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Sperando in una bufala

Sono notizie strane, che vengono fuori durante il giorno quando le edizioni dei quotidiani sono lontane. E vengono fuori in luoghi privi di possibilità di edizioni straordinarie dei telegiornali.

Appena entrato nella mia cabina dello stabilimento balneare, sento con un orecchio che si parla di televisione, di un personaggio della televisione. Si dice di qualcuno che “ha finito da poco il suo spettacolo”.

Esco dalla cabina e le tre donne che stanno parlando hanno tutte una faccia tristissima. Parlano di angiomi, problemi all’intestino. Una cinquantenne tinta di biondo si pavoneggia di averlo saputo da un avvocato di Viareggio. Ma lì per lì non ci faccio caso, mi avvio agli asciugamani.

Dopo, mentre gioco, come al solito, a briscola, arriva un mio amico trafelato che chiede “La volete una brutta notizia?”. E noi, annoiati: “Sì”. “E’ morto Panariello”. Pare fosse malato al fegato, si parla di un tumore fulmineo, di un’operazione non andata a buon fine. Si parla di un male durato quindici giorni e finito con l’obbiettivo di ogni male. Il male eterno.

Sento un tuffo al cuore.

Il primo pensiero era che la persona più impensabile da immaginare morta.

Il secondo è banale: se ne vanno troppo presto quelli meriterebbero di vivere per secoli.

Il terzo è che la vita è più veloce di noi a scappare e va presa al volo, in ogni momento.

Il quarto è che è stato splendido non dire ancora nulla al telegiornale di questa sera (22 agosto).

Il quinto è che per quindici giorni non si è saputo nulla e, nell’era in cui Charlton Heston ha pubblicamente annunciato alla Cnn di soffrire del morbo di Alzheimer, questo è solo un merito.

Ho due paure, alternative purtroppo.

Ho paura che sia tutto vero e di aver perso un uomo genuino, che si è conquistato il successo dopo anni di gavetta e soprattutto toscano (che per me è un po’ il sunto di tutti i complimenti che si possono fare).

L’altra paura è che sia tutto falso, che sia una bufala cresciuta a causa del passaparola, una delle malattie più contagiose nel mondo. Negli anni ’50 Orson Welles annunciò alla radio che erano sbarcati sulla Terra i marziani. La sua voce risuonò nelle case americane e tutti (o quasi tutti) non poterono fare altro che crederci, visto che la radio era “il” mezzo di comunicazione.

Se Panariello se n’è andato, se n’è andata la parte migliore della comicità italiana, quella semplice e terra-terra e soprattutto non volgare. Giorgio Panariello era uno di noi e la banalità e la scontatezza di questa frase non deve valere per lui.

Pignolo 23 agosto 2002 - Diego Pretini

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