...di Mare

 

Show

Non capisco una cosa. Per sentire una bella musica abbinata a un bel testo sensato, bisogna sempre aspettare i cantanti ultracinquantenni che stanno al passo con i tempi a livello musicale così come a livello intellettuale. Sto parlando di Eric Clapton (che non la smette di suonare meravigliosamente il blues, obsoleto che non è altro), sto parlando di Phil Collins, sto parlando di Sting.

Sto parlando di Peter Gabriel che è stata la vera musa ispiratrice di questo pezzo (non l’ho messo al maschile, perché scrivendo “muso ispiratore”, mi sembrava di parlare di un formichiere).

Dopo dieci anni di calma piatta la discografia di PG ha ripreso a funzionare. Nel mezzo ci sono stati tanti esperimenti che PG ha fatto, esperimenti musicali, s’intende. E’ stato nel continente nero ad ascoltare come si fa musica nelle tribù africane. E’ stato in Sardegna ad ascoltare come cantano gli isolani, quelli veri, quelli che cantano come i Tenores de Bitti (e scusatemi e avvisatemi se ho scritto male il nome).

Dopo dieci anni di silenzio assoluto PG poteva sfruttare questi esperimenti, metterli tutti in un bel CD e guadagnarci qualcosa, tanto gli africani non avrebbero di certo brontolato. E invece no. Il suo ultimo album (“Up”) è tutta roba sua, di una modernità mostruosa nella musica e nelle parole. Il primo singolo che è uscito (“The Barry Williams Show”: ascoltatelo se potete) è una delle più dure critiche al mondo d’oggi, dove c’è bisogno dell’eccesso per sentirsi appagati, sia che siamo i possessori dell’eccesso sia che l’eccesso lo vediamo appiccicato a qualcun altro. Si beve e si fuma pesante per combattere la noia, ci si impasticca per combattere la noia, ci si droga per combattere la noia, si va forte in macchina per combattere la noia.

Lo sport pompa i suoi atleti per combattere gli altri e la noia. E per essere comprato come una puttana dalle televisioni. Che spendono come ricchi vegliardi al casino pur di comprare tutto quello che si può comprare e interessa agli spettatori e non li faccia annoiare.

Si fanno trasmissioni totalmente truccate in cui si mettono in scena vite mai esistite, ma che potrebbero esistere e che quindi accendano l’interesse del telespettatore.

Si fanno ritrovare due parenti che non si vedono da una vita davanti a dieci milioni di telespettatori e i due parenti piangono e non si sa se è perché si rivedono dopo un’eternità o perché hanno messo in piazza il loro essere al mondo che sarà poi dimenticato dopo trenta secondi.

Si mettono insieme le duecento ragazze più belle di una nazione e si fanno competere per il titolo di più bella del reame e poco importa se oltre alle tette e al culo c’è il cervello e una si rompe le balle a stare muta (o quasi) davanti a una camera piena di milioni di compaesani che, come dal macellaio, dicono: “No, a me piace più il capo numero 23. Anche se la 38 sembra abbastanza tenera. Però questa bionda, guardate”.

Si fa un talk-show e dentro ci si mettono le personalità più agghiaccianti.

Quello che ha due amanti,

quella che era donna e s’è fatta uomo e poi s’è rifatta donna perché aveva voglia di fare un figliolo,

quello che ha ammazzato il nipote perché si faceva la cugina della figlia,

quello che lo fa solo se è a stomaco pieno,

quello che lo fa solo su un letto a castello,

quello che ha baciato un gatto con la lingua (“perché gli voglio un bene dell’anima”),

quello che soffre al solo sentir parlare di tanga, quello che con i tanga c’ha fatto carriera e non perché ha un’azienda di intimo,

quello che si tatua anche il mignolo del piede,

quella che si fa il piercing dove non batte il sole,

quella che fa la camminatrice di marciapiedi perché gliel’ha detto Dio in persona,

quella che si fa uomo, cammina sui marciapiedi, Dio non l’ha sentito nemmeno dire per sbaglio e ai gatti dà solo pedate nel culo.

Tutto fa brodo, se è eccesso, se è straordinario nel senso vero del termine, cioè extra ordinario, non ordinario, non consueto. Basta un piccione senza ali e quello è già spettacolo.

L’eccesso ammazza la noia e spesso la dignità, l’etica, il pudore e il morale di tutti e so che sono fumoso a elencare quei quattro sostantivi di seguito.

Il testo della canzone di PG è tutto in prima persona e la voce di PG maschera quella di uno dei tanti conduttori di talk-show che fanno successo (volenti o nolenti) con gente che si trova agli opposti della realtà. PG va giù duro con le parole, ma sembra di rivedere Tempi Moderni o quel programma della Cbs che una volta ho visto sul satellite e che mi ha fatto accapponare la pelle, perché si parlava di cose che non mi sarei immaginato potessero succedere e non sto qui a spiegare.

Il ritornello di Barry Williams Show fa così:

Che spettacolo! E’ il mio spettacolo! E’ il Barry Williams Show! Disfunzioni dell’eccesso sono la ragione del mio successo.

Rivedo Tempi Moderni, rivedo il Maurizio Costanzo Show, rivedo Porta a Porta.

L’altra sera da Costanzo si parlava dell’abbandono e come al solito il microfono girava per il Parioli.

Una signora, con il gelato davanti alla bocca, è scoppiata a piangere.

Costanzo ha semplicemente fatto quello che avrebbe fatto qualunque altra persona, cioè ha chiesto da chi è stata abbandonata.

Risposta: “Ho perso un figlio neonato”.

Uno, lì, si sarebbe fermato, avrebbe chiesto scusa per un’oretta e avrebbe mandato i consigli per gli acquisti.

Costanzo non l’ha fatto: “Quando è successo?”.

Risposta: “Tre settimane fa”.

Costanzo, a questo punto non poteva essere più banale di così, perché è entrato lui stesso in una situazione difficile: “Coraggio, signora, eh. Va bene?”.

Il silenzio, a volte, è una delle cose più belle da creare.?

Pignolo 7 settembre 2002 - Diego Pretini

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