Galateo del galeotto

Continua la serie “Capire il centro-destra”. La prima lezione l’abbiamo fatta attraverso le parole della base, dell’elettorato, rappresentato candidamente da Eleonora, missitalia 2002 di cui, spiacente, ricordo solo il nome e a volte la faccia. La seconda lezione, invece, la facciamo tramite le parole di Gianfranco Miccichè, ex-coordinatore di Forza Italia in Sicilia (regione totalmente azzurra), attualmente vice-ministro dell’Economia (pensate, direbbe il candidato senatore Mike Bongiorno, è il secondo di Giulio Tremonti).

Il signor Miccichè, uno dei più caldi deputati del partito più votato d’Italia, è implicato in una brutta storia. Un tale, Alessandro Martello, viene filmato dalle videocamere a circuito chiuso, mentre entra nel dicastero e con lui entra un sacchettino di cocaina. La differenza tra i due ingressi è che Martello ha le gambe, mentre il sacchettino, evidentemente, no. Il sacchettino, furbo, utilizza le gambe di Martello per entrare nel ministero.

Che Martello fosse uno che volentieri si divertiva a fare capolino nei giri di stupefacenti è una cosa abbastanza normale. La cosa meno normale è che questo signore sia entrato in un dicastero del governo italiano che non è certo come entrare al supermercato o al cinema Odeon. Qualcuno che abbia permesso a questo signore di entrare liberamente in un palazzo di governo con della polvere bianca (non certo gesso o Cif) ci sarà pur stato. Viene additato (dai giornali, non dalla magistratura) l’onorevole Gianfranco Miccichè.

Quest’ultimo, incalzato dalle domande di Ferrara e Sofri il Giovane a La 7, alla fine ammette: “In un certo periodo strano e difficile della mia vita, è successo”. Il soggetto del verbo “è successo” è sottinteso ed è la parola “assumere”. Il complemento oggetto del verbo transitivo “assumere” non è “un dipendente”, ma “droga”.

A noi questo non deve importare, sia chiaro. I pettegolezzi e le malvagità le lasciamo allo splendido programma delle undici su canale cinque. Però la chiosa finale di Miccichè è: “Resta il fatto che sono dell’idea che un uomo che abbia responsabilità pubbliche deve avere come primo obbligo il decoro, anche se assume coca”.

Il pensiero è: uno che ha “responsabilità pubbliche” può essere anche il peggior uomo sulla faccia della Terra, ma basta che faccia bella figura.

Tant’è vero che anche a Cesare Previti, sentito durante il processo Imi-Sir, pare che il giudice le abbia chiesto: “Signor Previti, lei ha dichiarato di non aver pagato le tasse per milioni di euro. Ma almeno lo ha fatto con una bella ortografia?”.

In arrivo, sulla falsariga del Miccichè-pensiero, altre leggi simili.

La prima darà un’assoluzione piena per quei deputati e quei senatori che corromperanno con stile. Andranno lì, dal corrotto, vestiti da Giorgio Armani, e porgendo le banconote diranno in un italiano perfetto: “Mi perdoni, signore, ma le dovrei consegnare questa busta piena di denaro”. Lì saranno presenti i giudici che a turno voteranno con una paletta. Se il corruttore supererà il sette di media in stile, sarà libero come un albatro.

La legge più importante, invece, prevede uno sconto di pena per quei parlamentari e quei governanti che uccideranno, sì, ma lo faranno in bello stile. Andranno lì, sul luogo del delitto, con un passamontagna di cachemire, vestiti interamente di blu Balestra, avranno una pistola elegantissima con silenziatore, perché il silenzio, si sa, è d’oro e l’oro, se poco e ben messo, fa sempre eleganza. Anche la posa dell’omicida sarà rilevante. Se mentre uno ammazza, volteggia con piroette, passi di classica e pliée, è salvo.

Se uno lo fa con nonchalance, con negligentia sui, quasi a dire l’ho fatto già mille volte, avrà mezzo piede in libertà.

Se, invece, si vedrà la mano dell’assassino tremare e avere incertezze, è la volta buona che i deputati rimangono fregati. Quelle canaglie dei magistrati non vedono l’ora di mettere in gattabuia qualcuno, questo si sa.

Sono previste, perciò, dirette televisive per ogni reato dei deputati con moviole in coda. Il tutto per essere più trasparenti.

Pignolo 5 novembre 2002 - Diego Pretini

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