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Gli altri

C’è un uomo che compare in televisione intorno all’una di notte.

Quell’uomo è un giornalista, presumibilmente redattore, di quelli che lavorano come matti, ma nel nostro quadrilatero del tubo catodico non li fanno infilare quasi mai.

Quell’uomo fa l’edicola del TgUno. Cioè: legge i titoli dei giornali (tutti i giornali) che uno può comprare mezza dozzina di ore più tardi.

Tutto in quell’uomo fa vedere che sono l’una di notte. Lo sguardo a mezz’asta. I capelli brizzolati un po’ sparruccati. Occhiali da vista per vedere meglio da vicino. Entrambi gli avambracci, appoggiati sulla scrivania che ha davanti, si accostano portando giù inevitabilmente anche le spalle. Come dire: l’opposto del cliqué televisivo.

Esiste un ideale televisivo attualmente?

Sì, purtroppo. E’ quello delle veline, è quello dello spettacolo a tutti costi e della bellezza a tutti costi.

I telegiornali li presentano bionde con gli occhi azzurri e labbra carnose.

Ecco: da quel punto voltatevi di centottanta gradi e continuate dritti fino a che non finisce la strada che state percorrendo. Lì, esattamente lì, troverete Stefano Tomassini, giornalista del TgUno che fa la rassegna stampa del TgUno dell’una di notte.

L’antitelevisivo per eccellenza mi piace un sacco e lo volevo dire. Giornalisti che si occupano di giornalismo seriamente ce ne sono davvero pochi. Tomassini è uno di quelli.

Lui, tanto per dirne un’altra, parla sottovoce. Sa che è l’una, che non può mettersi a strillare perché lo spettatore (a meno che non soffra di un’insonnia schizofrenica) è assopito, rilassato, sul sofà, su una poltrona, in ogni caso assuefatto. E allora Tomassini legge i titoli dei giornali con un filo di voce, come se quasi non si volesse far sentire. Se lo vogliono sentire, bene. Altrimenti cambiano canale.

Li legge tutti, i titoli dei giornali, quelli che ha sottolineato con un pennarellone rosso prima della diretta. Sceglie dei fondi da segnalare, segnala foto da vedere. E poi non fa sentire se è di destra, di sinistra, di centro, anarchico, radicale, cattolico, sikh, cicloamatore, appassionato di bricolage. Non si sa. Dice con lo stesso identico splendido rilassante tono di voce sia “Liberazione, quotidiano del Partito della Rifondazione Comunista” sia “Il Secolo d’Italia, quotidiano di Alleanza Nazionale”. Nessuno, tranne i suoi familiari e il nostro Signore, saprà mai cosa vota Stefano Tomassini. E per un giornalista televisivo dire sottovoce qualcosa che non lo butta né di qua né di là è bellissimo.

E’ un nonno, in pigiama e pantofole, che racconta l’ultima favola prima del guanciale.

E’ un nonno che profuma ancora di dopobarba e che ci racconta di quand’era piccolo e si potevano mangiare anche le fragole.

E’ un nonno che, appena ha terminato di leggere l’ultima sillaba, si toglie gli occhiali che gli fanno le pupille il doppio più grosse e dice con la sua voce pacata e avvolgente: “Buonanotte”, spengendo l’abat-jour che ha accanto alla sedia. E non hai il coraggio di guardare un altro programma, dopo quello. E ti disgusta il fatto che dopo quella voce parta uno stupidissimo jingle della Divella che annuncia il meteo. “Buonanotte”. E devi spengere l’abat-jour catodica, altrimenti ti senti in colpa.

Vorrei tanto una televisione (e un mondo) fatto da tanti Stefano Tomassini.

I sogni son desideri. E i desideri si realizzano una volta ogni tanto. Tanto.

Pignolo 2 settembre 2002 - Diego Pretini

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