...di Mare

 

Fantasmi

Ho un problema. Non ho tribù. Sul serio. Viviamo in un periodo in cui tutto va reso categoria. Un esempio scemo: viene ucciso un uomo e come diventa il titolo del giornale? “Ucciso commercialista”. Se è commercialista. “Trovato morto macellaio”. Se è macellaio. Anche se il fatto di essere stato ammazzato non c’entra niente con il fatto di stare a una scrivania in giacca e cravatta oppure ad un banco bianco con il grembiule sporco di sangue nero.

E allora ai giornali e ai telegiornali piace rendere gamma tutto quel che vediamo. E’ un vizio di Costume e Società, per esempio, la rubrica del Tg2, ma ci cade spesso anche Studio Aperto. I giornali quasi tutti, specie i quotidiani ibridi come Repubblica (poi un giorno vi spiegherò perché è un ibrido). L’ultima pagina di cronaca nazionale è quasi sempre dedicata ad una sorta di dossier con tanto di immancabili sondaggi e statistiche. Si racconta quanto sono romantici gli italiani, quanto i danesi e quanto gli ungheresi, si descrivono i vestiti più usati nei gran galà, si parla di quanto e come mangiano gli italiani del nord, quelli del centro e quelli del sud. Magari una volta salta fuori un bellissimo pezzo sui pirati somali o un magnifico viaggio a Luxor, ma più spesso si prova a rendere categoria anche le cose più banali (tipo: come dormono gli italiani? Alcuni a pancia in su, altri in giù, altri ancora di lato. Ma va?).

E allora sul giornale di oggi si parla delle tribù dei giovani. Io, in quanto ventenne, mi ritengo tale e provo a cercare di infilarmi in una delle dieci classi che stilizza il giornale.

1. Sun Flowers.
Amano gli Oasis e Shakera. Maglie colorate per lui, stile Britney Spears per lei.
Prima della discoteca è d’obbligo l’happy hour, ad esempio da “Gusto” a Roma. Per le vacanze mete esotiche o Panarea.

2. Rasta Chic.
Trecce rasta, snikers e felpa, ma tutto griffato. “Contro” per finta.
Colonna sonora, Pink e Lauryn Hill. A Milano si incontrano nella zona di San Lorenzo.

3. Neo vintage.
Si sentono alternativi, mixano camicie della nonna e accessori trendy e hi-tech.
Si ritrovano nei concerti (di Caetano Veloso) o per un brunch. I loro modelli: i vj di Mtv

4. Game Boys.
Il senso della vita in un videogame.
Vestono comodo, vagano fra ludoteche, navigano in rete per giocare “all over the world”. E’ la tribù più transnazionale.

5. New tribe.
Professionisti palestrati, nel tempo libero o di sera mollano il blazer e sfoderano giacche di pelle, tatuaggi e Harley Davison.
Amano i pub, i raduni di moto e i rave, purché ben frequentati.

6. Post grunge.
Sono gli orfani di Kurt Cobain. Ascoltano Alanis Morissette e amano l’Inghilterra.
Il loro luogo d’elezione è il teatro alternativo ma anche il locale d’avanguardia. La discoteca? No, grazie, è di una noia mortale.

7. Fame’s Friends.
I ragazzi di Maria De Filippi. Vogliono il successo, in tv o nella moda.
“Never too late” è il loro inno di battaglia, i casting o la caccia al vip le attività predilette.

8. Young Daddies.
I nipoti degli yuppies. Giovani manager e avvocati, non escono di casa senza camicia botton down e palmare.
Passano dalla palestra al tennis alle discoteche più trendy.

9. Gli impegnati.
Dai verdi al volontariato, dagli scout ei no-global, mettono al primo posto l’impegno in funzione del prossimo e della collettività. Frequentano centri sociali, concerti e manifestazione pubbliche.

10. Neo punk.
Sono più legati alla moda che a un’idea e adattano l’hip-hop a uno stile punteggiante.
I veri eredi degli anarchici anni ’70 sono i punkabbestia: vivono in strada facendo collette, si portano dietro cani e intere cucciolate.

Ora: sì, è vero esistono dei miei coevi che si avvicinano spesso a quei tipi descritti. Ma ho qualche riserva.

Primo: innanzitutto non ho mai visto i “Game Boys”. Sarà perché stanno tutto il giorno a giocare in casa.

Secondo: per fortuna non ho ancora sentito nessuno (tranne delle ottenni e delle novenni con al seguito genitori spossati dal loro tirar di manica) che sogna di diventare un ragazzo di Saranno Famosi. Se Dio vuole per ora si applaude soltanto, senza emularli o tentare di emularli, quelli che sono usciti da quella scuola. Che sono bravi, per carità, a ballare, recitare e a cantare, ma li trovo troppo costruiti e lontani anni-luce dall’arte, vera e propria, del ballo, della recitazione, del canto.

Terzo: conosco uno che ha i rasta, fa volontariato (con Emergency), odia i vestiti firmati, detesta le discoteche e adora i pub. Come lo classifico

Quarto: io mi annoio con gli Oasis e Shakira, non ho trecce rasta, il mio modello è esattamente “non essere” come i vj di Mtv, ho un solo videogioco (masterizzato e già vecchio di due anni), non ho tatuaggi e delle Harley Davidson me ne frega quanto della vita di Pippo Baudo e della Borsa, mi piace l’Inghilterra ma dei Nirvana (e di Cobain) ho solo sentito dire, i ragazzi di Maria De Filippi mi sembrano alieni, il tennis mi piace in televisione (perché gli sport li seguo quasi tutti tranne quelli motorizzati), mi piacciono le camice ma a mamma no quindi a volte mi tocca mettermi maglie girocollo, vado ai concerti e penso che vivere sotto un tetto, anziché per strada, sia stato il primo obiettivo che si è prefissato l’uomo quando è comparso sulla Terra, quando ancora somigliava ad un gibbone, e per questo trovo insensato vivere senza una casa.

Questo non vuol dire che non esisto, vero?

Pignolo 29 agosto 2002 - Diego Pretini

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