A Porta a Porta: il mio macellaio

Ho assistito ad uno scempio, ad una vera scelleratezza della televisione. E’ un problema profondo, che ho già presentato poco tempo fa, per cui se sembro ripetitivo, fatevene una ragione.

A Porta a Porta l’altra sera si parlava dei problemi gravi che sta subendo il nucleo familiare, trasmissione saggia in scia dei fatti di cronaca di Reggio Emilia e di Chieri.

C’erano due politici, il ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo e Carla Mazzuca, deputata Udeur in Commissione Affari Sociali. C’era Giovanna Schelotto, psicologa che ormai possiamo trovare anche in scatola al supermercato e probabilmente anche sotto le coperte quando andiamo a dormire.

C’è stato il periodo di Vittorino Andreoli, poi quello di Paolo Crepet, ora tocca alla Schelotto.

Quella dello psicologo è una moda. Ma fin qui niente di anormale.

Ma nel suo saggio talk-show Bruno Vespa aveva invitato altre quattro persone, che erano come una cravatta gialla su un completo grigio.

A volte mi chiedo se gli ospiti che devono parlare a Portapporta, li tirino a sorte. Per dire: c’è un’urna, gira e rigira, si apre lo sportellino, si prende il foglietto e lì c’è scritto, che so, Paolino Paperino e accanto Schroeder. E loro si mettono lì a chiamare Paperino e Schroeder per farli parlare dell’economia italiana e dei prezzi che sono aumentati.

Infatti non c’è altra spiegazione al fatto che alla trasmissione sui problemi in famiglia vengano invitate a parlare tre persone di questa levatura: Ringo (avrà un nome quest’uomo?), Elenoire Casalegno e Carmen Di Pietro. Possono questo signore e queste due signorine parlare a milioni di spettatori di una cosa tra le più delicate della nostra vita, cioè i rapporti familiari?

Posso capire che Ringo fosse ospite alla puntata che Vespa ha dedicato alla domanda Gli italiani preferiscono le bionde o le more?. Capisco (mica tanto) che Ringo sia ospite quando si parla di calcio. Non capisco perché Ringo ed ex-consorte debbano essere presenti a sputacchiare paroline pesanti (in quanto dette alla televisione) sui rapporti familiari. Per cosa? Per dire “Noi no, siamo amici come prima, no, forse più di prima”? Per far sapere al mondo che la separazione, Casalegno e Ringo. la vivono in serenità? E questi due possono mettere bocca anche sui fatti di Reggio e di Chieri? Perché? Cos’hanno in mano per farlo?

La terza ospite di Vespa era Carmen Di Pietro, che tre ore prima era da Michele Cocuzza a dire le stessissime cose. Il suo problema è: si è separata dall’ex-compagno che ha chiesto l’affidamento del bambino. Lei il bambino lo vuole almeno per un po’ e allora cosa fa? Chiama gli avvocati? No. Parla come si deve con il suo ex? No. Va in televisione. Come fanno tutti.

Uno quando deve sbrigare dei rapporti interpersonali un po’ avariati, cosa fa?

Chiama Bruno Vespa e fa: scusi, signor Vespa, sarebbe così gentile da farmi dire tutto quello che voglio davanti a tre-quattro milioni di italiani, per favore?

E pare che Vespa ceda. Non solo: in collegamento da non so dove c’era anche lo stesso ex della Di Pietro che con una parlata da carabiniere e la faccia da impiegato del catasto continuava a dire che “la donna deve rimanere in casa ad accudire il bambino e non lasciarlo ad agenti esterni alla famiglia”. Concezione abbastanza medievale della famiglia. Credevo che questi uomini non esistessero più.

Sono rimasto deluso.
Per fortuna che ogni tanto Vespa invita, su dieci persone, una che dice una cosa intelligente.  E’ un avvocato di parte civile, un’avvocatessa, per la precisione, si chiama Bernardini De Rosa. E dice:
“L’affidamento congiunto (che chiedeva, non sapendo neanche qual è il cartello di divieto di sosta, la Di Pietro, ndr) non vuol dire che i genitori possono vedere il bambino nella stessa quantità di ore. Ma, anzi, che i genitori, pur essendo in disaccordo sul resto, hanno un progetto unitario per il bambino, lo vogliono portare avanti insieme, nella più totale collaborazione. Quando i genitori non sono capaci di fare questo, per forza di cose c’è qualcuno che decide per loro e questo è un tribunale”.

Con tre frasi che Vespa ha permesso di far dire all’avvocatessa Bernardini all’una meno un quarto di notte (dopo Ringo, dopo la Casalegno, dopo il professor Mannheimer, dopo Carmen Di Pietro, dopo il suo ex-uomo, dopo la pubblicità, dopo il Tg1 della mezza sera, dopo l’intervista cannibale al nipote del povero signore che ha ammazzato sette persone più se stesso), con tre frasi in poco meno di due minuti l’avvocatessa Bernardini ha fatto da sola la trasmissione.

La bravura di Bruno Vespa è stata quella di sbagliare in continuazione persona con cui interloquire.

Ad un certo punto perfino una specie di portavoce dei babbi incazzati o qualcosa di simile che urlava, adirato, che c’è un’ingiustizia costante nei tribunali che danno sempre più spesso ragione alle madri e non ai padri.

Si ritorna al solito discorso di Tangentopoli. Il Psi è stato distrutto dalle bustarelle che i suoi rappresentati prendevano e distribuivano. La Dc, in parte minore, lo stesso. Il Pds è stato colpito molto meno. Nel centro-destra c’è il vizio di spiegare tutto questo dicendo che i magistrati sono tutti marxisti e per questo ci sono andati piano. Ma a nessuno viene in mente la risposta: il Pds rubava come tutti, ma forse un pochino meno?
E allora non è possibile che la statistica favorisca le madri riguardo al crescere un bambino?

La verità tante volte è quella più logica e evidente. Altro discorso è se la vogliamo evitare.

Pignolo 30 settembre 2002 - Diego Pretini

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