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400 thousands numskulls

Alcuni giornali dicono che era addirittura dal 1381 (dalla prima rivolta dei contadini contro una supertassa imposta dal 13enne Riccardo II) che Londra non subiva un’invasione del genere.

Erano in quattrocento mila per le vie londinesi a protestare liberamente in piazza contro il governo di Tony Blair, che di destra non è ma alla sinistra somiglia poco certe volte. In piazza c’era gente di ogni categoria: proprietari terrieri (come il duca di Beaufort, a casa sua si fanno delle cacce alla volpe che sono bijou), contadini, deputati di destra (come il leader conservatore Duncan Smith), deputati di sinistra (come l’ex-ministro dello sport di Tony Blair, Kate Hoey).

In primo piano la protesta contro le politiche agricole intraprese da Blair.

Il premier inglese non avrebbe fatto abbastanza per lottare contro le epidemie dei bovini (e in questo momento mi viene in mente “vista la grande morìa delle vacche” dettata da Totò a Peppino).

Ma l’altra grande ragione per cui Londra è stata invasa da centinaia di cani (da caccia), oltre che dal duca di Beaufort, è la decisione del governo laburista di abolire la caccia alla volpe, che presumo nel Regno Unito sia un po’ come la nostra caccia ai fagiani, ma con una mente molto più ottusa.

Anche il principe Carlo ha scritto una dura lettera contro questa intenzione degli uomini di Blair. “Ne va della salvaguardia della campagna”, dice il principe, uno dei pochi nella Via Lattea a prendersi l’amante più brutta della moglie.

Londra-Roma. Due capitali. Con due grandi manifestazioni contro i rispettivi governi centrali. Grandi cortei, centinaia di migliaia di persone in piazza che sfilano e si riuniscono, di destra, di sinistra, di centro, di sopra, non ha importanza. Argomenti seri.

Da una parte la salvaguardia della campagna inglese (lascerei perdere, se permettete, l’abolizione della caccia volpina). Dall’altra la salvaguardia della moralità italiana, perché uno non può usare il Parlamento come gli altri usano la carta igienica e poi dire: “Cerchiamo il dialogo”.

Francamente non sapevo di questa massiccia dimostrazione di Londra.

I telegiornali li seguo poco e i giornali che compro l’hanno curata abbastanza in fretta. Però mi voglio chiedere come l’hanno presa i giornali filogovernativi italiani.

Libero e Il Giornale, per la precisione, finanziati dalla stessa persona e non sapete quanto mi sono stufato di ripetere “della stessa persona” sempre per quella persona. I due giornali suddetti, il giorno, dopo la manifestazione della società civile organizzata da Moretti e Flores D’Arcais, titolavano a insultini, grezzi e irritati.

Insultini, sì, perché Libero titolava, più o meno: “800mila bamba” e l’unica cosa di cui sono certo è la parola “bamba”, tanto per sottolineare che innanzitutto siamo del nord e poi siamo anche italiani. Tanto che l’ho dovuto cercare sul Devoto-Oli cos’era ‘sto “bamba”. E trovo scritto che è dialetto milanese e mi sento fiero di non averlo saputo.

Cosa scriverà ora Libero del corteo inglese? Che quelli sono argomenti seri per manifestare? Che è più giusto protestare contro una tradizione come la caccia alla volpe – signori, la caccia alla volpe?

Oppure prenderanno ad insulti anche i quattrocento mila inglesi di Londra?

Ma sì. Il duca di Beaufort? E’ un brighella. Duncan Smith? Un mona. Kate Hoey? Una meretrice in cerca di gloria.

Il nome del giornale non autorizza a portare rispetto solo al “badrone” e non portarlo al cinquantadue per cento dei votanti alle politiche duemilauno, cioè coloro che non hanno votato per Silvio Berlusconi.?

Pignolo 26 settembre 2002 - Diego Pretini

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