costituzione scritta e la difesa di molti lavoratori di due o tre generazioni, che ora, alla quarta generazione, sono in pasto alla legge Maroni (e non Biagi, come vorrebbero farci credere con il cuore in mano) e altre diavolerie simili che rendono instabile e precario il futuro, tramutandolo sottoforma di gigantesco punto interrogativo. Ma gli scribi, giovani o vecchi che siano, o i comunisti senza colorazione e schemi politici (come splendidamente Marco spiega e io sono totalmente al suo fianco) non possono combattere da soli, solo con la penna. Il pensiero (e il pensiero scritto) è fondamentale per la cultura di un popolo, perché è la cultura collettiva a determinare poi la classe dirigente (e non so se rendo l’idea di che cultura si fa uso di questi tempi). E se non diamo forza, con l’unico mezzo che ancora abbiamo, cioè il voto, anche alla erre moscia o alla pacatezza, la nostra Resistenza potrebbe essere inutile e vana e il nostro futuro ancora in mano a un qualsiasi Tarquinio il Superbo.
Diego Pretini

- Tuesday, 18 January 2005 ore 21:23:54 (CET)
Per un refuso nell’ultimo Pignolo è saltata una spiegazione. La Carta di Nizza, e prima ancora il Trattato di Amsterdam, riconosce garanzie di tutela a nuovi diritti (dalla possibilità di costituire una famiglia fuori del matrimonio alla libera espressione del proprio orientamento sessuale).
Diego Pretini

- Tuesday, 18 January 2005 ore 21:21:54 (CET)
ciao Diego, credimi non è facile scriverti per me,tu non sei Diego e basta,sei Renato,tuo nonno,il mio presidente,sei Sila, tua nonna,che affanciandosi dal muretto che dava ,e da ,sul campo del Carli Salviano,mi annunciò che era nato er bimbo di Maurizio e di Lidia,due ragazzi,miei coetani,a cui mi legavno,le idee e la cultura della mia generazione,che viaggia spedita verso gli..anta,era nato Diego,non come Mardona,ma come Diego Novelli,il sindaco comusnista di Torino,non sono bravo come te a scrivere,a mettere insieme parole,che mi sento dentro,ma che la tastiera e ,anche un po di commozione,non sanno tramutare in un logico assieme,che dia un senso a queste righe,i tuoi articoli,anche quando racconti il calcio, sono sublimazioni della ironia e della semplicità,che rendono visivo ciò che solo chi ha dentro l'arte dello scrivere,sa trasmettere,e il paragone tra ironie e Rita Levi di Montalcino,ne è una dimostrazione.Ma,caro Diego,tu parli anche di comunisti dell'era berlusconiana,ma dove sono,i comunisti oggi,o meglio chi sono,chi crede nell'erre moscia di Bertinotti,nella pacatezza di Fassino,no per me non sono loro i comunisti,i veri comunisti sono coloro che usando la loro capacità contestano lo stato di polizia,che il regime di Berlusconi,sta imponendo,sono coloro che lottano,anche al di fuori degli schemi politici e delle colorazioni,per salvare la nostra storia democratica ed antifascista,che per fare cio,non usano la violenza,mezzo infame e illogico,ma la penna,che si impegnano,non solo per far sorridere,ma per far riflettere,bene,caro piccolo compagno,credo che tu abbia i mezzi per impegnarti,io sono stanco,forse un pò rinco,sicuramente deluso,ma vorrei chiudere gli occhi,sapendo che tanti giovani ,hanno fatto la seconda reistenza,quella mediatica e delle idee per salvare ancora un paese,dai populisti e dai benpensanti.Tira pure lo sciaqquone se parli di calcio,ma scrivi e combatti per un qualcosa ne hai i mezzi le idee e le qualità,spero che tu abbia la voglia e la costanza per affermarti,a costo di sacrifico immane,lo stesso che magari qualcuno fa in casa tua per perdere qual kilo emm qualche etto..vero Maurizio un abbraccio forte,perchè quel bimbo,di nonna Sila e Nonno Renato sappia fare il suo cammino
marco marmugi <arabo@email.it>
Livorno, - Sunday, 16 January 2005 ore 22:08:13 (CET)
C’ha preso gusto, la ragazza. Web-mastra testimone, ho scritto il nuovo Pignolo prima di questa lettera e, per fortuna o coincidenza o grande intesa, ho toccato molti dei punti passati al setaccio sotto. Quindi rimando alla prossima pubblicazione del pezzo, qui integrerò solamente con quello che non verrà scritto nell’articolo. Primo: il comportamento del Re Phardlifting durante le elezioni americane. Lasciamo perdere le manie di protagonismo e megalomania ampiamente descritte e sviscerate in questa rubrica. Le sue parole sulle elezioni Usa: “Che vinca Kerry o che vinca Bush, per me fa lo stesso”. E’ diplomazia, questa? Tatto? O forse una zampata pilatesca? Non è che se avesse vinto Kerry, le bistecche al barbecue le avrebbe mangiate non in Texas, ma a Boston e l’obiettivo era stato raggiunto lo stesso? Cioè: farsi vedere, in ogni caso, con il presidente americano, a sorrisi e pacche sulle spalle, “President Berlusconi” e “President Kerry”? Secondo: i democratici hanno perso per aver candidato uno dei personaggi più deboli degli ultimi anni, perfino più di Al Gore, che era stato solo l’ombra di Bill Clinton. Kerry non ha mai trascinato nessuno, negli Stati Uniti. Kerry è il Rutelli d’America, che sta un po’ qui e un po’ lì, con i piedoni ben fissi su mille staffe. Kerry ha l’appeal politico di Mastella, che, sì, c’è sempre qualcuno che lo vota, ma non è poi indispensabile. Terzo: essere contro Bush mi sembra naturale per chi vuole un certo tipo di mondo, che è l’unico che abbiamo, come ripeto alla nausea. Non ce ne danno un altro, indietro, non si può rottamare, un mondo. E Bush vuole un mondo che a molti non piace, un mondo aggressivo, nervoso, schizofrenico, che si gira male o risponde a male parole a chi gli rivolge la parola, anche solo per una domanda. Il novanta per cento dei neri americani ha votato per Kerry e solo perché Bush non è esattamente il massimo di presidente per le minoranze. Votare Kerry, o chiunque per lui, voleva dire provare a vedere se le “spessissime priorità del predecessore” sarebbero state affrontate in maniera diversa, come Clinton, tanto per fare un nome, sotto la cui presidenza avvenne almeno un’illusione di piano di pace tra Israele e Palestina (madre di molte guerre moderne, icona dello scontro tra mondo occidentale e islamico), con il presidente Ytzhack Rabin e Yasser Arafat, la cui morte che l’ha già divorato per metà sarebbe, temo, un colpo molto duro ai diritti della Palestina e all’incolumità degli israeliani che sarebbero sotto il tiro di una feroce nuova follia terrorista kamikaze. Quarto: è tutto da vedere che un’estrema personalizzazione della politica di governo e della politica in assoluto sia positiva. Anzi, la politica dei partiti (pochi, seri, non da zero virgola) è una politica duratura, è una politica che può far storia. Un governo e una maggioranza non hanno una faccia sola. La faccia potrà anche aiutare a vincere le elezioni, ma il governo e cosa pensa e cosa fa non dipende solo dal primo ministro. Bush non è responsabile di tutte le scelte del governo americano, anche se mette la faccia. Dubito che capisca qualcosa di diplomazia o addirittura di economia interna, uno del genere. Quando il Re Phardlifting smetterà, per qualche motivo, di fare politica, cosa resterà del centrodestra? Buttiglione? Gasparri? Bondi? Quinto: i pacifisti non bruciano solo bandiere e non menano solo i poliziotti. Gli idioti sono ovunque, non solo nei cortei pacifisti. Sono in discoteca e fanno le risse, sono nei supermercati e taccheggiano per provare un brivido, sono in curva e picchiano un tifoso della stessa squadra, sono in Parlamento e votano per tutti noi. Tra coloro che dicono "Vogliamo la pace" e coloro che "La pace la vogliamo tutti, ma la guerra la dobbiamo fare" scelgo, ad occhi chiusi, la prima.
Diego Pretini

- Monday, 08 November 2004 ore 23:16:13 (CET)
Sai che c’è, caro pignolo? No… non iniziare a cantare, come ben sai questo spazio è riservato a questioni socio-politiche. C’è che nonostante l’appoggio di attori, cantanti, ballerine, Kerry ha perso contro Bush. Sai cos’altro c’è? Che nonostante l’appoggio di attori, cantanti, ballerine, i sinistrorsi, uniti sotto il fantasmagorico nome Grande Alleanza Democratica, perderanno nuovamente contro Berlusconi. E’ questa la realtà, anche se per voi di sinistra essa è indigesta quanto una peperonata prima di andare a dormire. Diciamolo, forza, si sono addolorati più Prodi e compagni di quanto non abbia gioito il centrodestra. Il nostro premier aveva detto: sia che vinca Kerry, sia che vinca Bush, poco cambierà. Inutile dire che la sinistra aveva risposto con un Apriti cielo. Penso che Berlusconi abbia due difetti: l’ingenuità e la mania di protagonismo. Vuol risultare simpatico, lui, essere amico di tutti (tranne dei comunisti, giust… ehm… per ovvie ragioni), apparire spigliato e divertente. Per riuscirci “tiene banco”, come si dice dalle parti di mamma. Racconta barzellette discutibili, fa le corna in foto ufficiali, rilascia dichiarazioni ai giornalisti come una signora racconterebbe all’amica l’ultimo scandalo del paese, davanti ad un buon tè. Dice quel che pensa a microfoni aperti senza pensarci nemmeno mezza volta come non si azzarderebbe nemmeno il sindaco di un paesino ignoto ai più. Insomma, ha l’irritante viziaccio di offrire alla sinistra spunti per critiche, più o meno eleganti, su piatti d’argento. Del resto una brava padrona di casa dopo il gossip e dopo il tè offre all’amica anche una fetta di torta, nel piattino del suo servizio migliore. Lui, però, l’ospite, la sinistra, la vuole far ingrassare, reiterando più e più volte l’offerta. D’altra parte molto meglio che si sia limitato ad un “non cambierà niente” piuttosto che se avesse detto veramente ciò che gli passava per la testa (che si sta rinfoltendo sempre più) e cioè: “Vincerà sicuramente Bush! Avete visto chi hanno candidato i democratici?”. Sì perché diciamolo, Kerry aveva il grande vantaggio che hanno coloro che non governano, ossia di non aver ancora sbagliato nulla. Poco altro, per la verità. Ben lontano dall’essere un vero leader democratico, Kerry non ha certo dimostrato di essere in grado di governare un paese. Nella teoria tante belle parole, ma nella pratica? Non molto di diverso da ciò che proponeva Bush. Certo gli europei lo osannavano ma la motivazione da cui erano spinti era forse un po’ deboluccia. Ho sentito qualcuno, il nome si tralascia, che diceva “se al posto di Kerry, contro Bush, ci fosse stato Topolino (o Pippo, non ricordo), io avrei votato Topolino”. Poco importa, forse, se Topolino avesse posto, in materia di politica estera, le stessissime priorità del predecessore: il necessario intervento militare, la cattura di Bin Laden… Del resto si sa, i pacifisti sono tutta forma (contraddittoria, per la maggior parte dei casi) e niente sostanza. Invocano la pace e incendiano le bandiere USA. Invocano la pace e menano i poliziotti davanti agli stadi. Invocano la pace e organizzano cortei durante i quali le risse la fanno da padrone. Invocano la pace e avrebbero votato Kerry che a ben vedere “avrebbe inviato in Iraq anche un numero di soldati americani maggiore, se necessario”. Insomma questo Kerry pareva essere per tutti i gusti, un facilone (passatemi il termine, è in senso buono) che seguiva l’onda. Per loro fortuna, gli americani, che sono sì tutti casa e chiesa ma per molti versi sono più smaliziati di noi, hanno avvertito tutto ciò e hanno preferito un personaggio non proprio idilliaco ma attivo e solerte, ad uno compiacente ed easy-going, come direbbero loro, ma reattivo quanto un gas nobile. Queste due diverse tendenze possono, del resto, essere viste anche calcolando semplicemente le diverse posizioni dei due candidati: da un lato Bush, ormai del tutto indipendente dal partito, che si pone come personaggio singolo e come tale responsabile di tante scelte, condivisibili o no, ma comunque sue; dall’altro Kerry, legato al suo partito all’interno del quale è però stato in posizione rilevante per soli sei mesi. Ecco, per certi versi la sinistra italiana mi ricorda tanto Kerry: fa tutto facile, critica gli errori e non li sa correggere, rimane sempre sulla superficie dei problemi, vuole tutto e subito ma non sapendo bene come ottenerlo. Vedremo se le toccherà anche la stessa sorte. Io non posso che augurarglielo. Ah... un grazie grande grande a PerryMason.
Sara Caggiati <N.D.>
Cecina (LI), - Sunday, 07 November 2004 ore 18:17:45 (CET)
Credo di poter parlare a nome di entrambi. Hai perfettamente ragione, Perry (tra l'altro: in adolescenza ero un patito), su ogni argomento di ogni genere abbiamo idee diametralmente opposte. Smentiamo e respingiamo ogni somiglianza o accostamente con Giuliano Ferrara o addirittura Barbara Palombelli: qui è il maschio ad essere di sinistra e la femmina di destra, lì il maschio è un ex-Pci ex-spia della Cia e la femmina è di un centro da Italia bene che rappresenta così poco la gente che vota a sinistra. L'idea, in ogni caso, Perry, è assolutamente convincente, come ho già detto. C'è solo da convincere lei, ecco tutto. Grazie dei complimenti, da parte di tutt'e due.
Diego Pretini

- Saturday, 06 November 2004 ore 23:33:21 (CET)
Vi seguo da vari episodi e devo dire che potreste anche fare una trasmissione tipo Ferrara e la moglie di Rutelli (nn ricordo il nome).....avete ambedue le qualità per poter tenere tutti con il sorriso sulle labbra da quanta ironia sfornate su argomenti di ogni genere con idee diametralmente opposte.......complimenti veramente a tutti e due.........
perrymason <isoladelba@virgilio.it>
campo, - Monday, 01 November 2004 ore 19:23:22 (CET)
Diciamo che la ragazza ha imparato bene. Ormai mi gestisce pure la rubrica, con uno stile molto “pretinizzato” (e non è esattamente un vanto) rispetto agli albori, quando era una fredda penna di destra. Ora fa persino ironie e satira (non sempre efficace verso la sinistra come lo è verso la destra, devo ammettere). L’unico difetto che le resta (per niente di destra, tra l’altro, che in Italia è così spaccona) è che si sottovaluta sotto ogni punto di vista. Smentisco prontamente la storia della sit-com, ma rilancio l’idea della rubrica bipartisan. Fuori dal Pignolo, magari, che mi sta nel cuore e non toccherei mai più, anche se so che un giorno io e lei, la rubrica, dovremmo far basta e cambiare tono, accordi e musica, quando la musica che ora suoniamo non funzionerà più. “Per come la vedo io”, si potrebbe chiamare, o “Ha un unico difetto: quando vota” o ancora “Le due facce della medaglia”. Potrebbe avere anche successo oltre a dare una visione più completa e stereofonica della visione del mondo e della politica, che è ciò che lo governa, visto che Sara reggerebbe assolutamente il confronto, pur avendo l’imperdonabile macchia di informarsi con Libero. Chiudo lo spazio gossip (e vi intimo per sempre): io e la Pignola (è terribile, quando ci si mette) stiamo insieme, nel senso più vero della parola, più di quanto facciano tante coppie inanellate.
Diego Pretini

- Friday, 29 October 2004 ore 19:43:33 (CEST)
Caro Giulio, premettendo che non mi spiego la ragione per cui la lettera sia indirizzata a me, dal momento che sono solo un'assidua lettrice del Pignolo, provo a rispondere per punti. A) Non sono una giornalista, per carità. Nella vita faccio tutt'altro, mi creda. Scrivo decentemente, forse, ma solo per una mia smodata passione nei confronti della lettura e dell'informazione. B) Un Batti e Ribatti tra me e il Pignolo? Ci avevamo pensato, sa? Per la verità preferivamo una sit-com sulla nostra vita ma il progetto è scemato quando siamo venuti a conoscenza del fatto che l'avevano già messo in atto i Vianello e i Pappalardo ( ebbene sì) prima di noi. D'altra parte repetita iuvant ma non troppo. Come? L'opposizione che aspira a tornare al governo si ripete sempre? Bè certo, ma quello è un altro caso e per l'appunto la sinistra è soltanto "aspirante". Ehm... cadutina ideologica, risalgo subito. Scherzi a parte, non so se sarei in grado di reggere costantemente un confronto con il Pignolo perchè le mie conoscenze del mondo si riducono ad 1/2 delle sue. Però per suo divertimento personale può fare così: quando legge le pignolate ed è interessato, per arcani motivi, al mio parere, legga il contrario di quel che scrive lui. Esempio: PIGNOLO: nero IO: bianco PIGNOLO: fa freddo IO: fa caldo ecc... C) Infine... Io e il Pignolo stiamo insieme? Potrei avvalermi della facoltà di non rispondere. Ma no via, rispondo: sono problemi nostri. E nemmeno problemi gravi, a dire la verità. Ecco fatto. Stia bene Giulio e grazie per il "divertente". "Bravissima", diciamolo, non me lo merito.
Sara C. <N.D.>
Cecina (LI), - Friday, 29 October 2004 ore 14:55:34 (CEST)
Sara ma e' una giornalista anche lei... Bravissima e divertente... sarebbe carino leggere una rubbrica dove lei e pignolo si confrontano con argomenti vari... siete insieme lei e pignolo... giulio
giulio <giulio-p@yahoo.it>
piombino, - Friday, 29 October 2004 ore 12:30:07 (CEST)
Francamente il sorriso di Simona Pari e Simona Torretta mi è piaciuto molto di più di molti sorrisi che vediamo costantemente sul televisore. Alcuni sono: quelli delle Letterine, dei conduttori di telegiornali, dei conduttori di quiz, di chi comanda qualcosa. Mi fido di più di un solo sorriso di Simona Pari e Simona Torretta di un milione di sorrisi di Silvio Berlusconi, George Bush e Vladimir Putin che non hanno capito niente di come deve andare al mondo, o forse l’hanno capito benissimo e se ne strafregano perché hanno già sessant’anni, tutt’e tre, mica come noi che ne abbiamo venti. Il sorriso di Simona Pari e Simona Torretta è di chi non odia neanche se è in pericolo o lo è stato. Simona Pari e Simona Torretta hanno sorriso a chi le ha accolte, al presidente del consiglio e al vicepresidente, e quel sorriso, al presidente e al vicepresidente, doveva bastare per una vita intera, altro che ringraziamenti. Certo, probabilmente non saranno stati maestri della diplomazia, forse c’è stato bisogno di sganciare qualcosa, ma chi se ne frega, e anch’io me ne frego. Simona Pari e Simona Torretta sono scese da quell’aereo e respirano ancora. E non c’è ringraziamento più grande di un sorriso di una ragazza che è riuscita a salvarsi da un pericolo e sai che, per un pezzettino, il merito è tuo. Perché sarà difficile spiegare ai familiari di Fabrizio Quattrocchi, Enzo Baldoni e Ayad Anwer Wali che i loro tre ragazzi non potranno mai più scendere da un aereo e sorridere come loro. Secondo me, Pari e Torretta, un sorriso esattamente uguale, l’hanno fatto ai suoi rapitori ed è, chissà, per questo che le hanno trattate bene, anche se già la legge islamica non permette di maltrattare le donne (quella dei Talebani è la legge dei Talebani, non islamica). Hanno detto di voler tornare dagli iracheni, perché: A) chi le ha rapite è solo parte del popolo iracheno. Sarebbe come dire che la maggioranza degli italiani è mafiosa o di destra, quando è vero esattamente il contrario. B) chi le ha rapite non è iracheno, semplicemente. E’, anzi, sono terroristi. Di Al Qaeda o succursali. A capo c’è bin Laden, ricordate?, che ha uffici in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Arabia Saudita. Gli uomini di Al Qaeda vengono da tutti i Paesi, dall’India, dalle Filippine, c’era anche un americano, che presero in Afghanistan. E in Iraq i terroristi ci sono finiti solo dopo la “fine” della guerra (ricordate Bush che passeggiava sulla portaerei? Che gran giorno fu, ragazzi). Al Qaeda non era mai stata in Iraq, prima. Saddam e Osama si odiano. Ma la guerra l’hanno fatta lo stesso. Tutto il resto sono chiacchiere. Tutto il resto è sfondo, è contorno, è verdura lessa. Che i loro rapitori non fossero stinchi di santo e che siano, invece, coloro che dobbiamo combattere e vincere, come ogni terrorismo, lo sanno benissimo, c’è da scommetterci. Il problema sta nel modo per combatterli. In Iraq (lo dice uno studio dell’Università John Hopkins di Baltimora pubblicato dalla britannica Lancet, confessando di andare per difetto) sono morte 100mila persone, la maggioranza donne e bambini. E’ questo il modo? Fare i macellai porta a qualcosa? Osama bin Laden dov’è? Il mullah Omar dov’è? Al Zawahiri dov’è? Perchè non siamo arrivati a una soluzione, dopo aver ammazzato 100mila persone che non c’entravano nulla? Nessuno ha mai detto che pacifiste voglia dire nemiche di Berlusconi. Spesso queste due cose coincidono, ma l’errore non è di chi protesta contro la guerra, ma di chi la guerra la appoggia. Il valore della pace non dev’essere un valore di sinistra, ma lo è forse perché a destra, diciamo così, se ne dimenticano, a volte. Spesso le due cose coincidono perché il governo italiano non ha spina dorsale per avere una sua politica estera e si mette sulla scia di quella gran cima di Bush, uno che dice slovacchi invece che sloveni e che presidente americano non lo doveva neanche essere perché non aveva la maggioranza dei voti, ma siccome la frittata ormai era stata fatta, pazienza, signor Al Gore, e mondo intero, sarà per la prossima volta, cioè mai. Il problema è che, a suon di prossime volte, chissà se a un certo punto, per il mondo, per quei pochi miliardi che siamo, le prossime volte finiranno e rimarrà solo un’ultima volta, che purtroppo sarà già alle spalle.
Diego Pretini

- Thursday, 28 October 2004 ore 23:30:26 (CEST)
Su Simona Torretta e Simona Pari (faccio il Pignolo perché detesto l’espressione “le due Simone”, che fa, permettetemelo, veramente schifo) penso ciò che Alessio e Sara si aspettano che io pensi. Sarò lungo, temo, noioso. Andiamo per gradi, perché i punti sono mille e mille. Rispondo, intanto, alle domande che Alessio, legittimamente, pone prendendo per altro spunto da un giornale filogovernativo e, a volte, anche comicamente finto critico verso la parte politica del Re Phardlifting e, anzi, feroce e sprezzante verso chi, miope, non vede tutta la beltà e la bontà di chi ci ha portato in guerra ad aiutare gli americani per un motivo inesistente: le armi di distruzione di massa che, probabilmente, Saddam con la punta del piede e facendo “ehm…” come Homer Simpson ha buttato in un tombino. Siccome quelle che riporta Alessio sono voci (e sulle voci si può dire tutto e il contrario di tutto) le risposte che qui offro non possono che essere totalmente frutto di una ricerca durata un secondo, sul sito ufficiale di “Un ponte per…”, l’ong per cui operano Torretta e Pari e che, oltre che in Iraq, opera anche in Afghanistan, come lo ha fatto in Kosovo e in altri siti di guerra. Le risposte. 1) Tutte le retribuzioni di “Un ponte per…” hanno un unico riferimento salariale: il 3° livello del contratto commercio, cioè 1368,60 lordi al mese per 40 ore settimanali. Simona Torretta e Simona Pari, in Iraq, erano rispettivamente capomissione e capoprogetto e a quel guadagno lordo vanno aggiunti 225 euro di indennità di disagio. Sostanzialmente si arriva a 1500 euro netti al mese inclusa tredicesima e fine rapporto. 2) Cosa facessero Pari e Torretta in Iraq non lo possiamo sapere né io né Alessio. Di sicuro erano in un luogo di guerra, che non è certo Livorno o Fucecchio. Già essere lì è diverso da essere qui, dove al massimo ci troviamo nel mezzo di una tempesta e quindi tornare a casa fradici, come mi è successo l’altroieri. 3) Se, nel tempo libero, una delle due studiasse, sinceramente, ci deve fregare anche poco, credo. Se, fra le tante cose, l’altra insegnasse la raccolta differenziata ai bambini iracheni, può fare solo piacere. Probabilmente ai bimbi iracheni non ha insegnato solo quello e i bimbi iracheni hanno avuto una spalla in più su cui piangere. Che non servirà a nulla, forse, ma almeno piangono. E certe volte com’è bello piangere. O una faccia in più con cui giocare. O un sorriso in più da osservare. O una mano in più da toccare. O un nome in più da gridare. O una voce in più da ascoltare. O un orecchio in più da parlarci dentro. O due pupille in più da far luccicare. Ognuna, anche solo una, di queste cose, quando si è in guerra, può essere un motivo per non stare troppo male. 4) Nessuna delle due ragazze è di Torre del Greco. Simona Pari è di Rimini. Simona Torretta è di Roma. 5) Sarò poco brillante: ma perché qualcuno dovrebbe spillare ulteriori soldi al governo, visto che già ora non sta benissimo economicamente e Siniscalco ha fatto il triplo carpiato con avvitamento per riempire un buco enorme che la finanza creativa del superministro Tremonti (lo chiamavano così, giuro, come un fumetto, u