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Amnèsia

Una cosa la fai una volta, due volte, tre, quattro, poi diventa un gesto comune, abitudinario, un po’ come bere il caffellatte la mattina, fumare la sigaretta dopo il caffè o guardare un programma televisivo. Oppure non volerlo far vedere, un programma televisivo.

Silvio Berlusconi non era mai arrivato a tanto. Ha cancellato perfino se stesso. Robe dell’altro mondo. Per chi non lo sapesse per quattro martedì dovevano andare in onda su Rai Tre ad un’ora da lupi delle puntate di Blob che riportavano (integralmente, senza tagli o commenti) ciò che il nostro Presidente del Consiglio diceva nel 1994, nel 1996, nel 2001.

Due puntate sono andate. C’era anche il famoso comizio di Bossi che dava del mafioso al suo boss di oggi. La terza puntata non è mai andata in onda. Agostino Saccà, direttore generale della Rai, ha fatto pressione forte, quasi spossante sul direttore di Rai Tre Ruffini perché quella terza puntata non andasse mai in onda.

Nella terza puntata si sarebbe visto per intero il teatrino comico di Berlusconi che firma il contratto con gli italiani a casa di Vespa. Tutte le promesse che ha messo per iscritto, senza averne cassata neanche una, come già portata a compimento. La spiegazione di Saccà (che da qualcuno l’avrà preso l’ordine di evitare Blob) ha dell’incredibile: “poi si sarebbe detto che si fa troppa pubblicità al premier, è satira di parte”. Adesso Berlusconi ha iniziato anche a prendersi per il culo da solo? Vuole fare davvero tutto lui? Poi dice che aumenta la disoccupazione.

Ci prendono per i fondelli. Cioè: credono di farlo.

Il problema, invece, è molto profondo e serio.

La cosa che veramente fa paura agli esponenti del centrodestra non è tanto la satira o il venire presi in giro. Ciò che dà più fastidio è che qualcuno parli di loro seriamente e addirittura si ricordi cosa e come erano solo un anno fa, peggio cinque-sei anni fa.

L’arte più grande che riconosco a Silvio Berlusconi, oltre a quella di essere un grande imprenditore (avesse finito lì, avrebbe fatto un figurone), è quella di annebbiare, di alzare il polverone, buttare la sabbia e il fumo negli occhi, di ripulire il pavimento solo apparentemente, nascondendo la polvere sotto i tappeti.

Berlusconi vive alla giornata. La sua è una continua, costante, pressante, catenacciara propaganda che è talmente forte e ha tali mezzi che può stare al Governo anche quindici anni, specie se le testine di vitello del centro-sinistra non si mettono in testa che per battere uno così basta solo lasciarlo lavorare.

Come disse Indro Montanelli prima delle elezioni: “Voto contro Silvio Berlusconi, ma spero che vinca. Perché come tutti i virus, il miglior modo per batterlo è contrarlo”.

Berlusconi si presenta come uno di noi, fa battute, scherza con i ministri degli Esteri e crede che così si faccia la diplomazia.

Berlusconi mette un ragioniere (prof. Tremonti) al ministero dell’Economia e l’Italia crolla al suolo: ma è colpa del buco lasciato dal centrosinistra nei suoi governi precedenti.

Berlusconi vuole stare accodato all’Impero Americano d’Occidente e fa dire al suo ministro della guerra, Antonio Martino: “Chi vota contro la spedizione dei mille alpini in Afghanistan, è contro l’Italia”, bestemmiando in un modo bieco.

Berlusconi e il suo nome sono presenti in un paio di processi, così come Cesare Previti e Marcello Dell’Utri, fondatori di Forza Italia, e si inventa il complotto dei magistrati, gli stessi magistrati che nei suoi discorsi pubblici del 1993 ringraziò più volte per aver ripulito l’Italia da una classe dirigente corrotta. Ha cambiato improvvisamente idea l’anno successivo.

Berlusconi ha fatto approvare sette-otto leggi in Parlamento in cui trovano giovamento soprattutto lui e i suoi amici, ma poi mette in bocca dei pupazzetti dei suoi capigruppo che “E’ una legge per gli italiani. E quindi, inevitabilmente anche per certi imputati che sono deputati della maggioranza”, girando la frittata, piatto preferito degli italiani (leggo sul giornale di oggi). Ma in questi giorni sono stati assolti dall’accusa di falso in bilancio Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, e Marcello Dell’Utri, amico e socio di Silvio.

Berlusconi apre l’estintore e imbianca tutta l’aria, appena vede che non riesce a trovare la via d’uscita. Quando non vede l’uscita principale, prende quella di sicurezza, perché c’è il maniglione antipanico ed esce con più agilità. Quando vede intorno a lui troppa confusione, tira fuori un altro argomento, dove trova tutti spiazzati o, al rovescio, tutti preparatissimi e quindi prontissimi a parlarne in tutte le sue sfaccettature.

L’ultimo esempio nell’ultima settimana. C’era il polverone intorno al fallimento del ministro dell’Economia Giulio Tremonti e Berlusconi cosa fa? Va al memorial di Sergio Moroni (socialista, accusato durante Mani Pulite, ma innocente e per questo suicida) e inizia a sputare offese contro la magistratura, che va a senso unico. Dice che anche il Pds rubava come tutti, ma sono stati pochi i parlamentari del partito di Occhetto a essere incriminati (a nessuno viene a mente che la soluzione potrebbe essere molto più aritmetica? Cioè: ha rubato anche il Pds, sì, ma meno?). E allora una volta accesa la miccia, la bomba non può che esplodere. Il centrosinistra in toto inizia a dire Vergogna, E’ indecoroso, indegno e via a ridirsi le stesse cose. Di Tremonti e della sua incapacità di portare avanti il borsellino tricolore se ne sono scordati tutti.

E Berlusconi, sicché, fa il piacione. Invita il primo ministro danese Rasmussen e fa battute su lui, su sua moglie Veronica e su Massimo Cacciari, non portando rispetto né a Rasmussen (che ha riso per pietà, s’è visto), né alla signora Lario né a Massimo Cacciari.

E mentre alza i polveroni, annebbia, alimenta il fumo davanti agli occhi degli italiani, resta dov’è, al governo, a pararsi le natiche, a togliere i reati in cui è coinvolto e chi non la pensa come lui, sono dolori. Ha perfino fatto litigare in modo imbarazzante Alleanza Nazionale e centristi del Polo, perché quello che dicevano (in termini positivi) dell’operato di Mani Pulite all’inizio degli anni ‘90, lo devono ritrattare, ora, ridisegnare, forgiare in modo diverso.

Berlusconi vive alla giornata, ha paura di far sapere cos’ha fatto o detto un anno fa, perché si potrebbe finalmente capire l’inghippo. Nel centrodestra si ha paura della memoria storica ed è una delle poche cose giuste che ponderano forzitalioti e compagnia, perché quella, la memoria, non perdona davvero. Tranne quando c’è da parlare di filosofia. Ad un incontro ufficiale, Berlusconi conversa con i presenti e si butta in una citazione filosofica, dottissima: “Homo homini lupus di hegeliana memoria”.

Questo è Berlusconi, purtroppo. Si vive sul momento, alla Va’ là Peppone, alla Viva il parroco, alla O la va o la spacca, tanto la va sempre perché lui ha cinque telegiornali nazionali e due giornali nazionali che lo difendono (con che fatica, immagino), un’opposizione che lo imita sempre più goffamente e dieci milioni di elettori che lo hanno votato. Finché ci sono loro, c’è speranza per tutti noi.

Pignolo 12 settembre 2002 - Diego Pretini

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