...di Mare

 

Pervertiti

Per trovarne dieci, a volte, richiamiamo amici che non sentiamo da mesi.

Dice: bell’amico.

Quando ti serve, lo richiami, dopo mesi di silenzio. Ma il fine giustifica tutto.

Quando dici a quell’amico che non senti da mesi: “La faresti una calcettata, stasera?”.

Lui potrà anche esitare per qualche centesimo di secondo, ma se non gli muore a momenti il gatto e se non sviene appena risponde al telefono, stai sicuro che dice di sì.

Poi telefoni al club dei campetti.

All’otto di sera trovi posto solo se ti vendi interamente al titolare del club oppure se prenoti l’anno prima.

Alle nove trovi già qualche posticino, ma solo se qualcuno ha disdetto l’appuntamento giusto quaranta secondi prima.

Alle dieci trovi posto quasi sempre, basta che tu telefoni.

Poi trovi la giornata bastarda. Hai già chiamato tutt’e dieci i componenti della partita. Telefoni ai campetti e cosa succede?

Non c’è posto né alle nove né alle dieci e figurarsi all’otto.

E allora l’idea folle, uno scatto di pazzia, un fulmine di schizofrenia, una saetta di malattia mentale.

“All’undici c’è mica posto?”.

Loro dicono sì, non hanno problemi. Qualche mugugno all’interno dei dieci giocatori c’è sempre. C’è chi, sorridendo, dice: “Per me va bene, però facciamoci vedere da uno bravo, ragazzi”.

Poi ci sono quelli più negativi, che molto spesso sono quelli che hanno sempre sonno e non hanno voglia di fare nulla, mai.

Io un amico così ce l’ho, si chiama Luca.

Quando prenotammo una calcettata alle undici di sera e lui non voleva giocare in nessun caso, iniziò a ridere. Risi anch’io. Soprattutto dopo che disse: “All’undici? Giocare all’undici, ragazzi, è roba da pervertiti”.

Io giocai. Lui no. E sono convinto che avesse ragione lui.

Però, il solo motivo per cui giocai, e giocherei ancora una volta, a quell’ora è che, nonostante siamo tutti degli inetti del gioco del pallone, ci piace farlo e ci divertiamo a farlo.

Il 7 settembre prossimo la nazionale italiana di calcio (ancora con Trapattoni ma senza più Maldini né Pizzul) giocherà la prima partita per qualificarsi agli Europei del 2004 in Portogallo. Giocherà a Baku, capitale dell’Azerbaigian, che so dov’è tanto quanto scrivere il suo nome senza guardare sull’atlante.

Giocherà alle 11 di sera. Laggiù. Qui saranno le otto. Perché di televisori in Azerbaigian ce ne sono un milione e seicento mila. Qui in Italia gli abbonamenti (non i televisori: gli abbonamenti; c’è anche chi non lo fa) sono sedici milioni e fischia. E allora si gioca alle undici di sera perché gli italiani (tutti gli italiani, quanti più italiani possibile, mio dio) possano vedere la nazionale italiana di calcio giocare a pallone contro la nazionale dell’Azerbaigian.

Giocare alle diciannove italiane (le ventidue laggiù) poteva bastare, dite? Ma credete che un’inserzione pubblicitaria televisiva delle venti e cinquanta (intervallo di Azerbaigian-Italia) sia uguale a una delle diciannove e cinquanta?

Il campionato di calcio di serie A, considerato a torto il più bello del mondo e a ragione il più difficile del mondo, molto probabilmente non inizierà come previsto il primo di settembre.

Inizierà l’undici, un giorno in cui dovremmo tutti fermarci e pensare che, in fondo, i soldi sono solo la cornice di questo nostro immenso viaggio che parte dalla stazione che chiamano Placenta e arriva alla stazione che chiamano Polvere.

Inizierà l’undici di settembre, il campionato di calcio, perché otto squadre sono senza contratto televisivo né con Telepiù né con Stream. E per questo non vogliono giocare. Le televisioni pagano poco, le società (quelle otto) chiedono troppo, per i diritti.

A volte scatto di rabbia e mi chiedo perché non vadano tutti a fare a quel Paese. Altre volte mi siedo, leggo, sospiro, sorrido e mi viene da dire: roba da pervertiti.

Pignolo 21 agosto 2002 - Diego Pretini

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