Celeste

David ha sempre avuto un desiderio, il desiderio più desiderato nei desideri umani. Volare. C’era quasi riuscito cinquecento anni fa l’uomo più intelligente della storia, Leonardo da Vinci. Poi ci sono riusciti altri con materiali certamente più efficaci del legno di Leonardo. Certo, gli aeroplani cadono sempre, ma con frequenza sempre minore, soprattutto quando sopra non ci sono degli invasati che li portano verso edifici pieni di gente. E David sull’aeroplano c’è stato, certo.

E’ andato anche sull’aliante, per sentire il vero rumore di qualcosa che vola e non il rumoreggiare dei motori degli aerei. Sull’aliante si sente il rumore delle ali che dividono in due l’aria e non pare vero che l’aria (che non c’è, non si vede e non si tocca eppure c’è, si vede e si tocca sempre) sia così concreta, in quel momento. L’aria. Concreta. Mica vero.

David per l’aria ci sta da Dio e non solo perché è molto più vicino alle nuvole. Da giovane lo chiamavano "The eagle" e poco importa che lo dicessero con ironia, schernendolo, perché pare non fosse uno particolarmente sveglio. Se si dovesse usare un’espressione adatta a lui: aveva sempre la testa fra le nuvole. Sul serio: pensava sempre a quello che succedeva lassù.

"Ma perché diavolo sono nato con queste zampone e questi inutili braccetti fini invece che con una bella apertura alare di quindici centimetri" si chiedeva. S’accontentava di poco. Gli sarebbe bastato volare, chissenefrega se con il corpicino di un piccione o con un frac di un condor. Se esiste la reincarnazione, gli dei sono avvisati.

Ma David Hempleman-Adams non voleva solo volare in aria, nel cielo. Voleva starci, in cielo. Voleva il cielo, tout court. Voleva il nulla del silenzio che lo riempie. Voleva il vento furibondo delle bufere oceaniche che ti riempiono gli occhi, il naso, la bocca e le orecchie di acqua, di gelo e di rumori inauditi, sia nel senso letterale che nel senso di inumani. Che, una volta finito tutto, potesse dire: Dio, com’è bello stare zitti.

Cosa c’è di meglio di una mongolfiera per fare tutto quello che voleva David?

"Ma c’hanno fatto il giro del mondo in ottanta giorni" si giustificava con il suo vecchio zio Francis che lo sgridava e gli rispondeva:

  • Jules Vermut...
  • Verne, zio.

Che lo zio Francis avesse sbagliato proprio con Vermut non era casuale.

  • Sì, vabbè, quel Jules non ne sapeva un bel niente di bufere atlantiche. L’ha scritto solo per farci i soldi.
  • Ma, zio, lui credeva nella scienza e nella tecnologia.
  • E io credo in Dio, ma questo non vuol dire che lui faccia sempre la cosa giusta.

Era sempre stato così, zio Francis. Non ti lasciava scampo.

Un giorno David si decise. Era ormai grande e vaccinato e poteva fare ciò che voleva. E poi lo zio Francis era morto da tempo e non l’avrebbe sentito borbottare, bestemmiando, mentre Dave stava partendo per le correnti aeree.

Preparò tutto quello che doveva preparare, con uno zelo che nemmeno lo zio Francis quando seminava il suo campo di grano tenero. La mamma di Dave, il giorno che il suo piccolo (si fa per dire) ebbe deciso di partire si avvicinò e gli disse, con la voce rotta, ma sorridente:

  • Torna con l’aereo.

Lui rispose, serio ma certo:

  • Come se fosse più sicuro, di questi tempi.

Lei aveva visto chiaramente che quel cesto era troppo leggero per farsi decine di migliaia di chilometri sul mare, che non era un mare qualsiasi, ma l’oceano – l’oceano – che già la parola dava il senso dell’infinito e dell’eternità e dell’onnipotenza e dell’imbattibilità.

Lei l’aveva visto che quel cesto attaccato al pallone aerostatico era di vimini. Ma non disse nulla. Perché era il suo bambino. E il suo bambino aveva sempre saputo quello che faceva.

Pignolo 22 settembre 2002 - Diego Pretini

85


Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE

Copyright © ElbaSun