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Brain-work

Mio zio Orestino ha gli stessi anni di Karol Woityla, è un ‘20. Non è proprio mio zio, a dir la verità; è lo zio di mio padre, ma visto che di zii veri ce ne ho solo uno, gli zii di babbo e mamma li considero come miei.

Ha 82 anni e i capelli tutti di neve li dimostrano tutti. Ha lo sguardo perennemente assonnato, ma, stai sicuro, nota tutto, vede tutto e lo analizza. Ha la faccia quasi menefreghista, di uno che sta lì perché ce l’hanno messo e a letto come si stava meglio. Eppure sa perfettamente cosa sta succedendo e molto spesso anche perché. Sembra un vecchio leone, che si mette lì sdraiato, al sole, a godersi il calore e lascia cacciare, giocare e correre i più giovani, sorridendo quando commettono degli errori, come dire “L’ho fatto anch’io”.

E’ stato un partigiano convintissimo e ha sempre votato Pci e poi Pds e poi Ds. E’ sempre stato fedele alla linea del partito, anche se questo ultimo annacquamento dei D’Alema e dei Fassino non gli deve essere piaciuto molto. Non lo ammetterà mai, ma questo partito gli sta piacendo sempre meno. All’ultima Festa dell’Unità, qui a Livorno, lo zio Orestino ha seguito l’incontro con Massimo D’Alema. A metà si è alzato e se n’è andato. Non aveva sonno, non era annoiato, non gli scappava di fare nulla. Gli sembrava di ascoltare qualcun altro, non uno che si ritiene di sinistra.

Questo per presentare l’uomo.

Lo zio è uno saggio, l’ho sempre visto come uno che legge tutto, che sa tutto e che sa subito cosa pensa esattamente su quell’argomento (il che, pensateci, non è facilissimo).

Parlavamo, qualche tempo fa, dopo pranzo. Mi racconta spesso di quando era giovane. Quasi mai della guerra, come i luoghi comuni ci raccontano sui nonni e gli zii di quella generazione. Mi racconta di quando era giovane, di quando c’era ancora l’acqua nel botro a Salviano, di quando ci faceva il bagno, perfino. “E ora – mi raccontava – ci hanno trovato i gamberi”. E lo diceva ancora sorridendo a dire “robe dell’altro mondo”.

Dopo aver mangiato un wafer e aver dato una sorsata al caffè (“non lo bevi? Male, fa digerire e pulisce la bocca”) prosegue: “Questa continua ribellione della natura fa pensare. I gamberi nei fossi di campagna, i granchi nei fiumi. L’uomo ha sempre creduto di fare quello che gli pare, nel mondo, di avere il pieno potere del pianeta. Non è così: e da queste piccole cose lo si vede”. Il telecomando del mondo, l’uomo, non ce l’ha.

Perché mi è venuta a mente questa discussione?

A vedere il telegiornale. Il tempaccio ovunque in Italia, in Europa, in Asia e un servizio sul Papa che, sofferente, ingobbito e spettinato, mi ha fatto tanta pena, mentre diceva che con la guerra non si arriverà mai alla pace (e si riferiva al conflitto israelo-palestinese).

Cosa c’entra?

La prima c’entra con la ribellione della natura, quello che, pacatamente come al solito, mi diceva lo zio Orestino.

La seconda cosa c’entra perché la brillantezza, la lucidità, la saggezza che continua a resistere nei neuroni di Giovanni Paolo II, come in quelli dello zio Orestino, mi dà un senso di felicità. Il corpo che si piega sempre di più come un volume di storia mai aperto, la mano che trema e rende tutto più difficile agli occhi già deboli che per leggere quel foglio mai fermo devono fare gli straordinari. Eppure il cervello è come quello di trent’anni fa, forse migliore, forse più saggio.

Mi ha ricordato lo zio Orestino. Il cervello è la cosa più bella che abbiamo, noi esseri umani. E’ la cosa che ci distingue dal resto degli esseri viventi. Ma vallo a spiegare ai signori della televisione e ai signori dei concorsi di bellezza, eventi, quest’ultimi, che ho sempre detestato e deriso.

Sono odioso, lo so.

Pignolo 17 agosto 2002 - Diego Pretini

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