Uno, nessuno, centomila

E’ talmente grande da poter dare due risposte alla stessa domanda in poche ore.

Silvio Berlusconi era appena uscito dalla sua visita al suo uomo ideale, Vladimir Putin (l’unico a cui si potrebbe dire “comunista” senza fare mere figure), e convinto di quello che stava dicendo ed addirittura spiegando che era un’opinione personale diceva: “Bagdad non ha più armi di massa, perché c'è stato tempo per la loro eliminazione o riallocazione”. E ha continuato, deciso, convinto: “Penso ci siano buone possibilità di fare ispezioni approfondite, senza condizionamenti, e che i risultati possano essere positivi per tutti”. Ma è un uomo dal cuore grande, il nostro presidente. E allora cosa fa dopo sei ore esatte? Dice che quella non è la sua posizione, ma quella di Putin.

Andiamo ad analizzare bene questo comportamento. Ci sono tre possibilità.

1. Berlusconi è così innamorato di Putin che ormai pensa come lui, è ipnotizzato dalla sua bellezza, è proprio lesso e qualsiasi cosa gli chiediate, risponde: “Chiedete a Vlady. Qualsiasi cosa faccia lui, la faccio anch’io”. Lui (Putin) piange, lui (Berlu) piange. Lui (Putin) ride, lui (Berlu) ride.

2. Colui che ha risposto la prima volta in realtà era Putin travestito da Berlusconi. Sono alti uguali, sono pelati uguali, camminano nello stesso modo, perché non fare un bello scherzetto ai giornalisti italiani? Tanto non se ne accorgono, ha detto Putin togliendosi la maschera, Berlusconi abitua sempre la sua gente a dare risposte un po’ assurde.

3. Per fare piacere a Putin ha detto che la sua convinzione era anche quella russa, visto che era appena uscito dall’incontro con il presidente russo. Poi, visto che sarebbe andato a Lisbona al congresso del partito popolare europeo ha spalancato gli occhi e, chiudendosi nelle spalle, ha detto: “Io? E secondo voi io dico queste cose? Ma andiamo. Ho detto solo quello che pensava Putin”. Perché lui lo fa, ogni tanto. Quando sa che gli altri si vergognano a parlare, esprime le opinioni degli altri, così non fa andare davanti ai giornalisti aggressivi i suoi compari. E’ uno generoso. Dopo Berlusconi è arrivato a casa e appena ha varcato la soglia ha squillato il telefono.

Pronto?

Sì, George, dimmi pure. No, ma sai com’è Vladim… No, non ti preoccupare. L’Italia è al tuo fianco. Cosa? Vuoi attaccare sub…? Ma io credo che questa sia l’idea più bella che potessi avere, George. Sure. Dai, a che ore ci troviamo dal baffo? Perfect. Dai, ok. Che idea, George, a me non sarebbe mai venuta. Davvero. Really. Ora ti saluto, George, perché devo dar da mangiare allo Schifani. Già, sì… Ci vediamo, ciao, ciao.

In ultima istanza analizziamo l’espressione usata da Berlusconi “armi di massa”. Non si sa se si volesse riferire a una pistola che ormai hanno tutti in tasca del jeans (come in America, tanto per capirsi) o un arsenale sulle Apuane. Attendiamo fiduciosi una risposta. Perché lui la risposta ce l’ha sempre.

Bisogna vedere se davvero è sua o è quella che darebbe Putin o quella che potrebbe dare Putin o che avrebbe voluto poter dare lui se fosse stato Putin o che avrebbe potuto desiderare di dare Putin se però fosse stato in lui o che potrebbe anche voler dare Putin se parlasse prima con Zhang Jemin e poi con Bush o quella che darebbe lui se parlasse prima con Chirac, poi con Aznar e alla fine con Blair che magari si era già messo d’accordo con Putin.

L’unica cosa certa è che l’unico posto in cui Berlusconi non dà mai risposte è il tribunale.

Pignolo 1 novembre 2002 - Diego Pretini

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