...di Mare

 

Niente di falso

Può darsi, come dicono, che uno venga colpito da una materia scolastica, invece che da un’altra, per bravura dell’insegnante.

Può darsi, come dicono, che uno venga colpito da una materia scolastica, invece che da un’altra, perché un certo programma di quella materia (di terza, di quarta, di quinta) ha folgorato la sua mente.

La mia materia preferita è diventata pian piano la Storia per tutt’e due i motivi suddetti più un terzo.

nizio dall’ultimo: diventando con il tempo meno bambino sono riuscito a vedere meno opaco (sicuro?) sull’esistenza di qualcosa o qualcuno che ci manovra a piacere suo.

Credo profondamente nell’uomo - nell’Uomo con la u maiuscola – in quello che fa e in quello che non fa, in quello che fa bene in quello che fa bene e l’origine delle cose buone e delle cose cattive viene dal suo libero arbitrio. Il resto per me sono solo meravigliose storie nate da una mente splendida, che se fosse vissuta nel duemila avrebbe fatto soldi a palate. “Sono un fanatico dell’uomo”, come dice Al Pacino ne “L’Avvocato del Diavolo”. E questo era il primo importantissimo motivo.

Il secondo motivo è che avevo un professore che la Storia non te la racconta, ma ti ci trasporta proprio dentro. Il che, pensateci, è molto diverso.

Lui entra in classe, fa l’appello, ricapitola confusamente gli argomenti spiegati la volta precedente. Poi è come se dalla tasca dei jeans tirasse fuori la chiave – la chiave della Storia – ci facesse un cenno con la testa e dicesse “Andiamo”.

Il professor Pachetti tiene un comportamento rigido, niente confidenze, qualche battuta (sua) che rompe il ghiaccio ogni tanto e che diventa il paradiso in terra visto che le sue lezioni sono sempre immerse in un silenzio liturgico.

Nonostante questa marmorea formalità (per tutti i tre anni che l’abbiamo avuto in classe) lui ha la capacità di prenderti per mano, alzare l’indice nell’aria e “Guarda”. E vedevi tutti i perché di quella che diventava una conclusione ovvia, per te che l’avevi ascoltato, ovvia come le onde nel mare.

Ti dava tutti gli indizi e per te la conclusione non poteva essere che quella. “E’ così e non può non essere così” dice sempre il professore.

Solo due insegnanti sono sempre riusciti a zittire totalmente – totalmente – la mia classe.

Uno è il Pachetti, l’altra è la professoressa Torricelli di latino, di cui spero di avere occasione di parlarvi, un giorno o l’altro.

Il terzo motivo. Mi sono invaghito della Storia soprattutto per il programma di quinta superiore, che di solito inizia con l’Unità d’Italia e finisce con la fine della Seconda Guerra Mondiale, anche se dovrebbe iniziare con l’età giolittiana e dovrebbe finire con la caduta del Muro di Berlino. Ma sfido qualunque insegnante di Storia a terminare il suo programma al 1989, sviluppando bene tutti i temi di storia contemporanea (così intensa, così maledettamente intensa e oscenamente bella da studiarla in tutte le sue parti più intime, quasi fosse la tua fidanzata di cui sei pazzamente infatuato).

Dopo un preambolo chilometrico arrivo al punto (la sintesi non è il mio forte, quando devo raccontare le cose che mi piacciono, s’era notato?).

Il punto è che il deputato forzitaliota Fabio Garagnani ha proposto alla Commissione Cultura una legge “per risolvere una volta per tutte il delicato problema dei testi di storia faziosi o comunque troppo influenzati da un punto di vista ideologico”.

Leggi: di sinistra. La cosa positiva è che l’onorevole Garagnani trova che “è in atto una riconsiderazione del ruolo della storia nel quadro complessivo della formazione dei giovani”. Vivaddìo. Però il Garagnani pensiero insiste: “Un manuale di storia non può essere scelto ignorando quei criteri di trasparenza e laicità che lo rendono un viatico prezioso per una cultura davvero completa del ragazzo. La storia dev’essere insegnata tenendo conto di tutti i filoni della storiografia e con grande rigore scientifico”.

Perfetto. Lo sarebbe se l’onorevole G. non ne parlasse come un sogno, come una cosa ancora da realizzare, come se tutti i volumi di storia fossero scritti da stalinisti.

Ho avuto un libro di testo che tutti dicono di sinistra (ma parecchio di sinistra) a cui faccio volentieri pubblicità perché è semplicemente perfetto: “Storia e storiografia” di Antonio Desideri e Mario Themelly, edizioni D’Anna.

Pur essendo, come pare, “parecchio di sinistra”, il mio libro di testo fornisce brani del “Mein Kampf” di Hitler, come articoli di Thomas Mann (autore de “La morte a Venezia” dichiaratamente di sinistra e antinazista), pubblica i discorsi di Benito Mussolini come le Lettere dal carcere di Antonio Gramsci e per arrivare ai nostri vicinissimi giorni, presenta articoli di Giorgio Bocca e pezzi di Ernesto Galli della Loggia, che un comunista di certo non è.

Un ragazzo, se ha la capacità e la forza di pensare, leggendo dei concetti che sono molto spesso distanti tra loro, ha la possibilità di scegliere con chi essere d’accordo.

In Germania come in Italia come in Unione Sovietica, sia pur distanti anni-luce tra loro, furono instaurati regimi totalitari e non può essere scritto diversamente e non pare possibile che venga scritto diversamente. Non pare possibile, per esempio, che non venga scritto che la Nep (Novaja Ekonomiceskaja Politika) fu sostanzialmente un passo indietro di Lenin, agente primo della Rivoluzione socialista d’Ottobre. Poi arrivò Stalin, ma lui sapeva solo ammazzare e far soffrire, esattamente come Hitler.

Che, poi, studiare il fenomeno di Hitler in tutte le sue parti sia più lugubremente affascinante è un altro discorso. Ho sempre visto una grande differenza tra Hitler e Stalin, entrambi dittatori di regimi totalitari. Hitler faceva quel che faceva (in sintesi: ammazzava) soprattutto per un’ideologia, per delle idee sbagliate dalla prima all’ultima, fra tutte quella di ritenersi superiore alle persone di religione semita. Stalin lo faceva per tenersi potere e ricchezze. E non so tra le due cose quale sia davvero meglio. Non penso si possa scegliere, no?

Ed è affascinante, quindi, studiare il morbo di Hitler, non perché ci piace l’horror, ma perché è qualcosa di più inspiegabile e quindi di più terrificante, perché chiunque da bambino ha avuto del buio e quel che non si vede e non si spiega fa solo paura.

Tramite lo studio degli errori di quel tempo in Germania (e in Italia e nell’Unione Sovietica) siamo riusciti a stilare una lista delle cose da fare e una di quelle da non fare.

Abbiamo appena passato il primo anno dopo lo sverginamento feroce dell’America, quando ci siamo svegliati tutti e sbadigliando abbiamo scoperto che la Storia non è finita nel 1946 o nel 1989, se preferite.

Siamo riusciti a passare quest’anno senza troppe teorie del “diamogli all’arabo”.

Non dico che non ce ne siano state (tutti gli immigrati in Italia, tanto per dirne una, saranno umiliati per legge, perché dovranno essere schedati con le impronte digitali), ma sinceramente credevo peggio.

Ricordiamo, per esempio, che il dopo-Torri era iniziato nel peggiore dei modi.

Il dodici settembre duemilauno, negli Stati Uniti, all’ora di pranzo, un egiziano sikh veniva ucciso a bastonate solo perché sulla testa aveva il turbante e non un cappellino dei Los Angeles Lakers.

Purtroppo noi umani abbiamo avuto sempre bisogno della febbre a quarantadue per sviluppare certi anticorpi.

Pignolo 18 settembre 2002 - Diego Pretini

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