Contagio

Ora ci sono le prove lampanti, c’è l’evidenza, l’innegabilità. Berlusconi può contagiare. Guardate, non è una cosa da ridere.

Si chiama “arroganstronzite escrementoforme”. I sintomi sono molto semplici. Quando c’è un buon pubblico, qualche microfono e un paio di giornalisti che non la pensano nello stesso modo della persona affetta, quest’ultima inizia a sparare frasi di un’arroganza agghiacciante, insultando chiunque gli si pari davanti. Gli studiosi dicono che in quel momento il cervello si restringa anche della metà del volume consueto.

Le prove del cosiddetto “Morbo di Berlusconi” le abbiamo avute tramite una conferenza stampa del presidente della Federazione Russa, l’ex direttore del Kgb e attuale migliore amico del premier italiano, Vladimir Putin. A parte il fatto che esordisce chiarendo che avrebbe risposto alle domande sulla questione cecena precisando che avrebbe presentato il punto di vista della Russia. Mi sto chiedendo da ore quale altra opinione avrebbe potuto dare. Forse quella dell’Angola, del Perù o del Laos. Chissà.

Ad un certo punto il corrispondente dalla Russia per Le Monde (Laurent Zecchini) chiede, lecitamente e serenamente, se le bombe a frammentazione (simili ad alcune usate in Afghanistan dagli Stati Uniti) non sradicassero più civili che non il terrorismo.

Gli occhi di Putin a quel punto sono diventati concentrici, s’è sentito uno strano verso ripetitivo uscire dalla bocca del presidente russo (“qualcosa del tipo: cribbio, cribbio, cribbio” hanno detto testimoni) ed un sorriso mostruoso si è formato sul volto del primo ministro.

Poi ha iniziato a parlare, facendo pause ogni due-tre parole:

“Se non sbaglio / lei / è un alleato / e / lei è in pericolo. Loro / hanno parlato della necessità di / uccidere i / non musulmani e, se lei è cristiano, lei / è in pericolo. Anche se è ateo, è / in pericolo. E persino / se decidesse di diventare / musulmano, questo / non la salverebbe / perché / l’Islam / tradizionale / è contrario ai / criteri e agli / obiettivi / che / costoro / perseguono”.

Perfetto. Si inizia sempre bene durante il Morbo di Berlusconi. E’ il dopo che rovina sempre tutto.

“Se lei / è pronto / a diventare / un islamico radicale e vuol farsi / circoncidere, io / la invito a Mosca. Noi / siamo / un paese multireligioso / e / ci sono / parecchi specialisti / della materia. Io le raccomanderei di fare / l’operazione in modo che non ricresca più niente”.

Il traduttore, strabuzzando gli occhi, non riporta esattamente le parole di Putin. Sembra di vedere la parodia di Bin Laden alle Iene. Dice il traduttore:

“Non si salverebbe neanche se diventasse musulmano, perché l’Islam tradizionale è contrario ai loro obiettivi”.

Se un vostro amico all’improvviso inizia a mettersi del phard, a sorridere goffamente e a darvi risposte da alta cultura di spogliatoio, avete l’autorizzazione di cominciare a preoccuparvi.

Pignolo 21 novembre 2002 - Diego Pretini

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