...di Mare

 

Animal Sapiens

D’altronde lei era in casa sua. Cioè: era sul terrazzo, suo. Certo, sul terrazzo non ci sono né mura né pareti, solo ringhiere, altrimenti non si chiamerebbe terrazzo. Ma lei sul terrazzo si sentiva a casa sua, era un po’ come se si fosse sdraiata sul letto. Senza reggiseno. Sembrava una cosa normale, per lei. Nemmeno fosse stata all’undicesimo piano. Stava al secondo. Si vedeva. Chiaramente. Molto chiaramente. Lei era in topless, sul terrazzo e si vedeva – si vedeva

Di primo acchito avresti detto: esibizionista. Poi però pensavi che, su, eravamo a Missaglia, provincia di Lecco, e il mare da qui è lontano quattro, cinque, seicento chilometri. Per abbronzarsi serve il sole. Certo, questo è un sole fluviale, non è proprio la stessa cosa. Ma màs que nada, meglio di nulla.

Ma abitando al secondo piano, la donna, era obiettivo di molti occhi mascolini. Una volta ci casca l’occhio. Due volte ci inciampa. Tre volte ci si sfracella. Poi, vabbè, se per caso dovevi passare da quella zona del paese, non è che passavi dalla parallela di quella strada, sapendo che lei, in quel momento, su quel terrazzo stava…

Stanche di questo andazzo le mogli del paesino si riunirono in gruppo per decidere sul da farsi.

“Signore” iniziò una delle organizzatrici dell’assemblea delle mogli D&G, deluse e gelose “dobbiamo decidere cosa fare per salvare i nostri mariti dalla perdizione”. “E dalla perdita del lavoro” si sentì urlare dal fondo da una bionda sul soprappeso andante. “E delle mogli” tuonò un’eco che fece da miccia per un applauso, stonatamente violento per essere fatto da candide manine femminee.

E così le Tigri di Missaglia decisero che avrebbero usato qualunque arma per far smettere quella poco di buono. Vie legali, manifestazioni in piazza e, chissà, lettere minatorie, aggressioni, attentati.
Nessuno sa bene com’è andata a finire, questa storia delle mogli furenti di Missaglia.

Alcuni dicono che vinse lei, la donna del terrazzo, perché pur sempre di casa sua si stava parlando. E io in casa mia, ripeteva e si ripeteva, faccio cosa mi pare e piace.

Altri raccontano che vinsero le Tigri, dopo aver affilato per bene i loro artigli. Avevano gridato per tre mattinate di seguito alla finestra di quella “brutta sgualdrina”. Lei, per la vergogna, non capì perché tutto quel baccano fosse indirizzato a lei, che in fondo voleva prendere un po’ di sole. Decise di non mettere più piede in terrazza, se non per togliere i vasi di gerani, solo quando si scatenavano le bufere brianzole lacustri e i poveri gerani non potevano certo star lì a prendersi la broncopolmonite.

Altri ancora narrano che alla fine lei, la signorina in topless, comprò l’appartamento dell’ultimo piano, il quinto, cosicché poteva prendersi tutto il sole che voleva, in qualsiasi modo volesse. Buon viso a cattivo gioco. In fondo due tette, ripeteva e si ripeteva, si vedono ovunque, oggigiorno. Se trovassero il modo, ripeteva e si ripeteva, le farebbero vedere anche alla radio.

Ma io contro decine di altre non potevo mai farcela, ripeterà ai nipotini un giorno, perché, vedete bambini, gli adulti, più spesso dei bambini, sono codardi con i forti e coraggiosi con i deboli. E per essere coraggiosi con i deboli, pensate bambini, si mettono perfino in gruppo.

E poi dicono che non siamo animali, ripeteva e si ripeteva..

Pignolo 7 settembre 2002 - Diego Pretini

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